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The Next GenerationEU Check-Up: Is the $800 Billion Recovery Fund Actually Delivering Growth and Resilience? Focus: Accountability and impact of the post-pandemic stimulus package.
Assessing the Growth Dividend: Macro-Fiscal Impacts of the NextGenerationEU Recovery Fund on GDP Trajectories and Output Gaps The NextGenerationEU program represents an unprecedented fiscal impulse designed to accelerate post-pandemic recovery, modernize the EU’s economic base, and enhance resilience to future shocks. This analysis synthesizes contemporary macroeconomic theory, empirical growth…
L'endorsement di Lagarde e la svolta fiscale dell'Italia
Il percorso oltre la Procedura per Deficit Eccessivo, un segnale da Francoforte - Interpretare la prospettiva positiva della BCE. Le recenti dichiarazioni della Presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, che promuovono i "significativi sforzi di bilancio" dell'Italia, rappresentano molto più di un semplice attestato di cortesia diplomatica. In un momento cruciale per l'economia italiana, queste parole costituiscono un segnale calcolato e strategico, inviato dalla massima autorità monetaria dell'Eurozona. L'endorsement di Lagarde giunge in un contesto di fondamentale importanza: proprio mentre l'Italia entra formalmente in una nuova Procedura per Deficit Eccessivo (PDE) dopo la sospensione delle regole fiscali europee nel periodo post-pandemico. Questo voto di fiducia serve a mitigare la potenziale ansia dei mercati finanziari, che spesso accompagna l'avvio di tali procedure, specialmente per un paese con un debito pubblico elevato come l'Italia. L'intervento della Presidente della BCE può essere interpretato come una mossa preventiva volta a garantire la stabilità finanziaria e a sostenere l'efficace trasmissione della politica monetaria. Storicamente, l'annuncio di una PDE per un paese ad alto debito può innescare volatilità, portando a un allargamento dello spread tra i titoli di Stato italiani (BTP) e quelli tedeschi (Bund). Un differenziale più ampio non solo aumenta i costi di finanziamento per lo Stato italiano, ma può anche generare una frammentazione finanziaria all'interno dell'Eurozona, complicando l'attuazione di una politica monetaria unica. Approvando pubblicamente gli "sforzi" dell'Italia, Lagarde fornisce agli investitori una narrazione positiva, segnalando che il percorso di risanamento del paese è considerato credibile. Ciò riduce il rischio percepito, contribuisce a contenere lo spread e assicura che la politica monetaria della BCE si trasmetta efficacemente all'economia italiana. Inoltre, il rispetto delle raccomandazioni fiscali dell'UE è una precondizione per l'accesso a meccanismi di supporto della BCE come il Transmission Protection Instrument (TPI), uno scudo anti-spread attivabile in caso di future turbolenze di mercato. L'osservazione di Lagarde, quindi, non è una semplice constatazione, ma uno strumento attivo di politica monetaria e di stabilità finanziaria. Questo rapporto intende andare oltre i titoli di giornale per fornire un esame approfondito della situazione. Verranno analizzati in dettaglio i meccanismi del nuovo quadro fiscale dell'Unione Europea, i dati che delineano le opportunità di bilancio dell'Italia, la credibilità della strategia di consolidamento settennale del governo e le potenziali conseguenze economiche e di mercato di questo percorso. Infine, si esamineranno le questioni strutturali di fondo che la sola politica di bilancio non può risolvere, ma che sono cruciali per il futuro a lungo termine del paese. Un'analisi approfondita della Procedura per Deficit Eccessivo La Procedura per Deficit Eccessivo (PDE) è il principale strumento di governance economica dell'Unione Europea per garantire la disciplina di bilancio degli Stati membri. Il suo funzionamento è regolato dall'articolo 126 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea (TFUE) e dalle norme del Patto di Stabilità e Crescita (PSC). La procedura viene attivata quando un paese non rispetta uno o entrambi i criteri di Maastricht, che costituiscono i pilastri della stabilità fiscale dell'Eurozona: - Un disavanzo di bilancio (o deficit) che non deve superare il 3% del Prodotto Interno Lordo (PIL). - Un debito pubblico che non deve superare il 60% del PIL o, se superiore, deve ridursi a un ritmo adeguato verso tale soglia. L'Italia, con un deficit ben al di sopra del 