Quando bevi per dimenticare quello che hai bevuto
La Valpolicella non è terra di bianchi, lo sapevo. Quindi a mio rischio e pericolo ho stappato un Prearin (100% garganega). Niente di terribile, ma nessuno spunto in più. Non che per i 3,60 spesi in cantina potessi aspettarmi miracoli. Le mie ospiti crucche hanno pure apprezzato, ma loro - ovviamente - non fanno testo. Affranto vago in maglietta nel mite ottobre romano e mi concedo un bicchiere di Pinot Nero friulano da Al vino al vino, nell'hipsterissimo Rione Monti (5 euro al bicchiere, voto 6). Bere per dimenticare ciò che hai bevuto può essere un circolo vizioso (o virtuoso) e finalmente un sacrosanto rosso lava via il ricordo scialbo dell'ennesimo bianco senza infamia e senza lode. Suvvia, lasciamo i bianchi fruttati e i brutti ricordi appiccicati all'estate. Da quando vivo a Roma è l'autunno la stagione più bella. Ho ancora del Valpolicella classico superiore nel forziere e non ho nessuna intenzione di farlo arrivare a Natale. (Segnalo la deliziosa parmigiana di melanzane di Al vino al vino. 5 euro, voto 8.).












