Alla fine di una settimana di workshop, il Parco dei Paduli è lieto di annunciare la nascita dei suoi nuovi prototipi di alloggio biodegradabile. “Nziddha” e l’“Osservatorio del Sogno”, rispettivamente primo e secondo classificato del concorso “Nidificare i Paduli”, che si è concluso a giugno, cui hanno partecipato 28 diversi progetti arrivati da tutta Italia.
I due rifugi sono stati realizzati da un gruppo composto da 30 giovani progettisti e partecipanti al workshop, con la guida dei tutor esperti in autocostruzione. Le sfide principali del progetto sono state da una parte mantenere il carattere puro della biodegradabilità del rifugio mediante il riutilizzo del materiale di risulta dell'agricoltura come la canna comune (Arundo Donax), e i succhioni e polloni, degli ulivi, dall’altra stabilire una relazione forte con il paesaggio. La ricerca di una ricettività nuova, sostenibile e legata alla bellezza e ai tempi del paesaggio rurale, nasce dalla volontà di sperimentare le potenzialità del carattere stagionale e multifunzionale dell'agricoltura: i materiali di scarto dell’agricoltura, le tecniche costruttive utilizzate, esaltano forme suggestive finalizzate alla contemplazione del parco, proprio nel periodo in cui gli ulivi si preparano alla stagione della produzione. L’albergo biodegradabile con i suoi rifugi assume un significato più profondo non solo nell'ottica del turismo sostenibile, ma anche in una pratica artistica e in una ricerca architettonica a servizio del paesaggio.
Le “Nziddhe” realizzate e progettate da Pietro Oronzo Di Chito e Fabrizia Parisi. Sono un rifugio sospeso a pochi cm da terra, dalla forma di goccia d'olio, realizzate attraverso l’intreccio di materiale di scarto dalla potatura degli ulivi. Come in una "nidificazione" spontanea creano un legame intimo con l’albero che le ospita, e accolgono e cullano il visitatore regalando una inedita esperienza nel bosco.
L’”Osservatorio dei Sogni” realizzato e progettato da Andrea Foglio Para, Marco Inversini, Eleonora Molaro e Giorgio Mariotto. L’osservatorio è un rifugio costruito da più parti, da quelle più solide come il muretto a secco, condensatore di umidità, orientato a captare i venti da sud, a quelle più eteree della doppia membrana in canne di Arundo donax provenienti dalla pulitura dei canali che attraversano il Parco a quella interna realizzata mediante l’intreccio di rami freschi di ulivo. La sua forma a cono infine, inquadro il cielo notturno estivo puntando la stella più luminosa “Vega”.
a cura del LUA Laboratorio Urbano Aperto Coordinatore: Mauro Lazzari (LUA) Tutor: Arch. Giovanni Maini Sglab s.a.s - Bologna. Arch. Luigi Losciale – Manfredonia. Supervisione: Arch. Laura Basco docente in “Landscape Design” - Accademia delle Belle Arti - Napoli-.
Collaboratori: Davide Cassese
Gruppo dei partecipanti al workshop: Giorgia Prontera, Chiara Simeoni, Silvia Sparro, Ivan Schito, Antonio Ruggeri, Domenico Carlucci, Andrea Seviroli, Valeria Cazzetta, Sara Mancinelli, Ruggero Asnago, Elena Campa, Alessandro Zito, Antonio Latela, Valentina Totaro. Saperi esperti: maestri di pietra Vito Rosafio e Antonio, raccoglitori di polloni e succhioni Gianni Mariano suo fratello e figlio, il biologo Luigi Toma, il maestro intrecciatore Uccio Mariano, il raccoglitore di arundo donax Pasquale Carlucci. grafico: Andrea Pati. Fotografie: Alberto Caroppo, Francesco Buccarelli.