3% e un debito superiore al 130% del PIL, ha violato entrambi i parametri, rendendo inevitabile l'apertura della procedura. L'iter della Procedura per Deficit Eccessivo segue un percorso ben definito, volto a guidare lo Stato membro verso il rientro dai conti pubblici. Le fasi principali sono: - Avvio: Il processo inizia con una relazione della Commissione Europea che constata il mancato rispetto dei criteri. Sulla base di questa relazione, il Consiglio dell'Unione Europea adotta una decisione che apre formalmente la PDE. Per l'Italia e altri sei Stati membri, questo passo è stato ufficializzato nel "Pacchetto di Primavera" del semestre europeo, pubblicato a giugno 2024. - Braccio Correttivo: Una volta avviata la procedura, il paese entra nel cosiddetto "braccio correttivo" del Patto di Stabilità e Crescita. Il Consiglio, su proposta della Commissione, emette una raccomandazione formale che stabilisce la traiettoria di correzione e le scadenze per riportare il deficit al di sotto della soglia del 3%. - Piano Nazionale: Lo Stato membro è tenuto a presentare un piano strutturale di bilancio a medio termine che illustri in dettaglio le misure correttive che intende adottare per conformarsi alle raccomandazioni. L'Italia dovrà presentare il suo piano entro il 20 settembre 2024. - Monitoraggio e Sanzioni: La Commissione e il Consiglio monitorano attentamente l'attuazione del piano. In caso di inadempienza, possono essere adottate misure crescenti, che vanno dalla richiesta di informazioni supplementari alla revisione delle politiche di prestito da parte della Banca Europea per gli Investimenti (BEI), fino all'imposizione di un deposito infruttifero e, in ultima istanza, a sanzioni pecuniarie (multe). Il quadro normativo attuale è il risultato di una significativa riforma del Patto di Stabilità e Crescita, entrata in vigore ad aprile 2024. Questa evoluzione rappresenta un cambiamento di paradigma rispetto all'approccio precedente, spesso criticato per la sua rigidità e per il rischio di imporre politiche di austerità pro-cicliche. L'innovazione chiave è l'introduzione di percorsi di aggiustamento di medio termine, specifici per ogni paese, che tengono conto delle diverse situazioni di partenza. L'elemento più rilevante per l'Italia è la possibilità di estendere il periodo di aggiustamento standard di quattro anni fino a un massimo di sette anni. Questa estensione non è automatica, ma è subordinata all'impegno del paese a realizzare un pacchetto credibile di riforme e investimenti volti a rafforzare la crescita potenziale e la sostenibilità del debito. L'Italia ha esplicitamente richiesto e si prevede che otterrà questo percorso settennale, che costituisce un pilastro fondamentale della sua strategia di risanamento. Questa riforma segna un passaggio da un'austerità rigida e potenzialmente controproducente a un quadro più pragmatico che lega il consolidamento fiscale alle riforme strutturali. Le esperienze passate, in particolare durante la crisi del debito sovrano, hanno dimostrato che un risanamento troppo rapido e basato solo su tagli può deprimere la crescita, peggiorando paradossalmente i rapporti di debito e deficit sul PIL. La creazione del fondo Next Generation EU e dei Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha introdotto una nuova logica: utilizzare fondi comuni europei per finanziare riforme e investimenti nazionali che aumentino la crescita potenziale. Il nuovo Patto di Stabilità si fonda su questa stessa logica. Consentendo un percorso di aggiustamento più graduale in cambio di riforme, incentiva paesi come l'Italia a concentrarsi sulla qualità del risanamento, non solo sulla sua entità quantitativa. In questo modo, il PNRR si trasforma da strumento di ripresa a sé stante a parte integrante della strategia di sostenibilità fiscale a lungo termine dell'Italia. Una sua efficace attuazione non è più solo una questione di ricevere fondi europei, ma diventa la chiave per ottenere un percorso di consolidamento più gestibile nell'ambito della PDE. Anatomia di un'economia ad alto deficit e alto debito L'apertura della Procedura per Deficit Eccessivo nei confronti dell'Italia è stata una conseguenza diretta e inevitabile dei dati di finanza pubblica registrati nel 2023. Un'analisi dettagliata rivela la portata della sfida: - Deficit: L'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche nel 2023 si è attestato al 7,2% del PIL, un valore più che doppio