No all'oro di Bankitalia, ma tassazione sugli investimenti
Manovra 2026: Niente statalizzazione per l'oro di Bankitalia, ma cambia la tassazione sugli investimenti. Il "tesoro" di Via Nazionale non si tocca. È questa la linea dettata dai tecnici del Ministero dell'Economia e delle Finanze (Mef), che ha portato la Premier Giorgia Meloni a bloccare sul nascere il tentativo di statalizzare le riserve auree della Banca d'Italia. L'emendamento, paradossalmente proposto dallo stesso partito della Premier (Fratelli d'Italia), si è scontrato con un muro normativo invalicabile eretto dall'Europa e dalla Costituzione italiana. Tuttavia, se l'oro di Stato resta dov'è, novità importanti potrebbero arrivare per l'oro da investimento dei privati.
Il tentativo di "scippo" e il parere del Tesoro
Al centro della disputa c'era l'emendamento 1.1 alla manovra 2026, a firma del capogruppo di FdI al Senato, Lucio Malan. La proposta mirava a stabilire che le riserve auree (circa 2.500 tonnellate, per un valore record di 275 miliardi di euro) appartenessero direttamente allo Stato.
Il Tesoro ha però bocciato l'idea, basandosi su un documento tecnico che evidenzia rischi costituzionali ed europei insormontabili. Le riserve, che valgono il 13% del PIL italiano, devono restare sotto la gestione autonoma di Bankitalia.
I tre ostacoli insuperabili
Secondo il Mef, la statalizzazione è impraticabile per tre ordini di motivi principali:
- Violazione delle normative europee (TFEU): - I trattati europei (art. 127 e 130 del Tfue) garantiscono l'indipendenza delle banche centrali e della BCE. - La gestione delle riserve auree è competenza del Sistema Europeo di Banche Centrali (Sebc) per garantire la stabilità monetaria dell'Eurozona. - Come già ribadito da Mario Draghi nel 2019, le riserve "non si toccano". - Inoltre, il passaggio violerebbe il divieto per le banche centrali di finanziare il settore pubblico. - Il nodo costituzionale dell'esproprio: - Il trasferimento della proprietà da Via Nazionale allo Stato si configurerebbe come una "nazionalizzazione a contenuto espropriativo". - L'articolo 42 della Costituzione limita gli espropri ai casi di "pubblico interesse". Poiché Bankitalia è già un ente pubblico che agisce nell'interesse dei cittadini, l'operazione mancherebbe di legittimità. - Mancata consultazione preventiva: - Qualsiasi legge in materia monetaria richiede un parere preventivo della BCE, che non è stato richiesto dai proponenti dell'emendamento. Arriva la tassa "a sconto" sull'oro da investimento
Se l'oro di Bankitalia è blindato, la manovra potrebbe invece intervenire sull'oro detenuto dai risparmiatori italiani. Sono stati giudicati ammissibili gli emendamenti di Forza Italia e Lega che propongono una revisione fiscale vantaggiosa per chi possiede oro fisico (lingotti, monete, placchette).
Attualmente, in assenza di documenti di acquisto, chi rivende oro subisce una tassazione del 26% sull'intero valore incassato. Le nuove proposte mirano a sbloccare questo mercato:
- La proposta: Introdurre un'imposta sostitutiva agevolata (tra il 12,5% proposto dalla Lega e il 13% da Forza Italia) per chi decide di rivalutare l'oro grezzo o monetato. - L'obiettivo: Far emergere valore e generare gettito. Si stima che questa misura possa portare nelle casse dello Stato tra 1,6 e 2 miliardi di euro.
In sintesi, mentre il governo blinda i forzieri di Palazzo Koch per evitare crisi diplomatiche con l'UE e la BCE, apre uno spiraglio per i piccoli investitori nel metallo giallo, cercando nuove coperture per la legge di bilancio.
“Questo articolo ha beneficiato dell’assistenza di Gemini, un modello linguistico AI”
















