Piatto Ricco, Mi Ci Ficco!
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Tra i grandi e i piccoli predatori carnivori esistono importanti differenze. I primi hanno un elevato fabbisogno energetico assoluto, ma un metabolismo specifico, cioè l’energia consumata per kg di massa, relativamente basso. Ciò significa che i grandi predatori possiedono maggiori riserve energetiche e possono sopravvivere più a lungo senza mangiare rispetto ai piccoli predatori, che hanno un fabbisogno assoluto inferiore ma un metabolismo specifico molto alto, e quindi necessitano di un’alimentazione quasi costante. Per fare ciò, i piccoli predatori devono catturare numerose prede di piccole dimensioni ma energetiche, con un basso rischio di fallimento.
Questo schema vale anche per i pipistrelli…o almeno così si pensava. Esistono alcune eccezioni, come la specie Trachops cirrhosus, della quale alcuni scienziati hanno voluto scoprire le strategie di caccia.
Per farlo, hanno catturato pipistrelli adulti e, in quelli in buona salute, hanno applicato al pelo tra le spalle un miniregistratore capace di rilevare i suoni ultrasonici e i movimenti tridimensionali. Questi dispositivi registravano l’ecolocalizzazione, il rumore del vento durante il volo, i suoni prodotti dalla masticazione e i cambiamenti di accelerazione che indicavano fasi di volo, atterraggio o cattura. Attraverso l’analisi combinata di suoni e movimenti, i ricercatori hanno potuto stimare quanta energia venisse ottenuta in una notte di caccia, calcolando la massa della preda ottenuta attraverso i tempi di masticazione
I risultati hanno mostrato che T. cirrhosus trascorre poco tempo in volo, ma cattura le prede da terra o dalla vegetazione. L’analisi acustica ha rivelato che viene adottata una strategia di caccia passiva, riducendo al minimo l’uso dell’ecolocalizzazione e preferendo invece “origliare” i suoni emessi dalle potenziali prede, come i richiami di accoppiamento delle rane. I tempi di masticazione variavano molto, e nel 5% dei casi superavano i 28 minuti, indicando che alcuni individui potevano consumare prede fino a 30g, cioè quasi il loro stesso peso corporeo.
La specializzazione di caccia di T. cirrhosus è strettamente legata all’elevata abbondanza di prede grandi tipica degli habitat tropicali intatti. L’ascolto passivo e la predazione da posatoio permettono ai pipistrelli di risparmiare energia, compensando i costi elevati associati a prede di grandi dimensioni. I dati sulla durata della masticazione e sui valori calorici stimati supportano l’ipotesi che questi piccoli predatori prendano costantemente di mira prede ricche di energia, collocandoli ecologicamente al pari di carnivori molto più grandi capaci di cacciare prede della propria taglia.
A Presto e Buona Scienza!
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