I patrimoni degli oligarchi amici di Putin sono inconcepibili.
Nel loro ambiente se hai un miliardo di dollari sei additato al pubblico ludibrio o susciti compassione. («Poveraccio. Pensa che ha solo un miliardo di dollari». «Non ci credo!». «Eh, se la passa male». «Che ne dici di aprire una sottoscrizione?». «No, sai com'è fatto. Piuttosto vive con meno di 60 Bugatti nel garage, ma non vuole la pietà di nessuno»).
Cosa fare? Espropriare tutto.
In questo campo, ovviamente, il democratico occidente – che ora se la prende con i pacifisti – ha una coda di paglia grande come una supernova, perché con i ricchissimi sostenitori della dittatura di Putin tanta gente ha brindato fino a ieri. E alcuni brindano con loro perfino oggi.
Bisogna espropriare con finalità sociali, non solo "congelare".
Bisogna svuotare i loro portafogli.
Bisogna trasformare yacht e castelli degli oligarchi in centri di accoglienza, sedi di cooperative, navi per il soccorso, centri sociali, eccetera; oppure venderli e trasformare il ricavato nei sussidi che fanno incazzare Guido Barilla.
La ricchezza degli oligarchi va spazzata via fino a trasformare i locali di Briatore e le feste di finanziamento dei partiti sovranisti in luoghi semi-disabitati e infestati dai fantasmi.
Per ora si vedono titoli trionfalistici sulla caccia ai patrimoni degli oligarchi, ma è stata intaccata solo una piccola parte di quelle immense ricchezze. L'espropriazione per molti è un tabù e il tracciamento dei grandi patrimoni incontra molte difficoltà, anche per gravi colpe del solito occidente democratico che getta la croce addosso ai pacifisti.