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La Venus de Valdivia:
Son las diosas de la cultura Valdivia en la provincia "Santa Elena" ya que allí se asentó la cultura "Valdivia"; la civilización que fue fruto de la cultura Jomón de japon con cultura "Las Vegas" en la epoca paleolitica🤗
Así es chicos; los primeros japoneses en America llegaron a Manabí de Ecuador y son nuestros ancestros😊
Cani domestici, le loro origini risalgono al Paleolitico: la conferma dal DNA
Le razze canine moderne hanno radici molto più profonde di quanto si pensasse fino a poco tempo fa. Un nuovo studio basato sull'analisi del DNA antico ha permesso di tracciare l'ascendenza dei cani domestici fino al Paleolitico, ovvero decine di migliaia di anni fa, quando i primi esseri umani vivevano ancora come cacciatori e raccoglitori. Non si tratta di una semplice curiosità accademica: questa scoperta cambia in modo significativo la comprensione del rapporto tra esseri umani e cani, una delle relazioni più longeve e complesse nella storia della domesticazione animale. La ricerca ha analizzato campioni genetici provenienti da resti di canidi antichi trovati in diversi siti archeologici sparsi per il mondo. Il confronto tra questi profili genetici e quelli delle razze canine moderne ha rivelato linee di discendenza ininterrotte che risalgono a migliaia e migliaia di anni fa. In pratica, alcune delle razze che oggi vivono nelle case di milioni di persone portano ancora nel loro corredo genetico tracce evidenti di quei primi cani che camminavano accanto agli esseri umani del Paleolitico. Una domesticazione più antica e complessa del previsto Fino a qualche anno fa, il consenso scientifico collocava la domesticazione del cane in un arco temporale compreso tra 15.000 e 20.000 anni fa. Ma i nuovi dati genetici suggeriscono che il processo potrebbe essere iniziato ancora prima, e soprattutto che non è stato un evento unico e localizzato. Le evidenze puntano verso una domesticazione avvenuta in più fasi e probabilmente in più regioni geografiche, il che spiegherebbe la straordinaria diversità genetica che si osserva oggi tra le razze canine. Quello che emerge con chiarezza è che il legame tra cani e umani non è stato un incidente della storia, ma un processo graduale e reciproco. I cani che si avvicinavano agli accampamenti umani traevano vantaggio dagli scarti di cibo, mentre gli esseri umani beneficiavano della capacità di questi animali di fare la guardia e collaborare nella caccia. Un rapporto simbiotico che, col passare dei millenni, ha plasmato sia il comportamento che la genetica di entrambe le specie. Cosa racconta il DNA antico sulle razze di oggi L'aspetto forse più affascinante dello studio riguarda proprio il ponte genetico tra passato e presente. Alcune razze moderne, in particolare quelle considerate più "primitive" dal punto di vista genetico, mostrano una vicinanza sorprendente ai campioni di DNA antico risalenti al Paleolitico. Questo significa che, nonostante secoli di selezione artificiale da parte degli allevatori, una parte del patrimonio genetico originario è sopravvissuta praticamente intatta. Il DNA antico ha anche permesso di ricostruire le migrazioni dei cani insieme ai gruppi umani, confermando che questi animali hanno seguito le popolazioni nei loro spostamenti attraverso continenti e climi diversi. Le razze canine moderne, dunque, non sono soltanto il prodotto dell'allevamento selettivo degli ultimi secoli, ma il risultato di una storia evolutiva che affonda le sue radici nel Paleolitico e che racconta, indirettamente, anche la storia delle migrazioni umane. I dati raccolti aprono nuove strade per la ricerca futura, con la possibilità di identificare con maggiore precisione quando e dove specifiche linee genetiche si sono separate, dando origine alla varietà di razze che conosciamo oggi. Read the full article
When beauty turned to mud
CUANDO LA BELLEZA SE HIZO BARRO / QUANDO LA BELLEZZA DIVENNE ARGILLA
(English / Español / Italiano)
We are all familiar with the wonders of the Altamira bison, but a little further north, in France, we can find them "in 3D".
Approximately 14,000 years ago, someone ventured deep into the Tuc d'Audoubert cave (almost a kilometre). They gathered and kneaded a large amount of clay from the walls and floor of the cave itself. Then they chose the rock that would serve as the base for their work. Finally, they sketched what they wanted to model on the walls with charcoal and on the clay floor with their fingers.
