Il mattino
Il mattino non è un concetto
o un intervallo di tempo
Il mattino è una vibrazione
Una frequenza della luce
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Il mattino
Il mattino non è un concetto
o un intervallo di tempo
Il mattino è una vibrazione
Una frequenza della luce
.
Sei arrivata in un giorno d'estate. Sei arrivata in un giorno d'estate mentre tutto era calmo. Sei entrata nella mia vita quando non avevo aspettative. Sei arrivata in un giorno in cui guardavo il mare. Egli era il riflesso d'un cielo arancione che calava e moriva nel mare. Sei arrivata mentre tutto era buio. Il cielo stellato era l'unica fonte di luce nell'oscurità. Come la mia coscienza, sola nel vuoto. Sei arrivata in un giorno d'estate, mentre ero sulla spiaggia per un giorno intero a contemplare la mia solitudine. Sei passata e fissandomi mi hai acceso. Mi hai colpito al cuore. Hai illuminato ogni parte di me. Sei arrivata in un giorno d'estate e da allora mai più sei andata via.
Ernest Roris
Per Te
Amo la gente innamorata
innamorata di una persona,
di un'idea, del proprio lavoro.
Del talento che si porta dentro
da quand'era bambina.
Amo la gente innamorata
perché viaggia sollevata da terra
E galleggia in una nuvola di luce
fatta di stelle ed arcobaleni.
e vede scintillare l'intera materia cosmica
e se ci stai a parlare oltre alle parole
ti accorgi di quanto le brillano gli occhi
e così pure i gesti, e perfino il loro silenzio
è luminescente come un astro
o un campo di grano a maggio.
Pulsa la luce di mille lucciole
nei polsi sottili, nelle sue azzurre vene.
.
Ascoltare il mare...
È un dialogo
È un monologo
È imparare il tuo silenzio
È silenziare la mente
È arricchimento, è vedersi allo specchio
è accarezzare chi sei stato
via via nel tempo. Crescendo.
È ritrovare un amico.
È il passato che torna come marea di ricordi
e risate antiche di chi hai perso
che ti risuonano in testa come un concerto.
Tu davanti al mare.
La musica che sei.
La voce che ascolti con devozione.
Le onde delle domande di cui risuoni
e che ti tengono in vita
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GOLDEN HOUR
La sensazione del Domani
L'evocazione del Domani
Il pensiero che sta dietro
la parola Domani
È un mare agitato illuminato da una calda luce laterale.
E una nuvola indefinibile che in silenzio scivola via, lungo il pendio della nostra attenzione.
È un restare soprapensiero, nell'ora d'oro.
Accorgersi di mettere a fuoco soltanto il lontano.
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Di draghi, mostri, incubi
e altre verità.
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Dialogo trasfigurato di un'anamnesi
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Ci fu un tempo, qui sulla terra, in cui ci parlavamo a cuore aperto. Senza limiti, per il puro piacere di scoprire la nostra empatia.
Tu eri Tu, nella forma più intera, in cui una persona può essere presente. Nella libertà più totale, mi parlavi di te. Io ero io, nella mia totale verità esistenziale, ti davo me stesso come raramente mi è capitato. La verità di cui splendavamo era la nostra dimensione originaria, il nostro nucleo, e noi l'avevamo presa a chiamare "anima" com'è giusto e come merita.
Era un lusso il nostro.
Era il nostro privilegio. Parlarsi da anima ad anima, senza il problema di rinvenire convenienze, di cercare favori o utilità.
Senza cadere nel chiacchiericcio in cui vivono, per la maggior parte del tempo, gli esseri umani .
Eravamo diversi, perchè ci guidava la nostra energia originaria.
I bambini che siamo, di fronte alla vita e alle sue mille domande, avevano diritto di parola e si guardavano fino in fondo, al fondo dell'anima e del tempo e delle infanzie da cui provenivamo.
E ci parlavamo spesso la notte, quando la verità degli esseri, si manifesta al massimo del proprio potenziale. Quei bambini smarriti che siamo, prendevano la parola.
Parlavano, respiravano, si abbracciavano.
Poi è venuto il tempo della finzione, delle maschere, dell'essere mondani.
Il tempo in cui darci un contegno. Il tempo dei limiti. Il tempo della malattia degli adulti, guidati da quel disvalore che chiamano "convenienza", " interesse", quel veleno che intossica tutti i rapporti.
Abbiamo cessato di essere veri.
Abbiamo abbracciato la religione del mondo, rinunciando allo splendore delle persone nude che eravamo e che siamo, per indossare i grigi abiti della finzione.
Poi, all'improvviso, ieri, torniamo a parlarci dal profondo e tu mi dici, dopo molte notizie inessenziali, una cosa importante.
La cosa più importante che tu mi abbia mai detto da quando ci siamo allontanati.
Credi di soffrire di depressione.
C'è qualcosa che di tanto in tanto, torna a galla dalle tue profondità, e ti dice che non sei felice, e che non è certo per i soldi che mancano o per difficoltà materiali.
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Ci penso. Ci penso tanto a questo che mi dici. Ci penso, a tal punto, che scavo nel passato e in tutto ciò che di te, mi hai raccontato nel tempo.
Unisco i punti, traccio le linee, collego tutti i momenti in cui sei andata in crisi, e scorgo il contorno di un Drago.
Ritrovo, ogni momento in cui mi hai detto che qualcosa di oscuro tornava a fissarti, a guardarti la notte. Ripenso agli incubi che un tempo mi hai raccontato...
Lo sai che si impara molto dagli incubi...
Quei punti, li unisco ai segnali che mi mandi ora.
Vedo il drago e tutti i momenti in cui ha paralizzato i tuoi giorni.
