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@antoniopercolla
Ivan e l’amaca dei Benedettini
Avete presente quando, dopo una lunga permanenza lontani da casa l’unica cosa che desiderate realmente è ritrovare le vostre vecchie abitudini? Ivan, ritornato a Catania dopo 37 anni di lavoro tra i palazzoni di Milano, non desiderava altro che riprendere la sua dolce quotidianità. Riabbracciati senza troppo entusiasmo tutti i parenti e scaricati, in ordine di successione, valigie, moglie, figli e il cane, Ivan si era recato fin dal primo pomeriggio al suo parco preferito.
Era tutto come l’aveva lasciato: i pini, le aiuole, la fontanella, il grande mandorlo al centro. Dal dopo pranzo fino alle cinque del pomeriggio Ivan ne aveva approfittato per appendere la propria amaca. Lì dove era sempre stata durante gli anni della sua giovinezza siciliana.
Il parco in questione però si trovava di fronte alla facoltà di lettere. Gli studenti che passarono da lì non erano affatto abituati a vedere un uomo schiacciare un pisolino. Tutti si domandarono chi fosse. Perfino il blog universitario pubblicò un articolo su di lui.
– Ora sì che mi sento di nuovo a casa – aveva esclamato invece Ivan a cena con la propria famiglia.
Ma il pomeriggio successivo una brutta sorpresa lo attendeva.
– Ma che diamine … hanno recintato tutto … con la mia amaca dentro! – gridò Ivan, cominciando a bestemmiare contro tutti i santi del calendario.
– Oh, finalmente qualcuno della cittadinanza a cui sembra interessare qualcosa – intervenne Luca, presentandosi a Ivan ancora intento nelle sue imprecazioni – Sono il rappresentante degli studenti e stiamo raccogliendo delle firme per preservare il nostro parchetto dallo scempio dell’amministrazione universitaria.
– Quale scempio? Di cosa sta parlando? – rispose Ivan.
Quello che il protagonista della nostra storia non poteva immaginare è che il dottor Forte, magnifico rettore dell’ateneo, aveva deciso da tempo di radere al suolo il piccolo parco per costruirci sopra un impianto elettrotermico più efficiente. Fu Luca a raccontargli delle intenzioni di Forte e degli imminenti lavori di smantellamento.
– Che farabutti! Non possono togliere il mio parco per qualche kilowatt in più! – sentenziò Ivan.
– Se è davvero interessato, che ne dice di darci una mano nella nostra protesta per preservare il parco? – chiese Luca tutto speranzoso.
– E voi credete davvero che vi diano retta? Ah questi giovani d’oggi … non avete mai mostrato un minimo di interessamento per questo importante spazio verde e ci ripensate solo ora, a giochi fatti? Lasciatemi in pace, oggi non è proprio giornata!
Ivan, letteralmente smarrito dalla “tragica” notizia, cominciò a vagare avanti e indietro di fronte a quella che era la sua piazzetta preferita. Quando, ad un tratto, fu richiamato da una voce familiare.
Era la sua vecchia amica Graziella. L’aveva conosciuta proprio lì, nel parco, quando erano entrambi poco più che ventenni. Mentre lui, da cicala, riposava sull’amaca, lei, da formichina, amava studiare sotto l’ombra degli alberi. Si incontravano spesso, ma solo dentro al parco. Perché Ivan, dentro la facoltà, non aveva mai voluto metterci piede.
– Vedo che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Ho riconosciuto la tua vecchia amaca blu, oggi in facoltà non si parla di altro sai? – commentò Graziella, ormai famosa per i suoi studenti come la temibile professoressa Guidi.
– Già. Peccato che il tuo “capo” stia pensando bene di distruggere tutto – liquidò Ivan in tono polemico.
– Andiamo, sai bene quanto è importante il parco anche per me. E lo è anche per gli studenti.
– Figuriamoci! A parte te e qualcun altro, non è importato mai un fico secco a nessuno. Troppo presi dalle vostre “sudate carte” per godervi davvero quello che ci offre madre natura. Pensa che poco fa ho parlato con un rappresentante e mi ha chiesto di farmi portavoce della loro battaglia.
