Il bivio, al passaggio della linea d'ombra: per Eracle e per Frost.
"Eracle, quando stava passando dalla fanciullezza all’adolescenza, in cui i ragazzi, acquistata ormai la padronanza di se stessi, manifestano se nel corso della vita si indirizzeranno nel cammino della virtù o in quello del vizio, appartatosi in un luogo isolato, se ne stava seduto, indeciso su quale delle due vie indirizzarsi"
(cfr. Senofonte, Memorabilia, II 1, 21-34, riportando l'apologo di "Eracle al bivio" di Prodico di Ceo, col giovane ad incontrare le personificazioni di virtù e vizio, Areté e Kakìa).
Sopra, così nel dipinto di Annibale Carracci - quanto alla fortuna del tema iconografico, è stata recentemente tradotta in italiano un'opera davvero 'seminale' di. E.Panofsky, da cui cito:
«Il giovane Ercole si trova da tutt’altra parte che a un “bivio” ma, incalzato dai dubbi su quale “via” intraprendere nella vita, si è appartato in un luogo solitario non ben precisato, dove se ne sta in meditabondo raccoglimento. Ecco allora apparirgli due donne dai tratti riconoscibili, “grandi”, vale a dire due figure ultraterrene. L’una, riconosciuta da tutti come Virtù, ha un aspetto sano e nobile, veste di bianco: la pulizia dello stile è il suo unico ornamento, ed essa si avvicina con sguardo modesto e portamento pudico. L’altra, al contrario, conosciuta dagli amici come Felicità, dai nemici come Vizio, ha forme morbide ed esuberanti, truccata, così da sembrare più bianca e più rossa di quanto non sia nella realtà, e con un portamento che dà l’illusione di una figura ben più eretta di quanto non sia: si guarda intorno con occhiate impudiche, mentre le vesti non lesinano la vista delle sue grazie. In due discorsi e in una replica entrambe gli promettono, ciascuna a modo suo, di condurlo alla felicità – l’una mediante il piacere e l’ignavia, vale a dire percorrendo la via “più piacevole e comoda”, l’altra attraverso fatiche e pericoli, e cioè salendo per un sentiero “lungo e difficile”. La decisione di Ercole ci è nota»
Cfr. la poesia di Robert Frost, The Road Not Taken, poesia in tetrametri giambici pubblicata in Mountain Interval (1916).
Two roads diverged in a yellow wood,
And sorry I could not travel both
And be one traveler, long I stood
And looked down one as far as I could
To where it bent in the undergrowth;
Then took the other, as just as fair,
And having perhaps the better claim,
Because it was grassy and wanted wear;
Though as for that the passing there
Had worn them really about the same,
And both that morning equally lay
In leaves no step had trodden black.
Oh, I kept the first for another day!
Yet knowing how way leads on to way,
I doubted if I should ever come back.
I shall be telling this with a sigh
Somewhere ages and ages hence:
Two roads diverged in a wood, and I—
I took the one less traveled by,
And that has made all the difference.
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Divergevano due strade in un bosco
ingiallito, e spiacente di non poterle fare
entrambe uno restando, a lungo mi fermai
una di esse finché potevo scrutando
là dove in mezzo agli arbusti svoltava.
Poi presi l'altra, così com'era,
che aveva forse i titoli migliori,
perché era erbosa e non portava segni;
benché, in fondo, il passar della gente
le avesse invero segnate più o meno lo stesso,
perché nessuna in quella mattina mostrava
sui fili d'erba l'impronta nera d'un passo.
Oh, quell'altra lasciavo a un altro giorno!
Pure, sapendo bene che strada porta a strada,
dubitavo se mai sarei tornato.
lo dovrò dire questo con un sospiro
in qualche posto fra molto molto tempo:
Divergevano due strade in un bosco, ed io...
io presi la meno battuta,
e di qui tutta la differenza è venuta.
(traduzione di Giovanni Giudici)
(Robert Frost è morto esattamente cinquant'anni or sono: non ho dubbi che abbia trovato, quel giorno, ed imboccato, la via più angusta che conduce alla vita, passando per la porta più stretta, al bivio esistenziale ricordato da S.Matteo 7, 13 - 14)