a breve sarà tenuto a decidere in merito all'approvazione dell'articolo 13, che recepisce la direttiva 2010/63/UE sull’uso di animali negli esperimenti scientifici.
Lo scorso 31 Luglio, infatti, la Camera ha approvato l’art. 13 del ddl S. 587, presentato come C. 1326, per il recepimento della Direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 settembre 2010, detta anche “Direttiva Vivisezione”, sull’uso di animali negli esperimenti.
Vorrei, in questa sede, chiederle, per i motivi che esporrò, che vengano mantenuti e semmai rafforzati i commi che restringono l'utilizzo di animali nei test.
Innanzitutto, a livello legislativo, il comma 2, più volte citato negli ordini del giorno della Camera, che recita:
"Nell'attuazione dei principi e criteri direttivi di cui al comma 1, il Governo è tenuto a rispettare gli obblighi che derivano da legislazioni o farmacopee nazionali, europee o internazionali".
non è in alcun modo in contrasto con i precedenti commi più restrittivi sulla sperimentazione animale, dato che gli unici obblighi che la direttiva 2010/63/UE (articolo 2, comma 2) impone agli Stati membri sono quelli di non vietare l'importazione di animali da altre Nazioni e di non ostacolare l’immissione sul mercato di prodotti derivanti dall’uso di test su animali conformi alla stessa direttiva; obblighi che l'articolo 13 non scalfisce in alcun modo.
Per questo motivo le chiedo di approvare integralmente l'articolo 13, compresi i commi più restrittivi, dato che non sussiste alcun motivo legislativo per non farlo.
Le ricordo, in aggiunta, che sempre più persone in Italia si oppongono alla sperimentazione animale (l’87% secondo i dati Eurispes 2013), così come sempre più articoli vengono pubblicati su riviste scientifiche come il British Medical Journal, JAMA, Nature, International Journal of Medical Sciences, Science, PNAS, che ribadiscono la mancanza di predittività del modello animale.
Tenendo conto delle conoscenze che ci derivano dalla biologia evolutiva dello sviluppo, dalla genetica, dalla teoria della complessità, dall’epigenetica e dalla genomica comparativa, possiamo ben affermare che gli animali sono sistemi complessi, costituiti da molti componenti raggruppati in moduli, i quali interagiscono tra di loro e hanno proprietà emergenti derivanti dalle interazioni tra le parti.
Pertanto, nonostante esistano somiglianze e processi evolutivamente conservati tra le specie, queste stesse similarità sono influenzate da vari fattori, diversi per ciascuna specie e persino per ciascun individuo della stessa specie. Ciò non permette dunque una corretta estrapolazione dei risultati dall’animale all’uomo.
Infatti, il 92% dei farmaci che passano i test su animali non passa i test clinici sull’uomo [dati FDA] e gli animali falliscono nell’81% dei casi nel rilevare gravi reazioni avverse ai farmaci, nonostante vengano loro somministrate dosi elevate e per lunghi periodi, proprio allo scopo di far emergere anche i potenziali effetti collaterali rari [van Meer PJ et al. Regul Toxicol Pharmacol. 2012 Dec;64(3):345-9.].
In aggiunta, secondo le recenti scoperte, “i modelli animali di funzioni geniche e di malattie umane non possono fornire informazioni adeguate, in particolare per la rapida evoluzione di geni e sistemi” [Lynch VJ. Yale J Biol Med. 2009 Jun;82(2):53-66.] e “non ci si può aspettare che la ricerca sugli animali geneticamente modificati rechi alcun contributo ad una nuova strategia terapeutica nel prossimo futuro” [Stingl et al. ALTEX 2009; 26(1): 41-51.]. Infatti, nonostante possano esservi alcune somiglianze, i geni, le proteine, le interazioni proteina-proteina, l’espressione e la regolazione dei geni variano con la specie presa in esame.
Tenendo conto di tutto ciò, Le chiedo di dare il suo appoggio ai miglioramenti emersi grazie ai commi più stringenti in tema di esperimenti su animali, che vietano test che non utilizzino anestesia, gli xenotrapianti, la sperimentazione per le sostanze d'abuso, l'uso di animali nella didattica e l'allevamento di cani, gatti e primati per questi fini. Infatti, qualsiasi sperimentazione che voglia conservare almeno un minimo di umanità NECESSITA l’utilizzo di anestesia. Inoltre, le definizioni di “lieve” e “forte” lascerebbero troppo spazio alle interpretazioni, portando a condurre esperimenti lesivi senza anestesia, falsando ulteriormente i risultati già poco predittivi dell’animale.
Gli xenotrapianti sono risultati pericolosi per la salute umana; ricordiamo la prova eseguita nel 1992 da Starzl e colleghi, che ha comportato per il paziente: ingrossamento del fegato ad una dimensione che superava il doppio di quella iniziale, infezioni, emorragie gastrointestinali, insufficienza renale, dipendenza da dialisi, tossicità multipla da farmaci, perdita improvvisa delle maggiori funzioni del sistema nervoso, emorragia subaracnoidea e morte.
In aggiunta, nel Regno Unito, un documento ufficiale che il candidato al trapianto doveva sottoscrivere recitava: “Mi impegno a non avere figli… a sottopormi al monitoraggio delle Autorità… a fornire i nomi dei miei partner sessuali e conviventi… ad accettare il confinamento in caso di epidemia”. Questo perché gli xenotrapianti potrebbero scatenare gravi epidemie dovute ai virus latenti nell’animale che non sono individuabili prima del passaggio nella specie umana, e che acquistano nuova virulenza a causa degli immunosoppressori usati nel trapianto. Perchè mai aspettare che ciò accada, quando potremmo vietare questo tipo di sperimentazione, nella tutela della salute e dell'incolumità dei cittadini?
Per quanto riguarda le sostanze d’abuso, questi test sono perfettamente inutili, in quanto gli animali reagiscono ad esse in modo diverso. Non a caso, già dal 1929, grazie all’epidemiologia, si conosceva la correlazione tra fumo di sigaretta e cancro ai polmoni, ma si sono dovute effettuare infinite prove prima di riuscire a riprodurre su di una specie animale un risultato simile a quello umano (e soltanto in tempi recenti). Questo ha comportato la morte di migliaia di persone inconsapevoli del rischio che correvano: vogliamo dunque ripetere lo stesso errore?
Per quanto concerne invece la sperimentazione didattica su animali, associazioni come InterNICHE e I-Care Italia si preoccupano di munire le facoltà degli strumenti per effettuare modalità di insegnamento che non includano attività o interventi di sperimentazione animale, tra l’altro già previste per gli studenti che fanno obiezione di coscienza a questo tipo di esperimenti. In aggiunta, utilizzare animali nella didattica prevede costi che vanno a influire sulle spese pubbliche. In questo clima di crisi, perché non tagliare laddove, come appena dimostrato, si può fare a meno senza compromettere la qualità della preparazione degli studenti?
Infine, considerando le varie critiche che il modello animale sta subendo a livello scientifico, per esempio quelle dello studio recentemente pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences e ripreso anche dal New York Times che mettono in dubbio il valore del topo nello studio delle principali malattie umane, non è improbabile pensare che l’utilizzo di animali sia destinato a durare ancora poco.
Perché dunque concedere l’apertura di allevamenti di cani e primati, quando probabilmente il tempo per renderli operativi coinciderà con la dismissione di questa pratica?
La ringrazio della sua attenzione e, con la convinzione che farà la scelta giusta, le auguro una buona giornata.
Distinti Saluti