– Dovresti aiutarlo. Il Ivan che conosco non bighellonava solamente tutto il giorno, ma era sempre pronto a farsi avanti ogni volta che c’era da lottare per un’ingiustizia.
– Non cercare di convincermi!
– Caro Ivan, ti conosco bene e so che non c’è alcun bisogno. Sono sicura, testardo come sei, che andrai a dirne quattro al rettore. Ma non lo farai per loro, ma per il parco e per te stesso. Adesso ti saluto, i miei studenti mi attendono a lezione!
Dopo averla salutata, Ivan tornò a guardare la recinzione e il cartello che comunicava l’imminente inizio dei lavori. Un sorrisetto si faceva largo nel suo volto crucciato. Un sorrisetto che preannunciava aria di sfida.
– Mi sa che è giunto il momento di farsi sentire – disse tra sé e sé. Percorse tutto il perimetro che cingeva il piccolo parco e si ritrovò in un batter d’occhio al portone d’entrata della facoltà. Quella che in tanti anni non aveva attraversato mai. Perché Ivan considerava il mondo universitario come un luogo dove si dovrebbe sviluppare la conoscenza ma dove invece professori e rettori tentano di esercitare il controllo solo per perseguire i propri interessi. Lui, che aveva sempre cercato di controllare da sé il proprio mondo e i propri affetti, aveva sempre desiderato non avere nulla a che fare con l’università.
La facoltà, da dentro, era molto diversa rispetto a come se l’aspettava. L’arredamento era decisamente molto più moderno di quanto facesse presagire lo stile barocco della facciata dell’edificio. Monitor e display luminosi la facevano somigliare infatti molto più al terminal di un aeroporto che ad un palazzo settecentesco. Nel corridoio centrale, accanto ai distributori di bevande e caffè, si trovava un piccolo presidio: due ragazze erano sedute dietro a un banchetto. Sopra il tavolo capeggiava un cartellone con scritto “No allo smantellamento del parco”.
– Signore, vuole aiutarci con una firma a protestare contro il rettore Forte? –chiese Giorgia, mettendo via frettolosamente il suo telefonino.
– Una firma? Altroché! Bisogna fermare questa atrocità! Io rivoglio il mio giardino e la mia amaca. Voglio andare a parlare personalmente con questo magnifico figlio di …
– Temo sia impossibile. Il rettore non riceve nessuno, a meno che non si faccia richiesta scritta. E dubito che sia così disponibile ad accogliere chi ha idee ben diverse dalle sue – commentò Luca che prontamente si era accorto dell’entrata del nostro protagonista. – È per questo che stiamo facendo una raccolta firme. Se raggiungiamo le 500 firme possiamo chiedere di poter prendere parola nella prossima assemblea e fermare il progetto del nuovo impianto elettrotermico. I professori potrebbero farlo in autonomia ma figuriamoci se loro si metteranno mai contro il rettore – spiegò dettagliatamente Filippo da buon burocrate e politicante in erba.
– A quante firme siete arrivati? – Duecentoventisette. Abbiamo ancora una settimana di tempo, ma con questo ritmo sarà dura farcela.
– Fino a quando rimarrete seduti qui davanti ad aspettare che qualcuno si fermi, sicuramente! Vi darò una mano io: mentre voi starete qui io andrò in giro per i corridoi della facoltà cercando di convincere qualcuno a firmare la petizione.
– Davvero lo farebbe? – chiese Giorgia con occhi sberluccicanti.
–Per la mia amaca e il mio parco, questo e altro.
E così il nostro Ivan cominciò a familiarizzare meglio con l’ambiente della facoltà che a tutti gli effetti gli appariva come un labirinto. Il palazzo aveva una struttura particolare: al pianterreno dell’edificio si trovavano due chiostri, ai lati dei quali erano collocate le aule. La presenza dei chiostri al centro formava due grandi perimetri quadrati, uno adiacente all’altro. – Che gran confusione, queste porte e questi corridoi mi sembrano tutte uguali – fu il commento di Ivan la prima volta che vi si trovò dentro.
Con sempre più forza di volontà, Ivan provò a orientarsi all’interno della facoltà. Prese nota delle lezioni più frequentate e degli esami con più iscritti per far firmare al numero maggiore possibile di studenti quella petizione. Cosa non avrebbe fatto per sperare di riottenere la sua amaca e il suo parco!
