[...] Prendo coraggio, corro verso di lei e le strappo il proiettile di mano. Lo frantumo.
Mi fiondo verso il cancello, voglio andarmene da qua. Guardo la mia amica, non mi sta seguendo, è terrorizzata.
La vecchia prende un altro proiettile e mi dice che se me ne fossi andata avrebbe sparato alla mia compagna.
“Non può farlo”, penso. E così le prometto che sarei tornata a prenderla.
Scavalco e corro per la strada, facendo il segno dell’autostop con la mano, ma nessuno si ferma. Così grido, urlo e piango. Qualcuno dovrà pur avere il buon cuore di darmi una mano!
Incontro dei motociclisti in rosso, fermi sul ciglio della strada, chiedo una mano ad uno di loro ma stanno aspettando degli amici e non possono muoversi.
Corro ancora ed arrivo davanti ad un bar, ci sono delle persone, potranno aiutarmi!
Un ragazzo mi presta il suo cellulare per chiamare la polizia, ma non so il numero. -Qual’è il numero della polizia?- Gli domando visibilmente agitata. Lui mi risponde confusamente, quasi fosse in trance. -Dimmi il numero, forza!- Lo prendo per le spalle.
Prova a rispondermi, ma non riesco a capire le sue parole. -Avresti dovuto correre e basta, senza perdere tempo con l’autostop o coi motociclisti.- Mi dice infine.
Mi volto e vedo la vecchia uscire in auto dal cancello dal quale sono scappata. [...] Continua