RECENSIONE / Guilherme Ribeiro - Calmaria
Notami Jazz / 2015
Calmaria (“Momento di pausa”) è l’ultimo album del fisarmonicista Guilherme Ribeiro, in cui la minuziosa eleganza degli strumenti fa da sottofondo ai pensieri di chi ascolta, accompagnandoli e cullandoli a ritmo di suoni brasiliani e jazz.
Immaginate una stanza vuota, una passeggiata in solitudine, una sigaretta che si sta spegnendo. Poi accendete lo stereo, inserite Calmaria e provate a ripensare a tutto questo. Quando varie solitudini si incontrano si crea un’atmosfera malinconica, ma di quella malinconia che riempie l’animo, quella sensazione che fa sentire più profondi e in connessione con se stessi. Ecco allora che la stanza all’improvviso si riempie, qualcuno ci prende la mano per strada e la cenere della sigaretta vola disperdendosi nell’aria. E’ questa la malinconia alla Ribeiro, è questo il sound che il fisarmonicista brasiliano riesce a ricreare.
Ogni singolo strumento, che appare come un’anima solitaria, si inserisce nella linea melodica in punta di piedi, unendosi agli altri con estrema eleganza. Avviene così un incontro fra suoni dall’anima ferita che iniziano a camminare insieme, uno accanto all’altro, colmando la tristezza con la malinconia, e la malinconia con la musica stessa. La chitarra acustica di Michi Ruzitschka dialoga col contrabbasso di Sidiel Vieira, la tromba di Runinho Antuines passeggia con l’armonica di Gabriel Grossi e la batteria di Pedro Ito fa da ritmo vellutato a tutto il sound. La ritmica leggera e delicata completa il tutto. Le armonie non sono mai scontate, ma si susseguono in modo piacevole fornendo agli strumenti solisti un tappeto armonico su cui poter sviluppare frasi musicali formate da linee melodiche indefinite. Nel brano Magri il flicorno contribuisce ad alimentare una linfa passionale contaminandola di jazz. Si sfiora anche la samba in Malvadeza, dove la vivacità ritmica ci fa approdare per un attimo su un’isola fatta di gioia pura. L’improvvisazione con l’armonica a bocca risulta molto gradevole e di qualità.
Ma prima o poi da ogni viaggio si deve far ritorno e in Mar de Dentro ci si cala nuovamente in quella complessità di emozioni intime che caratterizza l’intero album. Ricerca, tradizione e contaminazione, ma soprattutto suoni che sfiorano le emozioni e solitudini che congiungono il loro cammino regalandoci cibo per l’anima e musica per la vita.
76/100
di Eleonora Giurato












