Una postfazione a “Historiae” (poi giuro che la smetto)
Ho deciso di lasciare un ultimo post riguardante il primo racconto (“Historiae – Il viaggio fantastico”) che ho revisionato e corretto, per poi pubblicarlo su EFP. Questo perché oggi sul mio canale telegram (che trovate sotto la descrizione) ho pubblicato l’ultimo post ad esso dedicato, quindi mi prende un po’ a male non parlarne anche qui. In questa postfazione, che non esisteva quando ho scritto e revisionato il testo la prima volta, l’ho scritta il 25 febbraio di quest’anno, un bel po’ di tempo prima che concludessi la pubblicazione (avvenuta il 15 marzo).
Credo valga la pena di essere letta, perché è ciò che di più sincero potevo scrivere in merito a quel “piccolo” romanzo.
“Quando per la prima volta ho avuto l’idea di creare una storia che potesse unire assieme tutti i romanzi fantasy dei quali ero appassionata, avevo dieci anni; scrissi la prima bozza di ciò che avete letto sin’ora su una vecchia macchina da scrivere che avevo per caso trovato nell’ufficio dei miei genitori e che stranamente era ancora funzionante.
La bozza prevedeva due ragazzi, un maschio e una femmina, amici per la pelle (già al momento dell’ideazione, i due ragazzi portavano il nome di Pedro e Taishiro, anche se il cognome del ragazzo era Spunk e non Lahir), che all’improvviso decidevano di viaggiare attraverso tutti i mondi magici sino a trovare il mondo “finale”, quello che potesse raccogliere le caratteristiche di tutti gli universi di cui ero innamorata da bambina; il nome di questo luogo fantastico lo creai quella sera, sul momento, mettendo insieme tutte le lettere non presenti come iniziali delle varie realtà che avevo considerato, per cui venne fuori la parola “Cilortuv”. Il titolo della bozza – e quindi del successivo manoscritto – in quel momento era solamente Il viaggio fantastico.
Questa bozza rimase senza sviluppo per quasi un anno, quando decisi di aggiungere un elemento scatenante che potesse giustificare il viaggio improvviso dei due protagonisti: fu così che mi venne in mente di creare la “Grande Malattia”, che nella prima stesura del racconto era solo ed esclusivamente un virus potentissimo che richiedeva una cura particolare non presente nel villaggio di partenza (all’epoca si parlava di un solo villaggio, non di un’intera “nazione”).
Scrissi la storia per quasi due anni, poi, dopo aver compiuto dodici anni, mi stufai e non buttai giù nemmeno una parola per quasi un intero anno; all’epoca molte delle saghe da me cominciate (tra cui Harry Potter) non si erano ancora concluse, per cui molti particolari li inventai di sana pianta – d’altronde, cos’altro può fare una ragazzina delle medie con una scarsa capacità stilistica, se non inventare? -, fino a quando esaurii l’ispirazione e il documento rimase incompleto sul mio portatile (di quelli vecchi, grossi, che facevano un sacco di rumore solo ad accenderli). Solo dopo aver compiuto tredici anni, l’ispirazione mi tornò in un pomeriggio verso la fine dell’estate, mentre ero rifugiata nella casa in montagna della mia famiglia e il sole stava tramontando: da quel momento, sino ai due mesi successivi, non feci altro che scrivere, trasformando la Grande Malattia in un mago potentissimo e creando la bozza finale del mondo della Terra di Tsagumi. Conclusi il racconto che avevo cominciato l’ultimo anno delle medie da un paio di mesi e mi apprestavo a cominciare la preparare l’esame di terza media.