Non si limitò solo a girare per il primo piano, quello popolato da professori e studenti. Il giorno stesso della scadenza della presentazione delle firme, incuriosito, prese le scale che portavano al terzo piano: quello riservato al personale e all’amministrazione. Attraversò il lungo corridoio degli uffici e arrivò davanti alla grande porta dell’aula magna. È lì che si sarebbe svolta la partita decisiva. Senza farsi notare dagli inservienti aprì la porta. Fece un rapido sopralluogo e si accorse che la grande finestra dell’aula magna dava proprio sul parco. Lo ammirò con un pizzico di nostalgia. Ma per il nostro eroe non c’era tempo per i sentimenti. Ivan guardò l’orologio: era ora di fare il punto della situazione con gli altri studenti. Mancavano solo quarantacinque minuti per consegnare la petizione.
– Oggi pomeriggio ho raccolto altre 15 firme – esordì Ivan.
– Buon per te, io solo 6 – riferì Giorgia con un tono non troppo entusiasta.
– Ottimo! Con queste siamo a quota 504. Ce l’abbiamo fatta ragazzi! Sono fiero di voi! Corro subito a consegnare tutto in segreteria generale – esclamò con energia Filippo, raccattando velocemente tutti i fogli disseminati sopra il banchetto.
– È ancora presto per essere contenti. Il fatto che abbiamo un’altra possibilità per farci sentire non ci assicura che lunedì prossimo in assemblea ce la diano vinta – ragionò più freddamente Luca.
I giorni trascorsero velocemente e quel fatidico lunedì arrivò.
– Silenzio in aula – tuonò il segretario Mondolfo, il cui sogno segreto era sempre stato quello di lavorare in tribunale – Bene, lascio la parola al nostro magnifico rettore per la lettura del primo punto della riunione di oggi.
– Gentili colleghi, ho letto la richiesta dei rappresentanti degli studenti che si dichiarano contrari ai lavori per il nuovo impianto elettrotermico. Capisco le loro rimostranze: non si tratta di una scelta indolore quella di privarci di uno spazio ricreativo e di verde…
– Ecco che attacca con la solita retorica – commentò Filippo a bassa voce.
– Ma è nostro compito stabilire le priorità per il bene dell’ateneo. Il nuovo impianto elettrotermico ci permetterà di risparmiare molte migliaia di euro all’anno e ci permetterà di offrire un servizio migliore anche per gli studenti.
– Ma se più di 500 le hanno espressamente richiesto di non toccare il parco! – obbiettò Ivan.
– Bene, dato che non si riesce a instaurare un dialogo, andiamo direttamente al sodo – disse stizzito il rettore Forte – Vede, caro signor … Campo, tra le quattro persone incaricate a raccogliere le firme figura anche lei che non è un nostro studente. Pertanto, secondo il nostro statuto, la vostra proposta non è valida. Ora, se non ci sono altre obiezioni, procederei con il prossimo punto sull’ordine del giorno. Se gli studenti sono così interessati alle questioni dell’ateneo, possono rimanere – aggiunse il rettore con un falso sorriso.
– Mi dispiace ragazzi, credo proprio che la nostra partita finisca qua – disse con tono sconsolato Ivan, uscendo con aria malinconica. Pochi minuti dopo, gli studenti si radunarono dietro la porta dell’aula.
– Lo sapevo che avrebbero trovato qualche cavillo! – bofonchiò Filippo.
– Non è giusto, ma perché sembrano sempre volere andarci contro? – disse Giorgia.
– Mi dispiace davvero per Ivan… Non abbiamo neanche avuto il tempo di salutarlo e ringraziarlo dopo tutto…
Ma Luca non ebbe nemmeno il tempo di terminare la frase. Vide Ivan correre verso di loro: con la stessa furia di un tornado rientrò in aula e aprì le tende del finestrone.
– Scusate l’intromissione – esordì – ma credo che voi tutti dobbiate vedere qualcosa.
Il mandorlo al centro del parco era appena fiorito. In molti rimasero a bocca aperta ammirando quello spettacolo di bianco e rosa. Anche le aiuole, le panchine e il resto del parco sembravano aver acquisito una particolare bellezza ora che il suo albero principale si mostrava nel suo aspetto migliore.
