Mosna Church, Romania (by Daniel Engelvin)

seen from United States
seen from China

seen from Maldives
seen from United States

seen from Israel
seen from Norway
seen from United States

seen from United States

seen from Australia
seen from United States

seen from United States
seen from United States
seen from China
seen from Sweden

seen from United States

seen from United States

seen from Malaysia

seen from United States

seen from United States
seen from United States
Mosna Church, Romania (by Daniel Engelvin)
Lorenzetti: la vera vittoria è saper lavorare in squadra
Lorenzetti: la vera vittoria è saper lavorare in squadra
Vincere? Perdere? La nostra società purtroppo ci ha educati a catalogare dentro queste due categorie i successi o gli insuccessi delle nostre azioni. Ma ciò che si può chiamare davvero successo è il fatto che, nel raggiungere un obiettivo, un gruppo di persone si trasforma in una vera e propria squadra. Parole di Angelo Lorenzetti, numero uno del Volley Trentino che per una sera si è trasformato…
View On WordPress
Castle in Moszna, Poland,
#mosna #kid www.ghebosuflorin.info
Il Presidente di Lega Pallavolo Diego Mosna presenta la riforma della SuperLega
Il Presidente di Lega Pallavolo Diego Mosna presenta la riforma della SuperLega
Dal TG Sport di RAI 2: il Presidente Mosna presenta la riforma del campionato di Serie A http://www.volleyball.it https://www.facebook.com/Volleyball.it http… Video Rating: 0 / 5
View On WordPress
Chi tocca il debito muore
Volano gli stracci in questa ultima settimana di campagna elettorale. Questa volta però al centro della contesa c’è una questione davvero concreta e cruciale per il nostro futuro: il debito provinciale. Va dato atto a Diego Mosna di aver colto il momento giusto per sollevare il tappeto e per cercare di individuare la polvere nascosta. Esiste per davvero un debito accumulato dall’ente pubblico e dalle società partecipate? Oppure sono soltanto investimenti? Qualcuno parla di due miliardi di euro, altri invece che si tratta di cifre più basse e comunque percentualmente esigue rispetto al debito di altri enti locali o dello Stato.
Ciò che sconcerta sono le furibonde reazioni di Dellai e di Rossi. Si può dire tutto all’imprenditore baffone ma non di essere completamente ignorante rispetto a questa materia: il bilancio di un’azienda privata è diverso da quello della Provincia ma le regole economiche e finanziarie sottostanti sono sempre quelle. Perché quando si parla di debito Dellai comincia ad urlare e a dare in escandescenza? Perché pure il pacato Rossi sembra perdere le staffe? Evidentemente siamo di fronte a un decisivo nodo politico. Che c’entrino il ritiro di Pacher e l’imposizione delle “primarie degli assessori”? Questo desiderio di assoluta continuità – anche nelle persone – con la giunta precedente, può essere legato al problema del debito? In caso di vittoria dunque vedremo la composizione del nuovo “governo”.
Intanto il Griso continua la sua marcia presentandosi come “uomo qualunque” che capisce che cosa significa la crisi economica e che si muove come “uno di noi”. La sua strategia è molto accorta e la pretesa di presentarsi come vittima (della magistratura, dei poteri forti, dello stesso Dellai) può fare breccia in un elettorato democristiano di destra che è sempre esistito. Se in questi ultimi giorni continuerà così, alternando populismo e temi concreti, alla fine il distacco con Rossi si ridurrà in modo significativo.
Prima gli italiani!
