Lui stava lì, fermo e immobile come una statua di sale in mezzo a quella piazza semi deserta.
Non eravamo molto lontani, venti passi circa. Una distanza piccolissima.
Lo guardavo e lui mi guardava. Indossava una camicia scura con dei jeans e teneva le mani in tasca.
Sentivo che non si sarebbe mosso, che avrebbe aspettato me come aveva fatto negli ultimi anni. Iniziai a muovermi.
Un passo. Due passi.
Rimaneva saldo, come se fosse rimasto lì per tutto quel tempo e i suoi piedi si fossero trasformati in radici che non gli impedivano di muoversi. Di venire da me.
Tre passi.
Forse non voleva che noi due ci riconciliassimo. Forse era venuto soltanto per dirmi che aveva smesso di attendere il mio ritorno ed aveva ricominciato a vivere la sua vita. Era meglio sbrigarmi prima che potesse sparire, stanco di me.
Quattro passi. Cinque passi. Sei passi. Sette passi.
Era cambiato dall’ultima volta che ci eravamo visti: aveva un’aria più matura grazie anche alla piccola barba che stava crescendo sul suo mento, ora la vedevo.
Otto passi. Nove passi.
Avevo pensato a lui molto spesso, quasi ogni minuto da quando ero partita. Mi chiedevo se non avessi sbagliato ad andarmene ma non riuscivo a trovare il coraggio per tornare: mi vergognavo.
Dieci passi.
In fondo era colpa mia. Ero stata io a preferire il resto a lui, a salire su quell’aereo e volare lontano. Ero stata io a sceglierlo.
Undici passi.
Dovevo almeno dirglielo che mi era mancato, che avrei voluto stare con lui e che non c’era stato nessun altro.
Dodici passi. Tredici passi.
Ma al diavolo tutto. Se era lì, era lì per me e non mi sarei lasciata più scappare l’occasione di tenerlo tra le mie braccia.
Iniziai a correre ma mi resi conto di quanto fossi ridicola e mi fermai a tre passi da lui.
I suoi occhi sembravano più azzurri di quando li avevo lasciati, più vivi e pieni di speranza.
Un passo.
Questa volta non ero stata io.
Due passi.
L’aria che avevo appena recuperato iniziava a mancarmi di nuovo. Eravamo troppo vicini. Il suo respiro si confondeva con il mio come se provenissero dallo stesso corpo.
“Mi sei mancato"
Sussurro.
Tre passi.
“Anche tu”