The bison, a male and a female measuring approximately 66 cm wide by 45 cm high, possess a natural beauty that is difficult to describe. They appear to be sniffing the wind, ready to mate.
In addition to the "sketches", the person who modelled them left us the marks of their hands on the sculptures, the traces of their fingers as they modelled the legs, and the small spatulas and tools they used to draw the manes on the clay. These are the details that, beyond the beauty of the work, make it more human and bring us closer to the person who left there, for millennia, testimony to their talent.
A person who, incidentally, was not so alone, as the ground appears to be covered with fossilised children's footprints in the clay.
This is not the first time that clay has been used to make art in prehistoric times. Thousands of years ago, we found "Venus" figurines and zoomorphic figurines made from this material. But none of them had these characteristics.
A few millennia later, with the arrival of the Neolithic period, clay began to be used for more mundane purposes.
But today we wanted to show you that in the Magdalenian period (the Golden Age of Palaeolithic art), it wasn't all about cave paintings.
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Todos conocemos esa maravilla que son los bisontes de Altamira pero un poco más al norte, ya en Francia, podemos encontrarlos "en 3D".
Hace aproximadamente unos 14.000 años, alguien se adentró hasta lo más profundo (casi un kilómetro) en la cueva de Tuc d'Audoubert. Amontonó y amasó una buena cantidad de arcilla de las paredes y del suelo de la propia cueva. Después escogió la roca que le serviría de soporte para su obra. Y finalmente trazó en las paredes, con carbón, y sobre la arcilla del suelo, con el dedo, los bocetos de lo que pretendía modelar.
Los bisontes, un macho y una hembra de unos 66 cms de ancho por 45 cms de alto son de una belleza naturalista difícil de describir. Parecen otear el viento a punto de aparearse.
Además de los "bocetos", la persona que los modeló nos dejó las marcas de sus manos sobre las esculturas, los trazos de sus dedos al modelar las patas y las pequeñas espátulas y herramientas que usó para dibujar las melenas sobre la arcilla. Estos son los detalles que, más allá de la belleza de la obra, nos la hacen más humana y nos acercan a la persona que dejó allí, durante milenios, testimonio de su talento.
Una persona que, por cierto, no estuvo tan sola ya que el suelo aparece lleno de pisadas de niños fosilizadas sobre la arcilla.
No es la primera vez que se usó el barro para hacer arte en la Prehistoria, ya muchos miles de años atrás encontramos "Venus" y figuritas zoomorfas de este material. Pero ninguna de estas características.
Pocos milenios más tarde, con la llegada del Neolítico, el barro empezaría a utilizarse para funciones más prosaicas.
Pero hoy queríamos enseñaros que en el Magdaleniense (la Edad de Oro del arte Paleolítico) no todo eran pinturas rupestres.
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Tutti conosciamo la meraviglia dei bisonti di Altamira, ma un po' più a nord, in Francia, possiamo trovarli "in 3D".
Circa 14.000 anni fa, qualcuno si addentrò nelle profondità (quasi un chilometro) della grotta di Tuc d'Audoubert. Raccolse e impastò una buona quantità di argilla dalle pareti e dal pavimento della grotta stessa. Poi scelse la roccia che gli sarebbe servita da supporto per la sua opera. Infine tracciò sulle pareti, con il carbone, e sul fango del pavimento, con il dito, gli schizzi di ciò che intendeva modellare.
I bisonti, un maschio e una femmina di circa 66 cm di larghezza per 45 cm di altezza, sono di una bellezza naturalistica difficile da descrivere. Sembrano scrutare il vento, pronti ad accoppiarsi.
Oltre agli "schizzi", la persona che li ha modellati ci ha lasciato le impronte delle sue mani sulle sculture, i segni delle sue dita mentre modellava le zampe e le piccole spatole e gli strumenti che ha usato per disegnare le criniere sull'argilla. Sono questi dettagli che, al di là della bellezza dell'opera, la rendono più umana e ci avvicinano alla persona che ha lasciato lì, per millenni, la testimonianza del suo talento.
Una persona che, tra l'altro, non era poi così sola, dato che il terreno è pieno di impronte fossili di bambini impresse nell'argilla.
Non è la prima volta che l'argilla è stata utilizzata per creare opere d'arte nella preistoria: già molte migliaia di anni fa sono state rinvenute "Veneri" e statuette zoomorfe realizzate con questo materiale. Ma nessuna di queste presentava queste caratteristiche.