– Devo dirle la verità, signor rettore. Egoisticamente, quando ho intrapreso questa protesta, tutto quello che volevo era riavere indietro il parco e l’amaca. Credo però che ciò che è più importante non è cosa è mio e cosa è vostro. Ma la spontaneità e la bellezza della natura, che è un bene di tutti.
– Credo che forse il signore abbia ragione – disse da lontano un prof – Voi cosa ne pensate, cari colleghi? Non ritenete opportuno riparlarne?
E così pochi giorni dopo il parco venne riaperto. Ivan leggeva tranquillamente il giornale sull’amaca, mentre tanti di quei 500 studenti che avevano firmato la petizione prendevano il sole sdraiati sull’erba. Ivan aveva vinto la sua battaglia e gli universitari per riconoscenza lo avevano proclamato in maniera informale “il custode del parco”. Ogni giorno Luca e Filippo, passando di lì, lo invitavano a prendere un caffè nel bar della facoltà, ma Ivan trovava sempre una scusa per rifiutare e spostare all’indomani. L’ambiente universitario gli era ancora profondamente antipatico.
Ma la rinnovata tranquillità di Ivan venne presto turbata nuovamente.
– Salve Ivan, posso rubarle qualche minuto? – chiese Debora a Ivan, in stato di dormiveglia.
– No grazie non mi interessa, ho già cambiato piano tariffario – rispose scambiandola per una promoter.
– Ahahahah! Forse è meglio che mi presenti. Sono Debora Popoli e sono un’attivista del movimento “Ripuliamo il lungomare”. Non so se ha letto il giornale di oggi ma qualche incivile ieri notte ha scaricato una montagna di immondizia accanto alla spiaggetta Licuti. Abbiamo ammirato il suo impegno per questo parco. C’è tanto lavoro da fare e ci chiedevamo se lei poteva darci una mano…
– O se preferisce continuare a poltrire – aggiunse ironicamente Graziella che si trovava proprio lì.
– Beh, occorre vedere un po’, ho anche una certa età…– fece Ivan titubante.
– Devo prenderlo come un no? – chiese Debora.
– Non sia precipitosa! Sa che le dico? – disse Ivan alzandosi – Forse è il caso di smontare questa amaca e rendermi più attivo. In questi giorni ho riflettuto tanto su quello che è successo e ogni volta che guardo questo parco mi rendo conto di come sia un peccato che l’uomo si ostini a rovinare la natura vigliaccamente. Ho deciso, sarò dei vostri. Anche se questo significa abbandonare i miei pisolini pomeridiani qui per un bel po’ di tempo.
E così Ivan si propose nuovamente come modello per tutti. Natura 2 - Città 0? C’era proprio da scommetterci. Per conoscere la storia vera: http://catania.liveuniversity.it/2014/04/09/ivan-lo-studente-con-lamaca-e-comoda-facile-da-montare-e-utilizzabile-in-molti-posti-intervista/
Tavola calda siciliana vs marchigiana: trova le differenze...
23 anni fa una grossa entità, essenza o se preferite, "cosa", si credeva talmente potente da poter distruggere un'autostrada per perseguire "naturalmente" il proprio scopo. Operando quasi impercettibilmente, di nascosto, sottoterra, celata dall'omertà di chi conosceva la pericolosità e ha preferito tacere.
Questa "cosa" divideva in due la Sicilia. Non Catania e Palermo, ma la "Sicilia buona" dalla "Sicilia cattiva". Non si trattava di una frana.
Cosa vuol dire dipendere?
Sarà mica la colpa dei pollini della primavera? Chissà. Da qualche tempo però “dipendo” da una strana forma di allergia: L’allergia alla retorica antidigitale.
Ecco un post che cerca di avvertirci sui pericoli della dipendenza da Smartphone e Social Network http://www.chefuturo.it/2015/03/dipendere-dai-social-siamo-tutti-affetti-da-fomo-non-solo-i-ragazzi/
Ma in fondo, chi può dirsi realmente libero?
Nell’articolo si parla della dipendenza da FOMO (Fear of Missing Out). Eppure nel terzo millennio c’è ancora chi è dipendente dal fumo. O dal “fumo”.
