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Resilienza europea.
Next Generation EU: il Recovery Fund
Il Recovery Fund (pronunc. /fand/, non /faund/), il cui nome ufficiale è Next Generation EU, è il piano per la ripresa economica dell’Unione Europea, pesantemente colpita dall’epidemia di Covid-19.
Questo piano è stato sicuramente uno degli argomenti più caldi e dibattuti dell’ultimo periodo. Come tutte le politiche europee è frutto di complesse trattative tra gli Stati membri, ed è un pacchetto di 750 miliardi di euro di aiuti - tra prestiti e sovvenzioni - distribuiti ai vari paesi.
Ma procediamo con ordine.
LE ORIGINI
L’epidemia del virus Covid-19 ha colto di sorpresa fondamentalmente chiunque, nell’Unione Europea, ma non ha colpito i paesi in modo uguale. L’Italia, in particolare, è stata lo Stato colpito più duramente e per primo. E la risposta europea è stata gestita disastrosamente.
Nei mesi cruciali dell’epidemia, quando gli ospedali erano pieni e la situazione critica, l'Italia ha chiesto aiuti e forniture all'Unione Europea per poter rimanere a galla. Ma siccome l’ombra inquietante del Coronavirus si stava avvicinando a grande velocità ovunque in Europa, gli Stati sono corsi ad accaparrarsi gli strumenti sanitari ognuno per sé, lasciando fondamentalmente ciascuno Stato al suo destino. E poiché il governo dell’Unione vedeva il Coronavirus come un problema lontano, a fine marzo la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen bollò le richieste di aiuto italiano come “...non necessarie, uno slogan”. Nessuno ha risposto al grido di aiuto dell’Italia. E così è scoppiata la bomba in Europa.
Le feroci proteste italiane (e non solo, altri paesi come Spagna e Portogallo hanno avanzato le stesse richieste) hanno dato uno scossone alla politica dell'Unione Europea, e sottolineato l’importanza di una risposta congiunta a una crisi di dimensioni epocali. Nei mesi successivi, infatti, la von der Leyen, d'accordo con Germania e Francia, ha intavolato svariate discussioni tra politici europei e i vari capi di Stato, per stilare un pacchetto di aiuti verso gli Stati membri che potesse soddisfare le richieste e le necessità di ciascuno di essi. Insomma, un'impresa titanica che ha necessitato di mesi di trattative, soprattutto per un motivo: all'interno dell'Unione Europea, ci sono tante idee e altrettante necessità diverse.
I LITIGI
Consci del fatto che un disastro di tali proporzioni per l'economia italiana sarebbe stato un disastro per l'economia europea, e che l'incapacità di agire dell'Unione sarebbe stata disastrosa per l'Italia, l'Asse Franco-Tedesco si è fatto promotore, insieme alla von der Leyen, di trovare un accordo sul pacchetto di aiuti.
Tuttavia, mentre gli Stati del sud chiedevano aiuti economici a fondo perduto (anche a causa del fortissimo debito che questi Stati hanno nei loro bilanci), i Paesi Frugali lamentavano come questo tipo di aiuti sarebbe stato pagato con i soldi dei contribuenti olandesi, svedesi, danesi, austriaci e finlandesi; avrebbero preferito, quindi, che questi soldi fossero prestati - e non regalati.
Così, mentre i Paesi Frugali accusavano i Paesi del Sud di essere inaffidabili nella gestione economica degli aiuti - e i Paesi del Sud accusavano i Paesi Frugali di strozzinaggio in un momento di massima emergenza, l'asse Franco-Tedesco e le istituzioni europee cercavano di mediare le due posizioni.
E in tutto questo marasma, è sbucato un altro problema: già da anni, ma soprattutto durante gli ultimi mesi, i paesi del Gruppo di Visegrad (soprattutto Ungheria e Polonia) stavano virando verso politiche interne sempre meno democratiche. E mentre i Paesi Frugali chiedevano che ci fosse una clausola sul rispetto dello stato di diritto per ricevere i fondi europei, l'Ungheria e la Polonia accusavano l'Unione di voler interferire con le loro leggi.
Ma l’Unione Europea altro non è che un insieme di accordi e compromessi tra gli stati; e così, per mesi, tra innumerevoli proposte, litigi e dibattiti, si è cercato un accordo comune.
Riunione della Commissione tra la von der Leyen e i capi di governo europei
L’ACCORDO
Il 21 luglio, dopo 4 giorni di durissime trattative e un summit di più di 90 ore (il più lungo della storia Europea), è venuto alla luce il piano di aiuti alle economia europee: il Recovery Fund, frutto del miglior compromesso possibile al momento.