Pochi millenni dopo, con l'avvento del Neolitico, l'argilla iniziò ad essere utilizzata per scopi più prosaici.
Ma oggi volevamo mostrarvi che nel Magdaleniano (l'età d'oro dell'arte paleolitica) non c'erano solo pitture rupestri.
Source: ArqueoEduca
🧠💀 Una scoperta straordinaria in Israele: la Tinshemet Cave ha restituito cinque tombe rituali risalenti a 100.000 anni fa. Riti funerari e cognizione simbolica già ai primordi dell'Homo sapiens. Un salto nella storia umana. #Archeologia, #StoriaPreistorica, #TombaAntica, #EvoluzioneUmana, #RitiFunerari, #ScoperteArcheologiche, #CulturaAntica, #Paleolitico, #EreditàUmana, #Scoperte2025
DENNY: A NEEDLE IN THE HAYSTACK OF HUMAN EVOLUTION.
DENNY: UNA AGUJA EN EL PAJAR DE LA EVOLUCIÓN HUMANA.
DENNY: UN AGO NEL PAGLIAIO DELL'EVOLUZIONE UMANA.
(English / Español / Italiano)
The Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology did it again by publishing in Nature a couple of years ago the discovery of the first direct offspring of two different human species.
"Denny" (Denisova 11 for Science) was a teenage girl who lived 50,000 years ago in the Denisova cave (Altai) and left us at the age of 13.
His mother was a Neanderthal female and his father was a Denisovan. That makes Denny the first first-generation hybrid human found so far.
We know that Denisovans and Sapiens hybridised somewhere and sometime (very little is known about the mysterious Denisovans compared to other human species) because they left part of their genetic legacy in today's original human communities in Australia and Oceania.
We also know that Neanderthals and Sapiens hybridised and the proof is in our genetic map.
But in Denny's case, it is the first time that a direct (first generation) descendant of two different human species has been found.
What secrets did he keep?
We will be telling you about them as we get to know them. But for the time being, as expected, Denny was not alone 😉
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El Instituto Max Planck de Antropología Evolutiva volvió a hacerlo publicando en Nature hace un par de años el descubrimiento de la primera hija directa de dos especies humanas distintas.
"Denny" (Denisova 11 para la Ciencia) era una adolescente que vivió hace 50.000 años en la cueva de Denisova (Altai) y nos dejó a la edad de 13 años.
Su mamá era una mujer neandertal y su papá era denisovano. Eso convierte a Denny en el primer humano híbrido de primera generación encontrado hasta el momento.
Sabemos que denisovanos y sapiens hibridaron en algún momento y en algún lugar (es muy poco lo que se conoce sobre los misteriosos denisovanos comparándolo con otras especies humanas) porque dejaron parte de su legado genético en las comunidades originarias humanas actuales de Australia y Oceanía.
Sabemos también que neandertales y sapiens hibridaron y la prueba está en nuestro mapa genético.
Pero en el caso de Denny es la primera vez que se encuentra a una descendiente directa (de primera generación) de dos especies humanas diferentes.
¿Qué secretos tenía guardados?
Os los vamos a ir contando conforme los vayamos conociendo. Pero de momento os adelantamos que, como era de esperar, Denny no estaba sola 😉
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L'Istituto Max Planck per l'antropologia evolutiva lo ha fatto di nuovo, pubblicando su Nature un paio di anni fa la scoperta della prima discendenza diretta di due specie umane diverse.
"Denny" (Denisova 11 per la scienza) era un 'adolescente vissuta 50.000 anni fa nella grotta di Denisova (Altai) e ci ha lasciato all'età di 13 anni.
Sua madre era una femmina di Neanderthal e suo padre un Denisovano. Questo fa di Denny il primo ibrido umano di prima generazione finora trovato.
Sappiamo che i Denisovani e i Sapiens si sono ibridati da qualche parte e in qualche momento (si sa molto poco dei misteriosi Denisovani rispetto alle altre specie umane) perché hanno lasciato parte della loro eredità genetica nelle attuali comunità umane originarie in Australia e Oceania.
Sappiamo anche che Neanderthal e Sapiens si sono ibridati e la prova è nella nostra mappa genetica.
Ma nel caso di Denny, è la prima volta che viene trovato un discendente diretto (di prima generazione) di due specie umane diverse.
Quali segreti ha mantenuto?
Vi parleremo di loro man mano che li conosceremo. Ma per il momento, come previsto, Denny non era sola 😉
Source: ArqueoEduca