rispetto alla soglia del 3% fissata dai trattati europei. Questo dato è stato pesantemente influenzato dalla contabilizzazione dei crediti d'imposta legati agli incentivi per le ristrutturazioni edilizie, in particolare il "Superbonus", che ha agito come un massiccio stimolo fiscale i cui costi si stanno ora manifestando pienamente nei conti pubblici. - Debito: Il rapporto tra debito pubblico e PIL si è attestato al 134,8% alla fine del 2023. Le proiezioni indicano un lieve aumento al 135,3% nel 2024, con una tendenza a crescere ulteriormente nel medio termine, prima di iniziare una discesa. Questa dinamica è frenata dall'impatto di cassa dei crediti fiscali edilizi, che si manifesterà negli anni a venire, mettendo sotto pressione il fabbisogno dello Stato. - Crescita: Nonostante le vulnerabilità fiscali, l'economia italiana ha mostrato una certa resilienza. Il PIL è cresciuto dello 0,7% nel 2023, e le previsioni per il 2024 indicano una crescita simile. Questa performance, sebbene modesta, ha permesso all'Italia di superare la Germania, che ha registrato una contrazione, ma rimane inferiore a quella di altri partner come la Spagna. Il Superbonus, concepito come misura per stimolare l'economia durante la fase acuta della pandemia, ha generato una significativa eredità fiscale. L'impatto di cassa di questi crediti, che verranno compensati con le imposte dovute dai contribuenti nei prossimi anni, implica che il rapporto debito/PIL faticherà a scendere nel medio termine, anche in presenza di un avanzo primario. Questo "vento contrario" strutturale rende l'impegno del governo per il consolidamento fiscale ancora più impegnativo, poiché dovrà generare un surplus primario non solo per coprire la spesa per interessi, ma anche per compensare l'aumento del debito derivante da decisioni politiche passate. Per contestualizzare la posizione dell'Italia, è utile confrontare i suoi principali indicatori macroeconomici con quelli dei maggiori partner dell'Eurozona. Sebbene l'elevato livello del debito pubblico rappresenti un'anomalia italiana, il problema del deficit è condiviso anche da altre grandi economie, come la Francia. Tabella 1: Dashboard Macroeconomico Comparativo (2023-2024) IndicatoreItaliaGermaniaFranciaSpagnaArea EuroCrescita PIL (2023)0,7%-0,3%0,7%2,5%0,4%Crescita PIL (2024F)0,7%0,4%0,1%2,6%0,9%Deficit/PIL (2023)-7,2%-2,8%-5,8%-3,4%-3,1%Debito/PIL (2023)134,8,53,01,8,4% Fonti: Elaborazione basata su dati Istat, Eurostat e Commissione Europea La tabella evidenzia come il deficit italiano del 2023 sia il più alto tra le grandi economie, ma anche la Francia si trovi significativamente al di sopra della soglia del 3%. Sul fronte del debito, invece, il dato italiano rimane il secondo più elevato dell'Eurozona dopo la Grecia, distanziando nettamente gli altri grandi paesi. Questo quadro complesso richiede un'analisi sfumata, che riconosca le sfide comuni ma anche le vulnerabilità specifiche dell'Italia. Valutare il percorso di aggiustamento dell'Italia Il percorso di risanamento che attende l'Italia è impegnativo ma chiaramente definito. Le indicazioni preliminari suggeriscono la necessità di un aggiustamento strutturale di bilancio pari a 0,6 punti percentuali di PIL all'anno per un periodo di sette anni. In termini assoluti, questo si traduce in uno sforzo di consolidamento annuale stimato tra i 10 e i 12 miliardi di euro. Questo sforzo dovrà essere realizzato attraverso una combinazione di aumenti delle entrate e, soprattutto, di razionalizzazione della spesa pubblica. La strategia del governo italiano per affrontare questa sfida è delineata nei più recenti documenti di programmazione economica e nelle leggi di bilancio. L'approccio mira a conciliare il rigore fiscale richiesto dalle norme europee con il sostegno ai redditi e alla crescita. Tra le misure principali figurano: - Sostegno ai redditi: La conferma strutturale del taglio del cuneo fiscale e contributivo per i lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi e la riforma degli scaglioni IRPEF, che accorpa le prime due aliquote, rappresentano le misure cardine. Queste politiche, pur avendo un costo significativo per le casse dello Stato, sono considerate essenziali per sostenere il potere d'acquisto delle famiglie e stimolare i consumi. - Orientamento restrittivo: Nonostante le misure espansive, l'orientamento complessivo della politica di bilancio è diventato più restrittivo. I documenti programmatici prevedono