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Peter Hoeg - I quasi adatti - pag. 157
Non dissi molto, non ce n'era bisogno. Lei sedeva sulla cassa, chinata in avanti, e mi ascoltava. Ascoltava anche le mie pause, tutto, anche quello che non riuscivo a dire. Sedevamo lì, e io sapevo che questo si prova quando si è completamente accettati. Si siede accanto a un'altra persona e si viene capiti, tutto viene capito, e niente viene giudicato, e si diventa indispensabili.
Peter Hoeg - I quasi adatti - pag. 156
Non si può mai abbandonare un bambino senza precipitare se stessi nella perdizione, mai. È una regola contro la quale non si può fare nulla.
Peter Hoeg - I quasi adatti - pag. 155
Era tutto, il bacio era tutto. Tutto quello che avevi sognato ma mai ottenuto, e tutto quello che ora non sarebbe mai arrivato, perché dovevo andarmene ed ero perduto. Cancellò il tempo. Sapevo che lo avrei ricordato per l'eternità, e che non avrebbero potuto togliermelo, mai, qualunque cosa fosse accaduta. Allora l'attimo divenne un attimo assolutamente senza paura.
Peter Hoeg - I quasi adatti - pagg. 133-134
Ma continuammo a salire, lo feci per August. Pensai che la legge della reciprocità non poteva essere una legge della natura. Quando le persone sono deboli e indifese, come ora August, può diventare necessario fare qualcosa per loro senza ricevere nulla in cambio. Non importa cosa. Anche se poi qualcosa si riceve. Ero sceso e risalito per aiutarlo e proteggerlo. Adesso era come se mi aiutasse lui. Come se ci si potesse liberare aiutando gli altri. Non riesco a dirlo meglio.
Peter Hoeg - I quasi adatti - pag. 114
Non è con cattive intenzioni che uno valuta la gente. È solo perché lui stesso è stato tante volte sottoposto ai test. Alla fine non riesce a pensare in altro modo. Forse uno non se ne rende conto così chiaramente, se è sempre riuscito a fare più o meno quello che gli veniva richiesto. Forse se ne rende conto chi sa che per tutta la vita sarà sempre sul limite.
Peter Hoeg - I quasi adatti - pag. 107
Forse è sbagliato credere che le contraddizioni possano essere spiegate.
Peter Hoeg - I quasi adatti - pag. 92
Quando uno valuta qualcosa è portato a pensare che vi si possa applicare una scala di valori lineare. Altrimenti non è possibile alcuna valutazione. Quando una persona dice che una cosa è buona o cattiva, o un po' meglio di ieri, afferma l'esistenza di un codice di votazione, dice che in modo più o meno chiaro e logico è possibile attribuire un numero a una prestazione. Ma non è mai stato dato un codice alla pratica del dare voti. E questo non lo dico per offendere qualcuno. Nella storia del mondo, per una cosa appena un po' più complicata di una semplice azione in campo o di una corsa sui quattrocento metri, mai nessuno è stato in grado di produrre un codice che potesse essere imparato e applicato da diverse persone in modo da dare come risultato lo stesso voto. Mai ci si è trovati d'accordo su un metodo per stabilire quanto un disegno, un pasto, una frase, una parolaccia, un furto con scasso, uno schiaffo, un canto patriottico, un tema, un cortile di scuola, una rana o una conversazione fossero buoni o cattivi, migliori o peggiori di un altro. Mai, niente che si avvicini a un codice. Ma un codice è importante, è quello che ci assicura di poter parlare di qualcosa, apertamente e onestamente. Un codice è una cosa che si dovrebbe poter insegnare[...]