Oggi è il turno della OzenMunaiGas Oil Company (OMG).
Azienda al 100% kazaka con 9000 dipendenti e un guadagno annuale di circa quattro miliardi di dollari. Sede: Zhanaozen, e per chi ha seguito la storia dall’inizio questa città dovrebbe dire qualcosa.
Circa 7800 lavoratori sono rappresentati dal sindacato OzenMunaiGas, un’associazione che, come si può già capire dal nome, fa tutto tranne che difendere gli interessi dei lavoratori.
Dal maggio 2011, per sette mesi, una serie di scioperi è proseguita al di fuori delle associazioni sindacali esistenti, in modo spontaneo, dal basso. Fino agli scontri e ai morti di dicembre.
Scoppiato in modo autonomo rispetto allo sciopero alla KBM, i due fenomeni sono poi andati di pari passo sfociando nell’elezione di 5 rappresentanti comuni.
L'origine dell'insoddisfazione risale al febbraio 2010: in seguito a una diminuzione inspiegabile dei salari cominciarono i primi scioperi, subito dichiarati illegali.
Sotto la pressione dei lavoratori, la OMG inizialmente sembrò cedere e firmare un nuovo accordo che prevedeva salari più onesti. In effetti fu così per alcuni mesi, giusto per calmare un po’ le acque, ma in seguito i dipendenti notarono nuove preoccupanti perdite in busta paga. Natalia Sokolova, che abbiamo già incontrato parlando della KBM, aiutò i dipendenti a far sentire la loro voce e gli suggerì di scrivere al Ministro del Lavoro per segnalare l’accaduto.
Nel maggio 2011, Sokolova e altri lavoratori, furono convocati ad Aktau dal Ministro per sentirsi dire che le azioni della OMG erano in linea con le norme vigenti e che le diminuzioni dei salari non erano una violazione dei diritti dei lavoratori o del codice del lavoro.
A questo punto, ventidue dipendenti della OMG annunciarono uno sciopero della fame fino a che l’azienda non avesse accettato di rivedere la propria decisione.
Il 26 maggio lo sciopero della fame ebbe inizio e centinaia di lavoratori si accodarono, decidendo di non lavorare.
Troppo facile prevedere, anche in questo caso, la comparsa della formuletta magica “hazardous production facilities”… E infatti, lo sciopero venne dichiarato illegale dal tribunale di Zhanaozen.
Alcuni dipendenti che partecipavano allo sciopero della fame, a quel punto, ricevettero delle multe senza esserne informati per tempo e senza poter partecipare alle udienze amministrative contro di loro.
I manifestanti pacifici sono stati dispersi della celere l’otto luglio 2011 e circa una dozzina sono stati arrestati, senza che lo sciopero costituisse in alcun modo un problema per l’ordine pubblico e dunque violando, ancora una volta, le norme internazionali sottoscritte dal Kazakistan.
Due giorni dopo anche i pochi rimasti sono stati circondati e sgomberati con la forza, senza preavviso, alle quattro di mattina.
Akzhanat Aminov, uno dei più attivi nell’organizzare lo sciopero, venne condannato a una pena sospesa di un anno per aver, anche lui, incitato la "discordia sociale", cioé per aver dato consigli telefonici ai lavoratori.
A due attivisti di ritorno dallo sciopero furono sparati, nell’ottobre 2011, proiettili di gomma da un assalitore rimasto ignoto. Stessa sorte toccata, sempre in ottobre, a un membro del partito di opposizione (Azat Social Democratic Party). Anche due giornalisti sono stati assaliti con proiettili di gomma ad Aktau durante le loro indagini sugli scioperi (uno è quello in foto, qui a sinistra). Come in tutti gli altri casi: nessun colpevole è mai stato identificato.
In agosto si aggiungono alla tragica lista due omicidi. Zhaksylyk Turbaev, dipendente OMG che proprio il giorno in cui è morto avrebbe dovuto partecipare alle elezioni per un posto nel sindacato, e Zhansaule Karabalaeva, diciottenne figlia di un impiegato della OMG.
Le autorità hanno sempre sostenuto che questi omicidi non fossero in alcun modo legati agli scioperi.
Le mogli di nove lavoratori sono state arrestate nel giugno 2011, gli sono state prese le impronte digitali senza che venisse formulata nessuna accusa concreta nei loro confronti e nell’agosto 2011 la figlia di una portavoce dei lavoratori è stata arrestata e ha trascorso sette giorni in prigione in seguito ad accuse infondate.
In settembre Natalia Azhigalieva, portavoce e organizzatrice degli scioperi, è stata arrestata da agenti di polizia che non si sono identificati e che l’hanno condotta di forza in una stazione di polizia, senza informarla di alcun tipo di accusa a suo carico e negandole di vedere un avvocato. Senza avere il tempo di perparare il processo, è stata in seugito condannata a quindici giorni di arresto amministrativo.
I metodi, ancora una volta, sono rozzi, elementari. Si punta sulla paura, sul timore di rappresaglie, minacce, arresti ingiustificati. Metodi tanto semplici quanto efficaci in un posto senza diritti come il Kazakistan, e che mettono in evidenza, ancora una volta, le connessioni tra aziende petrolifere e istituzioni (Ministri, polizia, tribunali…).
Intanto l’oro nero sgorga senza intoppi, il dissenso è represso, ammutolito.
O almeno così devono aver pensato, finché non è arrivato il 16 dicembre 2011…