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Lo strano liberalismo di Zanetti
Milano 3 Maggio - Una precisazione. Zanetti è il presidente di Scelta Civica. Una precisazione dovuta, perché fuori dal mondo liberale dove fa da puntaspilli quotidiano per ogni sana e goliardica polemica, dubito qualcuno lo conosca. Zanetti è un commercialista ed un liberale. Sincero, dice lui. Io mi fido di lui, come fido di qualsiasi altro politico. Con beneficio d'inventario. Nel suo caso pure meno, viste le sparate sull0 aumentare le tasse per ridurle (introduzione della Google Tax, parte seconda, la Vendetta dello Stato ladro). Ma torniamo a noi, questo paladino del pensiero Einaudiano, pubblica sull'Huffinghton Post online un lungo articolo sul perchè bene avrebbe fatto Monti a bloccare la indicizzazione delle pensioni al di sopra di una certa soglia, e di quanto mal avrebbe fatto la Corte Costituzionale a definirlo un furto. Sbagliato è infatti, per il nostro, creare una sanguinante ferita tra chi ha il retributivo e chi ha il contributivo, ferita che si sarebbe materializzata perchè sono stati aboliti tagli di qualche punto percentuale alle seconde pensioni. Queste argomentazioni, in un Liberale, fanno un po' specie, forse bisognerebbe risalire ai principi prima di lanciarsi in risposte avventurose. Primo: da chi ha prodotto la Fornero (che divide con un taglio netto i sommersi ed i salvati dal Grande Esodo), forse un po' di cautela sul tema della disparità di trattamento ce la si potrebbe aspettare. Ma andiamo oltre. Secondo: il problema radicale è che la generazione dei fortunati andati in pensione col retributivo ha dei diritti acquisiti. E questi, per costante e criminale giurisprudenza Costituzionale, sono intoccabili. Questo principio non solo non esiste nella Costituzione, ma anzi è l'antitesi dei principi su cui la Costituzione stessa si basa.
Un passo indietro. Se è vero che il cittadino deve poter fare affidamento sulla legge e sulle conseguenze delle proprie azioni che sulla legge si basano, è anche vero che questo principio non è assoluto. La retroattività esiste, ad esempio. Ma soprattutto alcuni principi superano quello enunciato prima come importanza. Ad esempio, il diritto di non essere sottoposti a norme che non sono state approvate da propri rappresentanti. La Rivoluzione Americana iniziò proprio sulla base del principio per cui non vi poteva essere tassazione senza rappresentanza. Chi oggi paga le pensioni ai pensionati, e che domani non avrà nemmeno la sicurezza di poter godere della previdenza in prima persona, non era affatto rappresentato quando si decise di creare il sistema retributivo. Come si può pretendere che le conseguenze, scellerate, di una generazione che gode i vantaggi dell'atto nefando, ricadano sulle generazioni successive, che di quei vantaggi nemmeno vedranno l'ombra? A questo i Giudici dovrebbero rispondere.
Zanetti invece dovrebbe spiegare come sia possibile, ogni santa volta, abdicare ai principi liberali in nome del liberalismo. Monti non ha attaccato il sistema. Non ha uniformato le pensioni. Ha tolto con giustificazioni ridicole, un po' di soldi a tutti. Il che è ridicolo, prima che idiota e soprattutto prima che incostituzionale. Immagino che a Zanetti tutto questo sfugga, come gli sfugge l'ironia di un liberale che giustifica un furto per correggerne un altro.
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Luca Rampazzo
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