Ho presentato il brano Padua come esempio della mia proposta
artistica dal vivo: si tratta di una rielaborazione moderna delle villotte friulane, che valorizza il patrimonio testuale e musicale del Friuli in chiave contemporanea.
Nel mio recente album Fin Cumò (che significa “Fino ad adesso”), pubblicato per l’etichetta Centedischi, esploro un ampio ventaglio di lingue e culture attraverso collaborazioni con artisti europei ed extraeuropei. Il disco è un vero e proprio crocevia linguistico: oltre al friulano e all’italiano, comprende anche lingue minoritarie e dialetti d’Italia come il tedesco, lo sloveno, il calabrese e altre lingue fino a raggiungere un totale di 14 lingue in 14 canzoni. I suoi ritmi spaziano tra reggae, dancehall anni ’90, rap, jungle, trap, con incursioni nella world music e nelle tradizioni afro, persiana e friulana. Con Fin Cumò ho voluto creare una sorta di “Torre di Babele musicale”, superando la glottofobia e proponendo un messaggio integrativo e interculturale.
In questo contesto porto la lingua friulana nei miei spettacoli soprattutto attraverso il freestyle: è una delle mie firme, con cui arrivo a toccare le 15 sillabe al secondo, performance con cui nel 2021
sono stato riconosciuto come il rapper più veloce d’Italia.
Le mie performance comprendono sia concerti che laboratori nelle scuole, dove dialogo direttamente con il pubblico, condividendo e valorizzando storia, cultura, lingue e patrimoni del Friuli.
Per questa ragione, pur non avendo candidato lavori multilingue al concorso (temendo potessero non essere ammessi per le lingue usate), ritengo che Padua sia una valida rappresentazione della
mia poetica musicale: un ponte fra tradizione friulana e creatività moderna, testimone della mia visione artistica.