“Quello che a noi adesso appare normale e incontrovertibile nella sfera della pratica religiosa (cioè molte religioni che sono praticate in uno stesso territorio) era del tutto inconcepibile solo alcuni secoli fa. Allo stesso modo, è assai probabile che la tolleranza politica, attuata attraverso l’esistenza, nello stesso spazio fisico, di vari governi che funzionano in competizione tra di loro, apparirà del tutto normale in tempi futuri mentre adesso, a molti, non sembra altro che un’idea assurda e impraticabile.
Come già evidenziato da Arthur Schopenhauer, la verità, prima di emergere, passa generalmente attraverso tre fasi: nella prima fase essa è ridicolizzata, poi è violentemente contrastata, e infine è accettata come un dato di fatto del tutto naturale.
Nell’era di Internet, delle comunità virtuali e del villaggio globale, il concetto e la pratica della panarchia sono davvero una soluzione mirabile di fronte a qualsiasi complessità e complicazione sociale. La proposta di de Puydt si applicherebbe in particolare, come rimedio prodigioso, in tutti quei casi (e non sono pochi, dalla Palestina all’Irak, dalla Siria alla Turchia, per citare solo gli esempi più attuali e laceranti) in cui diversi gruppi culturali o etnie vivolo l’una accanto all’altra. Ogni comunità potrebbe farsi amministrare da un proprio governo, senza divisioni territoriali, muri separatori o contrapposizioni politiche. Già in passato, in Medio Oriente, mercanti di diversa provenienza geografica erano soggetti a leggi diverse facenti riferimento al loro paese d’origine pur vivendo e commerciando in uno stesso luogo, senza che ne sorgessero problemi o complicazioni insolubili.
In sostanza, se non rinnoviamo radicalmente le concezioni sul modo di organizzare le nostre relazioni sociali ci troveremo ad affrontare problemi giganteschi generati dallo sviluppo tecnologico e dalla voglia di libertà e di atuonomia di un numero crescente di esseri umani, con strumenti politici che sanno più di feudalesimo che di nuovo millennio.
Intrappolati in una simile situazione, subiremo un continuo degrado personale e sociale, prigionieri ottusi di vecchi miti e di antiche superstizioni.”
Tratto da “Alla scoperta di Paul-Èmile de Puydt”, Gian Piero de Bellis, 2008.












