non sono pezzi, mi sono solo persa
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non sono pezzi, mi sono solo persa
“E quando alla fine, dopo un altro bacio, dopo tante carezze, sentimenti scoperti, ancora calore e calore di te, mi chiederai «quindi chi sei?» ti dirò semplicemente «io sono amore» E tu capirai.”
Sara Mascia, polveristellari. // My instagram: @lady.vi.94
luce spenta
sono in quella fase della vita oberata di domande, mezze risposte, mezze verità, mi circondo di rumore perché da sola non so stare, eppure quella solitudine la bramo con ogni fibra del mio essere, la desidero come un ultimo giorno di mare, un ultimo raggio di sole, datemi rumore per poter riposare, per annebbiare il flusso dei miei pensieri, sono stanca, stanca, stanca di un cervello inspegnibile, un interruttore rotto tra tutti i vorrei, i se mai, i se vuoi, i potrei, i dovrei, i limiti irraggiungibili che mi impongo, il dolore di non arrivarci, lo stridio dei denti per tirare fino all’arrivo, sono stanca, ripeto, stanca della rabbia, dell’odio, stanca di sparire senza poter fare altrimenti, stanca delle distanze, stanca di stare in attesa, degli errori, sbaglio, sbaglio tanto, ultimamente continuamente, spinta da una stanchezza e confusione che di viola non colora solo le occhiaie, ma anche la vita, mi domando se davvero la solitudine sia la risposta, se davvero si stia bene solo da soli, nessun compromesso, nessun incanto, o se sia solo paura e ghiaccio che ho ovunque, il gelo che porto fin dentro le ossa, il dolore e l’offesa, ti odio, mi odio, mi seppellisco ogni notte e trasporto il mio corpo, lo schifo che ho dentro e che non mi perdono, lo appendo ad un albero e aspetto che il sole si alzi, che domani sia una persona pulita e domani arriva e sono la stessa, di nuovo nel mio letto, di nuovo nella mia testa, un’altra notte in bianco, spegniti, spegnimi, perdonami, perdonati
luce accesa
Ci siamo tutte, le persone che sono, sono stata, io.
Il mio riflesso allo specchio sembra una mosaico di me – la bambina insicura che per un distinto non è tornata a casa, la bambina ancora più piccola che si taglia il mento dondolando sulla sedia, quella un po’ più grande ma ancora più fragile che si ustiona la fronte con la piastra perché i capelli crespi non fanno arrivare l’amore (come se l’apparecchio ai denti non bastasse, come se essere me mi avesse salvato dalle risate di scherno – l’ho mai detto che le sento ancora? – come se l’adolescenza non stesse già ferendo la parte più vulnerabile di me). Vedo il neo sotto l’occhio destro che ho da sempre, anche la donna che sono a 15 anni, l’orgoglio e l’ossessione per il mio primo amore, vedo anche l’incertezza del seno troppo piccolo, la cellulite troppo vasta, le smagliature, i peli, il dolore, i miei “non mi guardare”, i miei “desiderami di più”. Vedo tutte le volte in cui mi sono annientata per non essere abbastanza, non abbastanza per i bambini, poi uomini che ho voluto, non abbastanza per me stessa, alla fine, e la consapevolezza che quella mancanza non potrà probabilmente colmarsi mai.
Eppure vedo la me di adesso, un corpo segnato dall’inchiostro, modellato dall’esercizio, vedo i capelli lunghi, come mai li ho portati, come sempre li ho voluti, e penso di essere la persona che sognavo per me a 12 anni, nei miei racconti, nelle mie fantasie.
Guardami, bambina, guarda dove siamo arrivate, guardaci belle e potenti, dimentica le lacrime che abbiamo buttato, dimentica la solitudine, dimentica che ti ami solo tu. Guardami splendere perché da sola non riesco, perché ci saranno altre mani a toccarmi – a parte le mie – perché non può essere finita a 24 anni, perché non può finire adesso.
“come mai qui?”
E mi piace
mi piace prendere il
posto che mi spetta
mi piace guardami
piacermi
mi piace trovare in me
quello che ho
sempre
cercato
trovato
negli altri
Eppure mi spaventa
- se non avessi più bisogno di niente?
Utero (2021)
Ho scritto i primi versi nelle note del telefono in una notte di ottobre 2020. Non scrivevo da tanto e si nota - la poesia è sempre stato il mio modo per placare il dolore - ma la mattina dopo erano lì. Crudeli quasi quanto quello che stavo affrontando.
Il problema delle malattie legate all’apparato genitale femminile è che la maggior parte delle volte non si manifestano, semplicemente ci sono. E può capitare che, come nel mio caso, il controllo sia casuale ma fortunatamente in tempo (quando si parla di prevenzione si tratta di questo, agire prima che sia troppo tardi).
E non ne parlo oggi perché voglio visibilità - la mia testimonianza non conta niente, così come ciò che ho avuto - ma perché dopo mesi, esami, tanti pianti di nascosto per non far preoccupare nessuno più del dovuto e il dolore più forte mai provato finora, ho avuto la certezza, finalmente, di esserne uscita.
Ne parlo perché mi sono sentita sola nell’affrontarlo, perché raramente si discutono queste tematiche, soprattutto sui social. Come se ci si dovesse vergognare - e io mi vergognavo da morire, nella mia più totale ignoranza.
Ne parlo perché a 23 anni non pensi possa toccarti niente di serio, non conosci il significato di sigle che nella tua testa suonano tutte come un problema che non puoi risolvere da sola. Non puoi vederlo, devi solo fidarti di quei medici che ci provano a spiegare, a placare il tuo panico, e che non sempre ci riescono.
Ne parlo soprattutto per estendere i discorsi fatti alle mie amiche a chiunque mi stia leggendo: vi prego, non saltate i controlli, fate periodicamente il Pap-test, rispettate le tempistiche, ma in generale fate quella visita che state rimandando da tempo. Io ho fatto la scelta giusta nel dare retta a mia madre, quindi oggi date retta a me.
Non smetterò mai di ripeterlo: amatevi sempre e prendetevi cura di voi. Nella maggior parte dei casi andrà tutto bene e la vita continuerà come sempre. Negli altri, la prevenzione garantisce un fattore importantissimo che tendiamo a trascurare: il tempo.
Sempre troppo, mai abbastanza
Voce (2021)
carezze
Mani (2021)