una graduale ma decisa riduzione del rapporto deficit/PIL, con l'obiettivo di scendere sotto la soglia del 3% entro il 2026. Questo risultato sarà raggiunto attraverso un aumento progressivo dell'avanzo primario (il saldo di bilancio al netto della spesa per interessi), che dovrebbe raggiungere l'1,5% del PIL entro la fine del triennio 2025-2027. La questione cruciale è se questo percorso di consolidamento sia sostenibile senza soffocare la fragile ripresa economica del paese. Un risanamento troppo brusco in un contesto di crescita debole potrebbe rivelarsi controproducente. Per valutare la fattibilità del piano, è essenziale confrontare gli obiettivi del governo con le previsioni di crescita formulate dalle principali istituzioni economiche nazionali e internazionali. Tabella 2: Previsioni Economiche Consolidate per l'Italia (2024-2027) Indicatore (% del PIL se non diversamente specificato)Fonte2024202520262027Crescita PIL (%)Commissione UE0,7%0,7%0,9%-FMI0,4%0,5%0,8%-Istat0,5%0,6%0,8%-Deficit/PILCommissione UE-4,4%-3,3%-2,9%-Governo Italiano (PSB)-3,4%-3,3%-2,8%-Debito/PILCommissione UE135,36,78,2%-FMI---138,5% Fonti: Elaborazione basata su dati della Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale, Istat e Piano Strutturale di Bilancio del Governo Italiano Le previsioni convergono su uno scenario di crescita modesta, costantemente al di sotto dell'1% annuo. Questo quadro macroeconomico implica che il governo non potrà fare affidamento su una crescita economica robusta per facilitare il rientro del deficit e del debito. Il consolidamento dovrà necessariamente derivare da scelte politiche attive e spesso difficili. Emerge una tensione fondamentale tra le costose politiche di bandiera del governo, come il taglio del cuneo fiscale, e la necessità di reperire risorse per il risanamento. Il governo si trova di fronte a un deficit strutturale nel bilancio che deve essere colmato ogni anno. Ciò richiederà un processo politicamente complesso di ricerca di coperture, attraverso tagli alla spesa o l'evitamento di nuove promesse non finanziate. La credibilità dell'intero piano settennale dipenderà dalla volontà politica del governo di compiere queste scelte difficili anno dopo anno, una sfida significativa in qualsiasi contesto democratico. Dal rischio sovrano alla rinnovata fiducia Nel contesto dell'Eurozona, il principale indicatore in tempo reale del rischio percepito su un titolo di Stato è lo spread, ovvero il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali di un paese e i loro omologhi tedeschi (i Bund), considerati il benchmark privo di rischio dell'area. Per l'Italia, lo spread BTP-Bund è un barometro costantemente monitorato che riflette la fiducia degli investitori nella sostenibilità delle sue finanze pubbliche. Esiste un legame diretto e causale tra la credibilità della politica fiscale e l'andamento dello spread. L'apertura di una Procedura per Deficit Eccessivo, specialmente per un paese con una storia di deviazioni fiscali, può essere interpretata negativamente dai mercati, portando a un allargamento del differenziale. Un aumento dello spread si traduce immediatamente in un maggior costo per il servizio del debito pubblico, poiché lo Stato deve offrire rendimenti più alti sulle nuove emissioni di titoli per attrarre gli investitori. Questo, a sua volta, sottrae risorse preziose che potrebbero essere destinate a investimenti, servizi pubblici o riduzioni fiscali. Al contrario, un piano di consolidamento credibile, ben comunicato e, soprattutto, avallato da istituzioni come la BCE, può rassicurare gli investitori e innescare un restringimento dello spread. Una riduzione del differenziale non è solo un dato finanziario, ma si traduce in un risparmio concreto di miliardi di euro sulla spesa per interessi, liberando un "tesoretto" che può essere utilizzato per altre priorità di bilancio. L'endorsement di Lagarde si inserisce proprio in questa dinamica, agendo come un fattore di stabilizzazione delle aspettative del mercato. Oltre al mercato, un altro attore cruciale nel giudicare la salute fiscale di un paese sono le agenzie di rating internazionali come Standard & Poor's, Moody's e Fitch. Il loro giudizio (rating) sulla solvibilità dell'Italia influenza direttamente la percezione degli investitori globali. Attualmente, il rating dell'Italia si trova a un livello "investment grade", ma solo pochi gradini al di sopra del livello speculativo ("junk") per