#3 The importance of "Being Percolla"
Prima o poi sarebbe dovuto accadere. E sapete benissimo di cosa sto parlando. Tutto ebbe inizio in un lontano passato in cui i Black Eyed Peas chiedevano alle masse “Where is The Love?”, Bush tentava di convincere quanto giusta fosse la guerra in Iraq e Chevanton con la maglia del Lecce realizzava 19 reti in serie A.
Per colpa di un nome fin troppo comune, tutti i miei amici cominciarono a chiamarmi per cognome nelle maniere più disparate. Da Pery a Xcolla (che fa molto bimbominchiese e “tizianoferrese”), da Per a Perkins, da Perc a Percò. Attraverso il mio lungo viaggio, segnato da un continuo dirottamento da un’aspirazione all’altra, che mi ha portato dalle medie all’università. Riappropriandomi momentaneamente del mio nome nei primi attimi delle mie parentesi amorose, poco prima di giungere inesorabilmente ad “amore”.
Ed eccoci qui. Nuovo corso universitario, nuova città, nuovi colleghi, nuova vita. Nuova occasione per tentare di recuperare il mio vero nome.
- «Anche tu CPO primo anno? Fantastico! Piacere mi chiamo *inserire-nome-a-caso*. E tu?»
- «Piacere, Antonio! *Inserire-frase-di-circostanza-rompi-ghiaccio*»
Durante le prime settimane ero finalmente tornato ad essere per tutti Antonio. Dentro di me riaffiorava l’orgoglio dell’antico nome romano. Riscoprivo l’utilità di qualcosa che per molto tempo è stato solo un riempitivo di firme e documenti di identità. Ma giorno dopo giorno si insinuava sempre di più il dubbio: per quanto tempo potrà ancora durare tutto ciò?