C'è un problema di fondo - vorrei dirti - tu oggi non sei felice.
Hai conosciuto solo sprazzi di un bagliore che hai chiamato sbrigativamente "amore".
E oggi lo senti, lo avverti che ti sei probabilmente sbagliata.
Tu non c'eri. Non c'eri del tutto. Mancava sempre qualcosa.
E oggi mi stai raccontando la stessa cosa.
Oggi che c'è un uomo che sbandiera ai quattro venti, il suo svenevole amore per te, tu lo avverti distintamente.
C'è qualcosa che non va.
Non funziona ingannarsi. Non funziona raccontarsi una verità che non regge.
E allora mi parli di depressione.
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Sai cos'è? Io da fuori, lo vedo meglio.
È uno scollamento. Una crepa. Un lembo di te che non aderisce più all'idea che per mesi ti sei raccontata.
La Depressione è quel drago che in silenzio attraversa le notti, e ti attende al varco.
Dopo mesi, dopo anni, ti viene a chiedere il conto. Oggi cominci a sentirlo che c'è più di qualcosa che scricchiola, che ruggisce in silenzio dentro i tuoi giorni.
Non sei felice. E non lo sei, perchè non ti senti completamente te stessa in quello che fai. C'è uno scarto essenziale. Esistenziale.
Ti ho già detto, con dei messaggi, cosa sia per me la depressione.
È avvertire un "disancoramento", qualcosa che ti stacca dalla Vita. Che ti paralizza, alla lunga. Avverti, percepisci, ausculti.
Sinistri suoni provengono dalla tua vita.
Qualcosa stride. Si crea una distanza con tutto ciò che fai. Con tutte le persone che credi di amare o che credono di amarti.
Il problema è che in quegli involucri che loro credono di stringere e abbracciare, tu non ci stai tutta. Non aderisci già più a quelle pelli che il serpente perde per strada.
Tu sei già altrove. Loro vedono solo ciò che è già passato. Non vedono già più tutto quello che sei oggi.
Vedono soltanto la fettina che fa più comodo alle loro illusioni, alla loro voglia di recintarti, di delimitarti.
Tu sei materia liquida. Sfuggi, ti allarghi, evadi, segui direzioni che ti portano altrove.
Non stai nel recinto. Sei altro.
Ecco perchè senti il distacco. Ecco perchè sei già un passo avanti, dentro ogni rapporto che instauri.
Loro, ti cercano al vecchio indirizzo.
Tu sei già lontana. È questo lo stacco, il divario. Lo scollamento.
Chiaro che i rapporti non funzionano.
Finchè non porti tutta te stessa, finchè non lavori per impadronirti di tutta la persona che sei, non funzionerà nessun rapporto.
Avvertirai sempre il lugubre suono del Drago che la notte ti insegue, e che di giorno, ovunque ti trovi, ti fa fermare a pensare, a perdifiato, fissando dal finestrino della metro o del treno in corsa, il tuo cammino passato e il paesaggio del tuo presente.
Non si fugge. Non si sfugge, finchè non ti sentirai risolta come persona.
Tu oggi non lo sei. Stai solo rincorrendo la persona che diventerai, ma non c'è armonia, nè pace, sul fondo della tua anima.
Ecco perchè oggi hai usato quella parola: "depressione".
Avverti che non è questo il tuo posto nel mondo. Che non c'è persona adatta che, da fuori, riesca a sistemare i tuoi guasti.
E arrivi a sentire perfino, quanto sia inadeguato quell'uomo, che pretende di rinchiuderti nell'immagine che di te si è costruita.
Non sei pronta. Non sei interamente te stessa. Non hai raggiunto quel punto che unico, potrà darti la svolta che cerchi.
Impadronirti di te stessa, volerti bene e incollare di nuovo tutte le parti.
Te lo ricordi che mi dicevi?
"Forse non sono pronta per nessuna relazione finchè non faccio i conti con me stessa"
In quella frase c'è tutta la verità che ti serve per la tua prossima vita. Una vita che finalmente potrà fare a meno di draghi e di mostri, di incubi e di quel vago senso di vuoto che talvolta ti prende, ogni volta che pensi di essere felice.
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Croci
Tornando a casa
percorrevo la strada costiera.
Quella che da Positano
riconduce alla sommità
della penisola sorrentina.
E di tanto in tanto,
mi apparivano su in alto,
proprio in cima alla scogliera
le croci poste in vetta,
a scandire i punti più alti
della parete rocciosa.
Pure sulle isolette, appena al largo
altre croci.
Sotto... in basso, il mare
riverberante dei colori del tramonto.
Guidavo lungo i tanti tornanti
La radio al minimo.
E pensavo, a quanti rapporti persi
smarriti evaporati...
La Vita ha più croci di un cimitero
La Vita di tutti, cosi
piena di croci.
Le croci di tutti i rapporti finiti
nel silenzio.
Gli amori spezzati.
Gli amori soffocati nella polvere.
Le amicizie
apparentemente indissolubili
spentesi come sigarette.
Anche i rapporti familiari esausti.
Rapporti rassegnati, sfibrati
irrigiditi come fossili.
Persone perdute nel proprio orgoglio.
Persone allontanatesi per convenienza.
Conoscenze mai evolutesi.
Sintonie spezzate in un momento
o in pochi giorni o in mesi o in anni.
croci
c r o c i
c r o c i
T a n t e c r o c i
[ k ]
.
Scrivere è elevarsi
Alzarsi in piedi. Sollevarsi da terra
per costruire il proprio sguardo cosciente
sul mondo e sugli altri.
Edificare un tempio alla propria identità
Alla propria umanità. Al proprio sentire.
Scrivere
è costruire se stessi, giorno per giorno
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