Ai telegiornali mandano in onda un servizio su "aggressione omofoba". Il fratello dà una lezione alla sorella "lesbica" perché è fidanzata con una ragazza. La partner in questione "sta diventando uomo". La mia domanda è: porcodio?
E facciamo un passetto in più: se andiamo a leggere la notizia dell'ansa, là usano quasi consistentemente pronomi maschili e il nome Ciro (nonostante piacevoli espressioni come "il compagno è rimasto ferita"). Ovviamente c'è l'immancabile commento del parroco, che parla di due ragazze anche se "[sapeva] della scelta di Ciro, che [rispetta]" (e sul prete fermiamoci qua, che forse è meglio).
Poi ampliamo gli sguardi, e andiamo a leggere la notizia in altri siti e giornali. Il corriere della sera stupisce, ne parla poco ma usa consistentemente i pronomi maschili. Il messaggero non ci prova neanche. La maggior parte non scrive neanche il nome di sto ragazzo, che diventa "l'amica". Forse il dettaglio più sconvolgente è che sta ragazza (Maria Paola, la vittima) sembra avere un'età variabile: secondo alcuni era 18enne, secondo altri 20enne, secondo altri ancora 22enne, con un caso isolato (e quindi non statisticamente rilevante) in cui era 25enne.
Lo stato del giornalismo italiano fa schifo. E ce ne stiamo accorgendo sempre di più. Dall'esposizione mediatica sproporzionata data all'estrema destra. Dai servizi antiscientifici. Dal panico che hanno causato all'inizio della pandemia.
Il lavoro del giornalista è importante. Possiamo, per favore, assumere qualcuno che lo sappia fare davvero?