C’è chi dipende dal proprio partner. C’è chi dipende dal ragazzo ed è contenta di rinchiudersi nella prigione che lui le ha imposto. C’è chi dipende dalle assidue chiamate della propria ragazza. C’è chi dipende dal volere del proprio “amichetto” e dipende dal silenzio dell’amante.
C’è chi dipende dal calcio. C’è chi dipende dalle scelte di signori importanti. C’è chi dipende dalla combinazione dei risultati in schedina. C’è chi dipende da un contratto a tempo determinato. C’è chi dipende da un imprenditore che ha deciso di spostare le fabbriche. C’è chi dipende dalla propria omertà altrimenti il negozio va a fuoco. C’è chi dipende dalla magnanimità di un prof. C’è chi dipende da un ctr alto o un ctr basso. C’è chi dipende dal sorteggio della commissione dell’esame di maturità. C’è chi dipende dalla programmazione TV della serata. C’è ki al cell s1 crede InDiPenDeNtE dall’italiano. E chi dipende da stupide regole di quei “grammar Nazi” dell’Accademia della Crusca. C’è chi dipende dalla puntualità dei treni. C’è chi dipende da un posteggiatore abusivo in centro. C’è chi dipende dal buon umore del pilota di un aereo diretto in Germania. Cosa vuol dire dipendere? Dipende...
Liveblogging Assemblea
19:40 Si sta per formare la rappresentanza dei docenti e studenti che andranno domani ad Urbino.
19:33 La lettrice Chang lancia una proposta: "Facciamoci notare facendo lezione in piazza!"
19:30 I rappresentanti daranno notizie UFFICIALI dall'ateneo sulla pagina facebook "Distinforma"
19:28 Si chiede di fare chiarezza sulle mille pagine aperte su Facebook sull'argomento della rivolta
19:15 Lo studente di lingue David lancia una provocazione:Avete pensato ad un piano b? Qualcuno di voi ha pensato a cambiare facoltà
19:07 Prende la parola la lettrice Yafang Chang."Quanti laureati ad Urbino sono rimasti a lavorare a Urbino? Dopo tutti vanno via. Invece Pesaro è molto più vicina alle realtà locali, alle realtà del centro-nord.Pesaro è una risorsa per gli studenti e i laureati saranno una risorsa per le aziende di qui".
18:57 La rappresentante Sara Gargiulo annuncia due incontri tra gli studenti e il Rettore Vilberto Stocchi: domani alle 11.30 i rappresentanti di lingue e Scienze umanistiche saranno al rettorato a Urbino, precedentemente alla seduta del Senato Accademico. Giovedì alle ore 17.00 avverrà un confronto diretto con gli studenti nella sede di Pesaro Studi. Il rappresentante Stefano Marchi richiede la partecipazione di una piccola delegazione di studenti di Pesaro per l'incontro di domani mattina
18:53 Uno studente propone di realizzare un'iniziativa che coinvolga il resto della città: ristoratori e affittuari in primis
18:55 Giovedì pomeriggio dovrebbe essere la giornata decisiva dell'incontro tra sindaco e rettore. Durante il weekend il sindaco Ricci si è dichiarato molto contrario alla possibilità di rimanere qui a Pesaro. Dal fronte universitario, è "saltata fuori" la questione delle spese per l'offerta formativa. I rappresentanti degli studenti propongono di contattare l'ex sindaco Ceriscioli e un rappresentate dell'INPS per cercare un'agevolazione sull'affitto.
18:31- Sta per cominciare nell’aula A1 di Pesaro Studi un’assemblea tra gli studenti per la spinosa questione del trasferimento ad Urbino. Presenti i rappresentanti del DISCUM e la stampa. Si farà il punto della situazione e gli studenti avranno spazio per avanzare le loro proposte.
411.000€ PER PESARO-STUDI: LA SPERANZA E’ MANTENUTA IN VITA, MA I CONTI SEMBRANO NON TORNARE...