alcune agenzie. La corretta attuazione del piano di aggiustamento fiscale e delle riforme previste dal PNRR è una condizione indispensabile per mantenere l'attuale rating e, in prospettiva, per ambire a un miglioramento. Un fallimento nel rispettare gli impegni presi nell'ambito della PDE provocherebbe quasi certamente un declassamento del rating. Le conseguenze sarebbero gravi: un declassamento a livello speculativo escluderebbe i titoli di Stato italiani da molti portafogli di investimento istituzionali, innescando vendite forzate, un drastico allargamento dello spread e un aumento insostenibile dei costi di finanziamento. L'Italia si trova in un delicato equilibrio. Una caratteristica distintiva del suo debito pubblico è l'elevata quota detenuta da investitori domestici: banche, assicurazioni e famiglie risparmiatrici. Questa solida base di investitori nazionali agisce come un cuscinetto contro la volatilità, essendo meno incline a vendite dettate dal panico rispetto al capitale internazionale. Tuttavia, questo "scudo domestico" non è invulnerabile. Una perdita di credibilità delle politiche pubbliche finirebbe per erodere anche la fiducia interna. Inoltre, la forte esposizione delle banche italiane al debito sovrano crea il rischio di un "doom loop" (circolo vizioso), in cui un calo del valore dei titoli di Stato indebolisce i bilanci bancari, che a loro volta riducono il credito all'economia, deprimendo la crescita e mettendo ulteriore pressione sui conti pubblici. La comunicazione trasparente e l'esecuzione coerente del piano fiscale sono quindi essenziali non solo per rassicurare i mercati internazionali, ma anche per mantenere la fiducia della cruciale base di investitori nazionali. Affrontare i venti contrari strutturali dell'Italia Il consolidamento dei conti pubblici, per quanto necessario, non è una condizione sufficiente per garantire la prosperità a lungo termine dell'Italia. Per decenni, la crescita potenziale del paese è stata frenata da due problemi strutturali profondi, che richiedono interventi che vanno ben oltre la gestione del bilancio annuale. - Produttività stagnante: Da oltre vent'anni, la crescita della produttività in Italia è prossima allo zero, un dato che la colloca in fondo alle classifiche delle economie avanzate. Read the full article
Gocce quantistiche da gas ultrafreddi
Osservata a Firenze la prima “pioggia quantistica”. Osservata a Firenze la formazione di file di gocce quantistiche in miscele di atomi ultrafreddi. Il fenomeno è dovuto alla tensione superficiale che, analogamente a quanto osservato nei liquidi classici, provoca la rottura di un filamento atomico in gocce per minimizzare la superficie di interfaccia. Lo studio, pubblicato su Physical Review Letters, costituisce un passo in avanti nella conoscenza dei liquidi quantistici e nello sviluppo di nuove tecnologie “atomiche”. Un team di ricercatori e ricercatrici del Consiglio nazionale delle ricerche, dell’Università di Firenze e del Laboratorio europeo di spettroscopie non lineare (Lens) ha osservato nel laboratorio di Miscele Quantistiche dell’Istituto nazionale di ottica del Cnr (Cnr-Ino) il fenomeno dell’instabilità capillare in un liquido non convenzionale: un gas quantistico ultra-diluito. Questo risultato ha importanti implicazioni per la comprensione e manipolazione di nuove forme di materia. Alla ricerca, pubblicata su Physical Review Letters, hanno collaborato anche ricercatori delle Università di Bologna, di Padova e dei Paesi Baschi (UPV/EHU). Nella fisica dei fluidi è noto che la tensione superficiale di un liquido, dovuta alle forze di coesione intermolecolari, tende a minimizzare la superficie di interfaccia. Questo meccanismo è alla base di fenomeni macroscopici come la formazione delle gocce di pioggia o delle bolle di sapone. La tensione superficiale è anche all’origine del fenomeno dell’instabilità capillare, nota anche come instabilità di Plateau-Rayleigh, per cui un sottile getto di liquido si rompe formando una sequenza di goccioline. L’instabilità capillare è un meccanismo caratteristico dei liquidi con importanti applicazioni in campo industriale, biomedico e nelle nanotecnologie. “In un gas atomico raffreddato a temperature prossime allo zero assoluto, gli atomi perdono la loro individualità e seguono le leggi della meccanica quantistica. In particolari condizioni questi sistemi, benché rimangano nella fase gassosa, si comportano come liquidi”.
