Schiavi dell’immagine
So già per cosa verrò preso a causa delle mie parole, ma comunque vorrei invitarvi a riflettere su qualcosa:
brucia una cattedrale, ve la fanno vedere in diretta, raccogliendo pure i filmati fatti dall’ultimo dei cellulari, varie angolazioni, telecronaca a colonna sonora del tutto.
Reazioni.
I principali media organizzano speciali convocando esperti, facendo collegamenti audio-video internazionali, ore di programmazione rivista alla luce dell’evento.
Sui social tutti si scatenano pubblicando fotografie, mettendo lacrime condensate in parole da definire al minimo esasperate.
Allora a questo punto uno potrebbe dire “ Embè?”
Embè, sto cazzo.
Forse quando pensate alla definizione “Grande Fratello”, molti penseranno a tette e culi posti su corpi di gente senza arte ne parte, altri evocheranno l’immaginario sempre meno visionario di Orwell,
ma di fatto per arrivare alle estreme conseguenze orwelliane, da qualche parte bisogna partire, da qualche parte bisogna cominciare ad educare il popolo democratico.
Dove voglio arrivare?
Ore di dirette, chilometri di parole scritte, speciali,
per una vecchia, antica cattedrale patrimonio culturale del mondo.
Migliaia,
dico migliaia
tra bambini, donne, vecchi, ragazzi e uomini
hanno trovato la morte
nello stesso mare in cui
sfilate le infradito
rinfreschiamo i nostri piedi.
Tutto questo da anni.
Tutto questo riassunto in poche ore di trasmissioni televisive
in brevi servizi giornalistici che lasciano subito il passo
ad uno speciale,
paradosso,
magari sul salone del gusto.
In tutto questo
praticamente nessuno o quasi,
esprime qualcosa.
Questa è la forma della manipolazione a cui aderiamo
sentendoci in qualche modo anche superiori
perché abbiamo a cuore la nostra cultura.
Sì, forse a questo modo saremo anche superiori,
ma di sicuro in alcuna scala umana.
Buon rincoglionimento a tutti.
I.S.A.