PESARO, 12/03/2015- Si è chiusa da pochi minuti l’assemblea per discutere delle sorti di Pesaro Studi. Il confronto tra Comune, Università e studenti apre uno spiraglio di luce. Tuttavia, non c’è ancora alcuna voce definitiva che può soddisfare le garanzie richieste dai circa 150 universitari che hanno affollato l'aula. Il comune di Pesaro ha espresso piena disponibilità a investire le proprie risorse (411.000 euro) per far concludere il percorso universitario agli attuali iscritti. L'Università Carlo Bo, rappresentata dal Prorettore Bernardo Valli, si riserva l'eventualità di valutare se le risorse messe in campo saranno sufficienti a garantire il servizio didattico a Pesaro.
Mancano circa 300.000 euro tra la somma stanziata dal comune e il costo annuale della struttura (750.000 euro in media). L’Università finanzierà la restante parte? Si assisterà a una "spending review" nella sede di Pesaro? O L'Università riterrà più opportuno accogliere gli studenti di lingue orientali, del terzo anno di scienze della comunicazione e CPO a Urbino?
UNA SCELTA DOLOROSA MA RESPONSABILE: «Ci ritroviamo a sobbarcarci da soli i costi di Pesaro Studi - spiega l'assessore alla gestione Delle Noci - All'inizio l'attuale struttura di proprietà dell'INPS è stata affittata insieme alla Cassa di Risparmio, alla Camera di Commercio e altri soci: fino all’anno scorso partecipava al contributo anche Banca Marche. In senso di responsabilità il comune ha deciso di stanziare 411.000 euro per copertura dei costi. Noi asseconderemo le scelte dell’Università: se deciderà di restare, pagheremo la nostra parte per i prossimi due anni».
L'UNIVERSITA' PRENDE LA PAROLA: «Siamo venuti qua perché credevamo in Pesaro. Siamo in una situazione drammatica, dettata dalle difficoltà della statalizzazione (pochi anni fa la Carlo Bo era un'università libera). Ci sono situazioni che sono esterne alle nostre possibilità. Noi proveremo a dare il nostro appoggio alla continuazione dei corsi presenti a Pesaro - ci illustra il prorettore Valli - Tuttavia l'Università si trova con le mani legate di fronte alla possibilità di affittare la sede. Valuteremo le proposte offerte dal comune per finire gli anni qui. La somma stanziata fa ben sperare ma riterremo opportuno valutare se sussistono le condizioni minime per il corretto proseguimento dei corsi».
Solo due certezze sono state strappate dalla bocca di Valli, invitato insieme all’assessore a firmare goliardicamente un "patto con gli studenti". I corsi di lingue orientali, del terzo anno di IMP e di CPO non saranno soppressi del tutto. E la partita più importante avverrà la settimana prossima, quando il Rettore incontrerà il sindaco di Pesaro per decidere le sorti di Pesaro studi.
CHIACCHERE VS "PETTEGOLEZZI" Nuovi momenti di smarrimento e terrore quassù al nord. Stavolta al supermercato. Sul banco degli imputati salgono dei "sedicenti dolci caratteristici di carnevale". Eh no, passi tutto. ma da che mondo e mondo per me esistono solo le "chiacchere" di carnevale. Niente pettegolezzi, insinuazioni, dicerie, maldicenze, cicaleggi, Altrimenti nel 2020 finiremo col chiamarle "whatsappate" o "twitts" di carnevale.
RELATIVISMI
Il nord è quel posto dove se al bar prendi cornetto e caffé, alla cassa ti verrà detto: "Dunque, pasta e caffé fanno..."
E scatta subito un contatto visivo dubbioso tra te e lui. Vorresti interrompere il cassiere, spiegargli che ha capito male, ma in realtà ti fermi perché quello ad aver capito male sei tu.
Sbam! Come un pugno, dritto in faccia, ti colpisce in pieno la disillusione. Prendendo atto della dura realtà di non essere al sud, dove la pasta è "cca sassa", "cco sugu", "cca mulinciana" etc., sospiri e paghi il tuo cornetto. Alias, la pasta.
Ma fa niente. Giusto il tempo di riprendersi e contrattaccare con l'estensione semantica della parola "tovaglia".
La pizza del 7+: un'esperienza di vita, una storia d'amore
In Italia la mangi. Nel Sud la gusti e con ogni probabilità a Napoli te la godi. Ma solo la pizza del "7+" di Nicolosi (CT) ti fa "arricriare".