Simulazione numerica dell’esperimento che riproduce la formazione di una sequenza di gocce quantistiche Grazie alla capacità di controllare con grande precisione le interazioni fra gli atomi, i fisici sono capaci, già da alcuni anni, di formare gocce quantistiche (quantum droplet) da gas ultrafreddi. Questi piccoli cluster di atomi, stabilizzati da effetti puramente quantistici, hanno proprietà analoghe ai liquidi classici. Il team sperimentale, guidato dalla ricercatrice del Cnr-Ino Alessia Burchianti, ha studiato, mediante tecniche di imaging e manipolazione ottica, l’evoluzione dinamica di una singola goccia quantistica formata a partire da una miscela ultrafredda di atomi di potassio e rubidio. La goccia rilasciata in una guida d’onda, realizzata con un fascio di luce laser, si allunga formando un filamento, il quale, superata una lunghezza critica, si rompe in gocce più piccole. Il numero di queste gocce secondarie è proporzionale alla lunghezza del filamento al momento della rottura. “Combinando esperimento e simulazioni numeriche è stato possibile descrivere la dinamica di rottura di una goccia quantistica in termini di instabilità capillare. L'instabilità di Plateau–Rayleigh è un fenomeno comune nei liquidi classici e osservato anche nell'elio superfluido, ma mai finora nei gas atomici.”, afferma Chiara Fort, ricercatrice dell’Università di Firenze che ha contribuito alla ricerca. “Le misure condotte nel nostro laboratorio da un lato permettono una comprensione sempre più accurata di questa peculiare fase liquida dall’altro mostrano come sia possibile realizzare array di quantum droplet per future applicazioni nel campo delle tecnologie quantistiche” aggiunge Luca Cavicchioli, primo autore dell’articolo, e ricercatore Cnr-Ino. Questa ricerca è stata possibile anche grazie al sostegno di tre iniziative finanziate dal Ministero dell’Università e della Ricerca con fondi dell’Unione Europea nell’ambito del programma #NextGenerationEU (PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza): il progetto “QUANTAMI” - PRIN 2022, il partenariato “National Quantum Science and Technology Institute” (NQSTI) e l’infrastruttura “Integrated Infrastructure Initiative in Photonic and Quantum Science” (IPHOQS). Fonte: CNR - (La redazione non è responsabile del testo di questo comunicato stampa, che è stato pubblicato integralmente e senza variazioni) Read the full article
Al confine fra fisica classica e quantistica
Realizzato a Firenze un “nano-oscillatore” al confine tra fisica classica e fisica quantistica. Lo strumento sfrutta il fenomeno della levitazione ottica per “intrappolare” con la luce al suo interno nanosfere di vetro grazie alle quali è possibile osservare contemporaneamente fenomeni propri sia della fisica classica sia della fisica quantistica, esplorando dal punto di vista sperimentale il sottile confine tra questi due mondi. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Optica, è frutto della sinergia interna al partenariato esteso in Tecnologie Quantistiche (NQSTI), tra Università degli studi di Firenze, Istituto nazionale di Ottica del Cnr, Laboratorio Lens e INFN. In un articolo pubblicato nella rivista scientifica Optica è descritto lo sviluppo di una nuova apparecchiatura sperimentale che esplora il confine tra fisica classica e fisica quantistica, consentendo di osservare e indagare, contemporaneamente, fenomeni propri di entrambi i mondi. Lo strumento è stato messo a punto a Firenze ed è frutto della collaborazione, interna al partenariato esteso “National Quantum Science and Technology Institute” (NQSTI), del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università degli studi di Firenze, dell’Istituto nazionale di Ottica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ino), sostenuta anche dal Laboratorio Europeo di Spettroscopia non lineare (LENS), e dalla sezione di Firenze dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN). E’ noto che lo studio della materia, a mano a mano che si procede su dimensioni sempre più ridotte, mostra comportamenti radicalmente diversi da quelli che osserviamo su scala macroscopica: è qui che entra in gioco la fisica quantistica, che aiuta a comprendere le proprietà della materia nel mondo dell’infinitamente piccolo. Se fino ad oggi tali fenomeni sono stati indagati separatamente, lo strumento realizzato oggi dai ricercatori del Cnr-Ino permette di esplorare dal punto di vista sperimentale il comportamento della materia da entrambi i punti di vista.
