Si potrebbe rinunciarci ma poi cosa avremmo da mangiare. La quotidianità ha inflitto tremende sconfitte e portato morte più di qualsiasi altra sindrome, malattia o alienazione. In eccesso è un male ma se applicato alle discipline umanistiche è anche benessere. Lo stesso che invade il corpo e la materia con l’ansia di arrivare, di essere una potenza indagatrice e nel contempo di trasformarsi in un fallimento esemplare, un candidato alla scomparsa. L’artista è lo stollo intorno a cui la paglia si ammassa e regge, regge ben oltre il peso del proprio peso ed è piantato nella terra, a sentire il frescure umidiccio e mucido delle erbe, del fango e delle vene d’acqua, forse troppo profonde. La volontà di diventare prima di essersi schiarita la strada. Allora si che l’ansia non è solo la sciarpa dello stomaco ma il motore del bolide.
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