L’ultima via che segnava il confine tra il paese e la campagna, è ancora oggi il confine tra Porto Recanati e Loreto, tra Macerata e Ancona. A destra e a sinistra di questa via, i numeri civici delle case riportano nomi differenti. Da una parte Via Montarice e dall’altra Via Grotte.
Questo fatto di per se abbastanza singolare, non ha però creato divisioni tra i cosiddetti “Grottaroli“, i quali invece hanno da sempre costituito una comunità affiatata, in qualche modo equidistante sia da Porto Recanati che da Loreto.
Ed è proprio in questa realtà che ho vissuto tutta la mia gioventù, della quale conserverò per sempre dei bellissimi ricordi.
Tonino Guazzaroni da bambino alle Grotte
In poco più di cento metri di strada, tra la fine degli anni ’60 e gli inizi degli anni’70, c’erano due Negozi di alimentari, una Pensione, una Pizzeria nata dove prima ci fu un’Officina che lavorava per le Ferrovie, un Sale Tabacchi, una Falegnameria, una Chiesa con annesso il campetto di calcio e la gancia per le bocce, una Barbieria semi abusiva, un Bar, una Cantina, un Mattatoio, una Ditta di Scavi, un fabbro e molta speranza! C’erano anche due o tre piccole fattorie, affettuosamente chiamate “Cuntadì“.
Quegli anni furono caratterizzati da una grandissima voglia di fare.
Non c’era casa, garage o scantinato dove non ci fosse una qualche attività “artigianale”, non sempre, diciamolo pure, in regola! Erano gli anni del peltro, delle corone, delle tomaie, del mastice puzzolente, dei tacchi, delle piastre e dei componenti elettronici. Quasi tutti alle Grotte avevano, l’orto, le galline, i conigli. Facevano la conserva, il vino e qualcuno che aveva il maiale anche la pista!
Gli orti di cui parlo nel racconto
Il turismo di massa iniziava a muovere i primi passi e alcune donne lavavano a mano, a casa, in grandi “mastelle” di zinco, le lenzuola di ricambio degli Alberghi di Porto Recanati, trasportandoli avanti e indietro col ” Cariolo”. C’era pure una Famiglia specializzata nella costruzione di corde per le reti dei pescherecci: attività svolta regolarmente per la via, lungo la strada e la cosa era del tutto normale!
Il Boom Economico era partito e tutti in un modo o nell’altro ne fummo coinvolti. In quegli anni venne costruita l’autostrada A14, venne potenziata la rete elettrica, vennero costruiti i primi grandi palazzi e i mezzi meccanici presero il posto dei buoi nelle campagne.
Noi ragazzi ci trovammo a essere immersi in questo straordinario periodo di transizione. Da una parte i nostri nonni che guardavano con sospetto al futuro e dall’altra i nostri genitori che finalmente vedevano concretizzarsi la possibilità di migliorare le loro e le nostre vite.
Mio nonno al quale volevo molto bene!
A poco più di venti anni dalla fine della guerra, i ricordi erano ancora vivi e i racconti di quando era passato il fronte, dei tedeschi e dei polacchi erano all’ordine del giorno. Noi bambini, ipnotizzati, sognavamo ingenuamente carri armarti, aerei, mitragliatrici e fucili come se la guerra fosse stata un gioco bellissimo al quale “purtroppo” non avevamo potuto partecipare!
Insieme ad amici con la maglietta originale yuppidù!
A quel tempo tutti giocavamo all’aperto, grandi e piccoli. I grandi ci tramandavano i loro giochi anche se qualche volta dovevamo sottostare un po’ alle loro angherie, in verità mai troppo pesanti. Ci insegnavano a fare le fionde, gli archi e le frecce, a prendere le ranocchie, le lucertole e gli uccelletti. Tutto era sempre imprescindibile dalla natura e dalla campagna. Era normalissimo mangiare rane, lumache o anguille catturate qua e là!
Mia nonna e mia sorella che fanno le corone.. parliamo degli anni 70
Ogni stagione caratterizzava in modo diverso il nostro tempo libero che in effetti, dopo la scuola non era poco, visto che i compiti si facevano sempre molto alla svelta o anche per niente. E poi le biciclette scassate, gli aquiloni fatti con la carta velina che non volavano mai, le canne da pesca di bambù e le partite a pallone fino a non reggersi più in piedi. Però il sogno più grande era quello di poter andare a caccia come gli uomini grandi. Non so come e perché, ma alle Grotte quasi tutti erano cacciatori. Eravamo sicuramente più poveri, molte case non avevano il bagno né i termosifoni.
Gli Americani sbarcavano sulla Luna e la nostra via non era ancora asfaltata e non aveva i lampioni…
Poi in poco tempo tutto prese un’accelerazione impressionante, molte cose cambiarono per sempre, altre vennero definitivamente cancellate. Ma finché qualcuno le ricorderà, finché qualcuno troverà un po’ di tempo per raccontarle, se ci sarà chi le vorrà ascoltare, il nostro passato, la nostra piccola storia non morirà.
[box type=”note” align=”aligncenter” width=”450″ ]Qui si vede pure come nella nuova numerazione civica manchi il nome della Via, Montarice appunto! Qualcuno ha messo il nuovo numero spostato per lasciare in vista ” Montarice”. Curioso no?[/box]
LA NOSTRA PICCOLA STORIA di Tonino Guazzaroni LA NOSTRA PICCOLA STORIA L'ultima via che segnava il confine tra il paese e la campagna, è ancora oggi il confine tra…