La Lega sembra davvero a corto di slogan. Non sa più come mobilitare i suoi elettori, se non alimentando la solita presunta contrapposizione con gli stranieri. Dalla “Padania cristiana mai musulmana” siamo passati all’alleanza elettorale con i “Cattolici europei”, gruppo semisconosciuto, probabilmente un fossile di un’altra età politica (ed ecclesiale). Adesso che anche Magdi Cristiano Allam (ve lo ricordate l’ex editorialista del Corriere, battezzato da Papa Ratzinger e poi scivolato su posizioni sempre più integraliste) è uscito dalla chiesa cattolica perché giudicata troppo aperta e accogliente verso i migranti, la Lega punta sugli aspetti economici. Basta ideologie. Parliamo di soldi. Ed ecco la solita polemica, smentita oramai più volte a suon di dati ufficiali, secondo cui uno straniero in Trentino prenderebbe dalla provincia 1500 euro al mese senza fare nulla. Fatto non vero perché la grandissima parte dei sussidi viene data ai trentini, perché i controlli sulla condizione economica reale sono ferrei, perché in fondo si tratta di cifre abbastanza basse. Ma la storia del “prima i trentini” è purtroppo trasversale. Pure Mosna ne ha accennato e la candidata del PATT Sonia Leonardi (compagna di partito dell’assessore alla solidarietà Lia Beltrami) dichiara: “i trentini prima di tutto”. C’è però un alieno a cui probabilmente andrebbe tolto l’appannaggio: non è una novità che l’ex senatore Enzo Erminio Boso percepisca più di 3000 euro al mese come vitalizio di parlamentare. Si potrebbe dire “prima noi di Boso!” che tra l’altro è pure candidato a queste elezioni provinciali. Le ultime sue vergognose affermazioni riguardavano la gioia da lui provata nel vedere affondare in mare un barcone di migranti: oggi, dopo la strage di Lampedusa, sarà felicissimo. In ambienti leghisti questa gente alla Boso non solo non è stata cacciata ma viene esaltata come simbolo di una politica concreta e determinata, anche se volgare e rozza. Prima gli italiani, i padani o i trentini? Decidetevi. Ma prima dovrebbe venire sempre il senso di umanità.
Mosna: che cosa c’è sotto i baffi?
Come Sansone traeva la sua forza dai capelli, così Diego Mosna la prende dai suoi baffi. Gli evidenti Mustacchi gli danno energia e il piglio dell’imprenditore turbo-liberista, almeno a parole (poi i contributi provinciali fanno comodo anche a lui). Vuole trasformare la Provincia in un’azienda, con le tipiche regole capitalistiche e manageriali all’insegna di un benevolo paternalismo nel rapporto tra il padrone (meglio patron, come dice Mosna) e i suoi sottoposti. La sua presentazione ricorda qualcuno. Lui scende in campo per spirito di servizio, per dare una mano alla sua comunità. Aveva altre idee: “Il progetto che avrei voluto è andare in vacanza per un lungo periodo e recuperare le ferie vecchie”. Prenoterà i viaggi dopo il 27 ottobre, sempre che non diventi Presidente. Alternative non ci sono: o vince o niente. Alta politica. Che poi si traduce in idee programmatiche piuttosto scontate che, accanto a promesse già sentite come quella della sburocratizzazione degli enti pubblici, propongono slogan truculenti come quello del “patto di sangue” con i piccoli imprenditori per la crescita. Intanto il patto di sangue lo ha fatto con il Griso, alias Silvano Grisenti, benché Mosna dica che lui “Non partecipa neppure alle riunioni della nostra cabina di regia della coalizione”. Già, ma qual è la coalizione del baffo? Lui vuole solo liste trentine, che siano espressione del territorio. Tradotto: non vuole simboli che richiamino partiti nazionali. La Lega vorrebbe unirsi a lui ma non può rinunciare allo spadone di Giussano. Le affinità ci sono tutte. Ecco la ricetta di Mosna per affrontare la crisi economica: “dobbiamo pensare prima ai trentini”. Il problema sono i soldi stanziati per la cooperazione internazionale, le agevolazioni vere o presunte per gli stranieri e aggiungerei la presenza di trentini che osano criticare, visto che Grisenti ha auspicato l’espulsione di Roberto De Laurentis che “non è degno di restare nel nostro territorio”.
Sotto i baffi di Mosna non c’è niente. Dobbiamo però essere sinceri: siamo riusciti a fotografarlo senza baffi. Ecco un uomo normale, magari pure affidabile. Non il grande fratello che veglia con il suo enorme faccione sui piccoli candidati come si vede nell’inquietante immagine che si vede sulla pagina ufficiale di Progetto Trentino. Mosna senza baffi è un po' come Berlusconi senza lifting. Che cosa rimane?