Non si tratta solamente di puro piacere mangereccio, ma è letteralmente una nuova creazione: una nuova nascita.
Non appena arriva fumante sulla tavola ti senti nuovamente bambino: come accadeva anni e anni fa, la pizza è più grande di te. Altro che diametro di 33cm: in buona parte straborda fuori dal piatto.
All'inizio sei catturato dall'ingordigia di un ragazzino, ma fetta dopo fetta il tuo gusto cresce. Finalmente adulto, riesci ad apprezzare i sapori più sofisticati: la mozzarella che si fonde con la philadelphia e rende cremosa la pasta, il salato dello speck incastonato nella dolcezza del pistacchio.
Ed è in quel momento che inizi ad amarla. Lentamente sfumano i contorni dei commensali, svanisce l'intera sala. Per qualche minuto, come in un amplesso, restate soli, tu e lei.
" I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno Essi sono altrove molto più lontano della notte" (Cit. Jacques Prévert, a cena al 7+)
Lei non è un'amore di una sola sera. Non è un'amore "mordi e fuggi". Non riesci a finirla e lei "rimane" sempre ad aspettarti la mattina dopo.
Ingredienti: 1/2 "Filosofia": mozzarella, philadelphia, speck, rucola, pomodorini, granella di pistacchio.
1/2 "Architettura": mozzarella, prosciutto crudo, rucola, crema ai quattro formaggi, miele di castagno, noci.
Pesaro è così vecchia che ci sono ancora le cabine telefoniche per strada!
"Pomodoro e mozzarelle affette". Da quale sindrome? Da quale malattia? Il buon vecchio raddoppiamento fonosintattico non smette mai di stupirci. Neanche a Pesaro.
#4 - I volantini? Si vive bene anche se vengono gettati a terra
Recentemente a Catania un'ordinanza comunale ha vietato la distribuzione di volantini, ritenuti "fonte di pericolo per il decoro cittadino". Nella classifica di Legambiente, Catania si piazza oltre il 90° posto nella classifica delle città italiane per "livello di vivibilità". Pesaro invece è undicesima. Sarà mica merito di una maggiore civiltà e attenzione da parte di cittadini e aziende che lavorano con la pubblicità? Pare di no...
#3 The importance of "Being Percolla"
Prima o poi sarebbe dovuto accadere. E sapete benissimo di cosa sto parlando. Tutto ebbe inizio in un lontano passato in cui i Black Eyed Peas chiedevano alle masse “Where is The Love?”, Bush tentava di convincere quanto giusta fosse la guerra in Iraq e Chevanton con la maglia del Lecce realizzava 19 reti in serie A.
Per colpa di un nome fin troppo comune, tutti i miei amici cominciarono a chiamarmi per cognome nelle maniere più disparate. Da Pery a Xcolla (che fa molto bimbominchiese e “tizianoferrese”), da Per a Perkins, da Perc a Percò. Attraverso il mio lungo viaggio, segnato da un continuo dirottamento da un’aspirazione all’altra, che mi ha portato dalle medie all’università. Riappropriandomi momentaneamente del mio nome nei primi attimi delle mie parentesi amorose, poco prima di giungere inesorabilmente ad “amore”.
Ed eccoci qui. Nuovo corso universitario, nuova città, nuovi colleghi, nuova vita. Nuova occasione per tentare di recuperare il mio vero nome.
- «Anche tu CPO primo anno? Fantastico! Piacere mi chiamo *inserire-nome-a-caso*. E tu?»
- «Piacere, Antonio! *Inserire-frase-di-circostanza-rompi-ghiaccio*»
Durante le prime settimane ero finalmente tornato ad essere per tutti Antonio. Dentro di me riaffiorava l’orgoglio dell’antico nome romano. Riscoprivo l’utilità di qualcosa che per molto tempo è stato solo un riempitivo di firme e documenti di identità. Ma giorno dopo giorno si insinuava sempre di più il dubbio: per quanto tempo potrà ancora durare tutto ciò?
Da Bellini a Rossini #2 Nella silenziosissima e civilissima Pesaro,ore 13.07. Da lontano sento esclamare con tanta enfasi: "Testa di cazzo, togliti da in mezzo alla strada!" Catania oggi è più vicina.