Rappresentazione grafica dello strumento nano oscillatore Il dispositivo sfrutta il fenomeno della levitazione di nano-oggetti dentro un fascio laser fortemente focalizzato, cioè la sorprendente capacità della luce di “intrappolare” singole particelle di dimensioni microscopiche, già osservata a partire dagli anni ‘80 e perfezionata, in particolare, dal fisico statunitense Arthur Ashkin, premiato nel 2018 con il Nobel per la Fisica. Il team italiano, guidato da Francesco Marin (Università degli studi di Firenze e Cnr-Ino), ha utilizzato tale tecnica per intrappolare contemporaneamente, sfruttando fasci di luce di colori diversi, una coppia di nanosfere di vetro: queste, all’interno della trappola ottica, oscillano intorno al proprio punto di equilibrio con frequenze ben specifiche, così permettendo di osservare sia comportamenti “classici” che “quantistici”, quest’ultimi spesso decisamente contro-intuitivi. “Questi nano-oscillatori sono fra i rari sistemi nei quali riusciamo ad indagare il comportamento di oggetti macroscopici in maniera estremamente controllata”, afferma Marin. “Le sfere sono cariche elettricamente ed interagiscono tra loro, in modo che la traiettoria seguita da una sfera è fortemente dipendente dall’altra. Questo apre la strada verso lo studio di nano-sistemi collettivamente interagenti sia nel regime classico che in quello quantistico, così da esplorare sperimentalmente il sottile confine tra questi due mondi”. Lo studio è reso possibile anche grazie al sostegno di due iniziative finanziate dal Ministero dell’Università e della Ricerca con fondi dell’Unione Europea nell’ambito del programma #NextGenerationEU (PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) : il partenariato “National Quantum Science and Technology Institute” (NQSTI) e l’infrastruttura “Integrated Infrastructure Initiative in Photonic and Quantum Science” (IPHOQS). NQSTI unisce le principali istituzioni italiane che svolgono ricerca competitiva e innovativa nell’ambito delle scienze e tecnologie quantistiche, con l’obiettivo di stimolare la futura innovazione industriale in questo campo: a tale fine può contare su finanziamento complessivo di 116 milioni di euro in tre anni. I-PHOQS mette in connessione strutture di eccellenza nei settori strategici della fotonica, delle nanotecnologie e delle tecnologie quantistiche: con un finanziamento complessivo di 50 milioni di euro in tre anni. Sono Enti proponenti il Consiglio nazionale delle ricerche e il Politecnico di Milano. (La redazione non è responsabile del testo di questo comunicato stampa, che è stato pubblicato integralmente e senza variazioni - fonte CNR) Read the full article
NextGenerationEU: La Comisión recibe de España la solicitud de pago de 6.000 millones de euros en subvenciones en el marco del Mecanismo de Recuperación y Resiliencia
Se trata de la tercera solicitud de pago de España y se refiere a 24 hitos y cinco objetivos que abarcan varias reformas e inversiones en los ámbitos de las transiciones ecológica y digital, las pensiones, la investigación, el desarrollo y la innovación, la educación y la formación profesional. Además, esta financiación beneficiará a la asistencia sanitaria, el apoyo a los grupos vulnerables, los…
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NextGenerationEU (2021) by Paolo Sorrentino
Il “Corriere di Chieri” del 16 aprile 2021 riprende la nostra lettera aperta al Presidente Cirio e ai Sindaci del nostro territorio.