Per qualche tempo, la storia così com’era rimase sepolta in una cartella del mio vecchio pc, per poi essere trasferita su diverse chiavette usb ogni volta che il computer (vecchio come non mai) aveva dei gravi malfunzionamenti. Quando ormai il mio primo pc mi abbandonò e trasferii tutti i miei file su uno nuovo di zecca, erano passati due anni dalla conclusione del racconto e avevo ormai cominciato il ginnasio; rileggendolo, mi resi conto che avrei cambiato molte cose, a partire dal titolo, che cambiai drasticamente in Historiae – visti i miei studi classici-, inserii un’introduzione (che tuttavia non ho intenzione di replicare) e corressi molti errori, di battitura e stilistici, fatti durante il mio primo periodo in cui il mio modo di scrivere era decisamente acerbo e infantile; ho ricorretto negli anni almeno altre tre volte il racconto, aggiungendo descrizioni di paesaggi, togliendone altre, inserendo descrizioni di emozioni (che inizialmente davo spesso per scontate), modificando alcune parti per meglio adattarle alle storie dei romanzi, che nel frattempo avevano concluso le loro saghe; non sono tuttavia riuscita mai ad eliminare del tutto quella patina infantile che la storia aveva, proprio perché scritta da un’undicenne che non sapeva dove fossero di casa le focalizzazioni e le descrizioni visive dei personaggi.
Nel frattempo ho scoperto altre realtà, che la porta di internet mi ha reso accessibili in qualsiasi momento: anime, manga, film, videogiochi in misura minore, erano finalmente alla mia portata, tutti i giorni. Da adolescente ho scoperto diversi siti e forum in cui venivano pubblicate storie originali e fan fiction (opere basate su opere già esistenti), fino a quando non mi sono imbattuta su Efp a diciassette anni e da allora non me ne sono più separata; ho scritto tantissimo da poco prima della maturità sino al primo anno di università, per la maggior parte fan fiction ispirate a manga, mentre i miei racconti originali rimanevano dimenticati in cartelle nascoste, o quasi: ero infatti molto restia a pubblicare ciò che avevo scritto quando altro non ero che una bambina ed ero gelosa di ciò che avevo creato.
Poi è arrivato un altro blocco dello scrittore, dovuto inizialmente alla scrittura di due tesi di laurea, attraversato da due importanti e dolorosissime perdite avvenute nella mia famiglia a pochi anni di distanza le une dalle altre: mio nonno e mia madre.
Sono finalmente arrivata al momento in cui ho deciso di rivivere ciò che ero e che mi aveva portato a sviluppare il mio amore per la scrittura; ho ripreso in mano questo piccolo romanzo, ho fuso i due titoli, dando vita a Historiae – Il viaggio fantastico e revisionato, corretto e modificato per l’ultima volta questo pezzo del mio passato, decidendo di darlo in pasto al mondo del web, anche per porre fine ad un’avventura che va avanti da quasi quattordici anni.
Questo testo è sia un “viaggio fantastico” che una raccolta di “storie” per cui, per la prima volta dopo anni, sono soddisfatta anche del titolo; mi rendo conto che l’opera non è ancora perfetta e probabilmente non lo sarà mai, ma per la prima volta mi sento soddisfatta delle conclusioni che ne ho tratto.
Ringrazio chiunque mi abbia letto sin qui, ringrazio i miei genitori, il mio compagno e soprattutto i miei nonni, a cui è dedicato il racconto: quando lo scrissi erano entrambi in vita, ora c’è solo mia nonna - lei ha letto questa storia e le sue svariate evoluzioni assieme al marito per anni; eppure, anche se mio nonno ha ormai passato il velo – come Sirius Black nel Ministero della Magia –, sento che mi osserva assieme a mia madre e che entrambi sono fieri di quanto sto facendo con me stessa.
Non potevo trovare conclusione più adatta di questa; spero che tutto ciò abbia un senso e che in qualche modo abbia fatto perdere il lettore nei meandri della mia fantasia, spesso contorta ma fonte di ispirazione per molti ambiti della mia vita.
Grazie per aver creduto”.
Sperando di avervi interessati ulteriormente, vi lascio per l’ultima volta il link, semmai vogliate passare a fare un salto:
https://efpfanfic.net/viewstory.php?sid=3865012&i=1
Credo di aver fatto il possibile per rendere questo racconto credibile; ci sono probabilmente alcune cose che vanno ancora sistemate e modificate. Credo che per nessuno scrittore la propria opera sia mai finita.
Questa è la fine del primo racconto della prima fase, Un tuffo nel passato.
Grazie per avermi sopportata anche oggi.
And in the darkest night,
if my memory serves me right,
I’ll never turn back time,
forgetting you, but not the time.
(Whatsername – Green Day)