In un'ottica di un bilancio Europeo totale di 1825 miliardi per gli anni 2021-2027, il piano Next Generation EU prevede 750 miliardi di aiuti agli Stati. Questi 750 mld sono divisi in 390 mld di sussidi a fondo perduto, e 360 mld di prestiti. Per finanziare un progetto enorme come questo, l'Unione Europea può emettere titoli comuni sui mercati finanziari, i cosiddetti Recovery Bond, facendosene garante e togliendo la responsabilità ai singoli Stati; per la prima volta dunque è prevista una forma di condivisione del debito.
La Commissione Europea diventa così l'attore principale della politica finanziaria dell'Unione Europea: è infatti quest’organo ad avere il controllo sostanziale sulla distribuzione degli aiuti, come se fosse una tesoreria Europea.
Le proposte di tasse europee, tuttavia, sono state quasi tutte bocciate; l'unica sopravvissuta è una tassa sulla plastica monouso, l'unica fonte diretta di denaro dell'Unione. Tutto il resto del bilancio, infatti, è dato dai contributi che i singoli Stati versano nelle casse europee.
Tra i compromessi accettati per raggiungere l’accordo, a favore dei Paesi del Sud è stato deciso che i sussidi a fondo perduto sarebbero stati la metà circa del totale, a favore dei Paesi Frugali sono stati concessi dei rebates, ovvero degli sconti sulla somma che avrebbero dovuto versare nel fondo, e a favore del Gruppo di Visegrad è stata tolta la clausola sullo stato di diritto.
Un altro scontro molto duro tra il Primo Ministro olandese Rutte ed il Presidente del Consiglio italiano Conte è stato il cosiddetto super-freno: i Paesi Frugali chiedevano che le erogazioni delle risorse del fondo potessero essere bloccate dal veto di un singolo paese, condizione giudicata inaccettabile dai Paesi del Sud. Il compromesso raggiunto è stato che ogni Stato membro dovrà presentare un piano economico di utilizzo delle risorse, che sarà poi approvato dal Consiglio Europeo; a valutare il rispetto degli obiettivi sarà il Comitato Economico dell'Unione, anche se in via eccezionale i singoli paesi potranno fare richiesta al consiglio di controllare meglio la gestione dei fondi.
IL FUTURO
L'Italia è lo stato che riceverà la percentuale maggiore di fondi europei: 209 miliardi, 82 di sussidi e 127 di prestiti, ovvero più del 27% dell'intero piano.
Il pacchetto UE, comprensivo di Recovery Fund e bilancio settennale, deve ancora essere varato sia dall'Europarlamento sia dei parlamenti nazionali, ma, secondo il progetto, gli aiuti dovrebbero essere disponibili già all'inizio del 2021.
Si dichiarano soddisfatti praticamente tutti i capi di governo degli Stati europei, il presidente della Commissione Europea von der Leyen ed il Presidente del Consiglio Europeo Michel. Meno soddisfatti i vari partiti euroscettici d'Europa, come la Lega, la AfD tedesca e il PVV olandese, molto critici sia sulla provenienza dei fondi, sia sul loro utilizzo.
Ursula von der Leyen e Charles Michel festeggiano l'accordo sul RF
Il piano Next Generation EU è uno dei piani più grandi e ambiziosi mai varati nella storia non solo europea, ma dell'umanità intera. Il fondo per la ripresa sarà uno strumento indispensabile per gli Stati membri nei mesi e anni successivi a questa crisi, in modo da rimettere in piedi le loro economie e farle ripartire. Da questo accordo ne esce tuttavia un'idea di Europa come collezione di Stati, ognuno dei quali intenzionato a portare avanti i propri interessi, piuttosto che un progetto europeo congiunto e basato sulla condivisione di obiettivi comuni.
Solo la storia ci farà sapere quali saranno gli effetti di una misura così enorme sul futuro dell'Unione.
Disposti a tutto, per 209 miliardi.
Commenti a caldo.
