E lo sa che è riuscito ad attirare l'attenzione dell'altra, se li sente sotto pelle quegli occhi smeraldini che per così tanto tempo l'hanno assuefatto ed incantato e lo sa che ha scalfito qualcosa, ora ha l'oggettività per ammetterlo. Continua a suonare finché non percepisce più lo sguardo dell'altra su di se, lo sguardo si alza, ormai conosce quella melodia a memoria e non ha bisogno di spartiti o simili, andando a puntarsi sulla schiena dell'altra che, vigliacca come sempre, fugge lasciandolo lì come un completo deficiente per l'ennesima volta. Ma non questa volta. Questa volta non la lascia battere in ritirata, ormai ha capito come funzionano le cose e lui di inseguire la gente non ha più voglia. Le mani, così delicate, vanno a sbattere contro la tastiera creando un suono acuto e rimbombante che attira i molti nella sala così abituati alla dolcezza immanente che il sedicenne si trascina ovunque e che, per una frazione di secondi è sparita. Il pianoforte viene mollato e con passi lunghi e decisi va ad inseguire, nel vero senso del termine, la fuggitiva, ma non si limita a raggiungerla, no. Se questa l'avesse permesso le avrebbe afferrato il polso - stando attento a non farle male - e senza diminuire di un passo l'andatura l'avrebbe trascinata al di fuori della cubola, lontana da occhi indiscreti e da orecchie curiose. Arrivat ad una distanza accettabile il polso della ragazza verrebbe mollato e andrebbe a porsi davanti a lei. Entrambe le mani vanno a nascondersi all'interno delle tasche anteriori mentre il viso pallido si inclina. C'è qualcosa che non va in quel viso delicato. C'è una durezza e una freddezza che non appartiene a Shin o per lo meno è qualcosa a cui Katherine non ha mai dovuto assistere fino ad ora. E' uno degli sguardi prepotenti e colmi d'ira che risparmia per il padre o per chi gli da fastidio. C'è una nota di superiorità e fierezza in quel volto pallido ma, nascosto sotto quella perfetta superficie, un velo di malinconia ha nascosto le pupille, segregando nel profondo di quell'anima un po' scompigliata il dolore che questa riunione forzata ed improvvisa gli ha scatenato. "Sei troppo grande per giocare al gatto e al topo" direbbe infine, il tono è uno specchio perfetto dell'espressione così impenetrabile e imperscrutabile. Una statua vuota è quella che ha davanti Katherine e che dello Shin che ha conosciuto c'è ben poco se non qualche accenno nel viso. E' cresciuto, Kathy e ora devi fare i conti con ciò che hai voluto creare. "Scappare non ti renderà le cose più facile. Sei così brava a ferire le persone. Fallo e chiudiamo tutto" e non lo vuole davvero. Ma deve farlo per il suo bene e per quella decisione che ha compiuto tanto tempo prima. Non vuole andarsene, non vuole mollare proprio ora, ma Katherine lo sta costringendo con quei suoi comportamenti. "Mi merito tante cose, ma non la tua indifferenza" concluderebbe poi facendo schioccare la lingua contro il palato e mantenendo quello sguardo dritto negli occhi di Katherine, quasi volesse risucchiarle l'anima in quello sguardo.