MILANO. Schlein, Ue chiamata a sfida esistenziale se non vuole essere schiacciata
‘Se non saprà rilanciarsi è destinata all’irrilevanza’ (ANSA) – MILANO, 01 FEB – “La distanza tra le due sponde dell’Atlantico non è mai stata così ampia e l’Unione europea è chiamata davvero a una sfida esistenziale. Se non saprà rilanciarsi con coraggio, è condannata all’irrilevanza, ad essere schiacciata fuori dalle carte geografiche”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, chiudendo…
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PNRR - Una sfida vinta a Solbiate Olona
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è lo strumento che traccia gli obiettivi, le riforme e gli investimenti che l’Italia intende realizzare grazie all’utilizzo dei fondi europei di Next Generation EU e rendere l’Italia un Paese più equo, verde e inclusivo, con un’economia più competitiva, dinamica e innovativa. Il PNRR annovera tre priorità trasversali condivise a livello europeo (digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale). La Missione 1 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza si pone l’obiettivo di dare un impulso decisivo al rilancio della competitività e della produttività del Sistema Paese. Per una sfida di questa entità è necessario un intervento profondo, che agisca su più elementi chiave del nostro sistema economico: la connettività per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni, una PA moderna e alleata dei cittadini e del sistema produttivo e la valorizzazione del patrimonio culturale e turistico. Lo sforzo di digitalizzazione e innovazione è centrale in questa Missione, ma riguarda trasversalmente anche tutte le altre.
Di seguito i Fondi ricevuti dal nostro Comune relativamente alla Missione: M1 - Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo per un totale di 393.680,87€
Componente: M1C1 - Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA
Investimento: 1.2 - Abilitazione al cloud per le PA locali
Intervento: 1.2 - Abilitazione al cloud per le PA locali 121.992,00 €
Investimento: 1.3 - Dati e interoperabilità
Intervento: 1.3.1 - Piattaforma Digitale Nazionale Dati ANNCSU 4.326,40 €
Intervento: 1.3.1 - Piattaforma Digitale Nazionale Dati 20.344,00 €
Investimento: 1.4 - Servizi digitali e esperienza dei cittadini
Intervento: 1.4.1 - Esperienza dei cittadini - Miglioramento della qualità e dell'utilizzabilità dei servizi pubblici digitali 155.234,00 €
Intervento: 1.4.3 - Rafforzamento dell'adozione dei servizi della piattaforma PagoPA e dell'applicazione "IO" 24.853,00 €
Intervento: 1.4.3 - Rafforzamento dell'adozione dei servizi della piattaforma PagoPA e dell'applicazione "IO" 3.087,00 €
Intervento: 1.4.4 - Rafforzamento dell'adozione delle piattaforme nazionali di identità digitale (SPID, CIE) e dell'Anagrafe nazionale (ANPR) 14.000,00 €
Intervento: 1.4.4 - Estensione dell’utilizzo dell’Anagrafe nazionale digitale (ANPR) – Adesione allo Stato Civile Digitale (ANSC) 8.979,20 €
Intervento: 1.4.5 - Digitalizzazione degli avvisi pubblici 32.589,00 €
Investimento: 2.2 - Task Force digitalizzazione, monitoraggio e performance
Intervento: 2.2.3 - Digitalizzazione delle procedure (SUAP & SUE) 8.276,27 €
Ringraziamo l'Ufficio Tecnico e tutte le persone che ne hanno permesso la realizzazione
FONTE: https://www.comune.solbiateolona.va.it/it/news/pnrr?type=1
El alcalde de Finestrat visita las obras del elevador que enlazará la Plaça de la Unió Europea con la parte más alta del casco histórico
Las obras del elevador al Castell de Finestrat marchan a muy buen ritmo. Allí estuvo el alcalde, Juanfran Pérez Llorca, junto al equipo municipal de Urbanismo y de la empresa adjudicataria de esta actuación. “Hoy estamos viendo la evolución de las obras que conseguimos de fondos europeos Next Generation EU. Es el elevador al Castell, una obra que permitirá la accesibilidad desde la Plaça de la…
Il FUTURO DELL’ITALIA CON IL PNRR
Il PNRR non è un programma di spesa ma un progetto per raggiungere risultati e obiettivi: una leva economica per realizzare riforme necessarie per il Paese. L’Italia dovrà gestire 222,1 mld di euro fino al 2026 e predisporre interventi su lavoro, digitalizzazione, transizione green, mobilità, trasporti, istruzione e formazione per donne e giovani.
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La soglia di povertà in Italia dal 3,3% nel 2005 è passata al 7,7% nel 2019 con un picco del 9,4% nel 2020. Il Paese con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dovrà intervenire su lavoro, digitalizzazione, transizione verde, mobilità, trasporti, istruzione, formazione, inserimento al lavoro di donne e giovani, dove l’occupazione femminile è al 53,8% contro una media europea del 67,3%. Tra le missioni del Piano ci sono l’inclusione sociale, la coesione e la sostenibilità per attuare riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno.