Una luce glaciale, asettica, siderale.
Tutti i personaggi vi si immergono; poi rilasciano energia elettrica, carica di pensieri e di percezioni che arrivano da un altro universo.
Trovo questa immagine un’epopea dell’altrove!
Nella folla tutti ci sono, ma nessuno è presente nello stesso spazio.
(e nessuno ha la stessa percezione del tempo.)
C’è chi grida, quasi rabbiosamente esaltato, sfogandosi per scaricarsi, per liberarsi, per assaporare meglio l’estasi del momento.
C’è chi, da dietro, cerca di guardare più avanti, con uno sguardo curioso e interessato, che mi sembra voglia captare qualsiasi dettaglio. Un occhio minimizzatore e rigoroso.
C’è chi, alla destra, osserva la stessa scena con uno sguardo completamente diverso, reinterpretandola.
Riesco a percepire un velo di inquietudine, permeata di un vago senso di stupore distaccato.
I suoi pensieri sono misteriosi e la sua espressione è enigmatica.
Ancora più enigmatico è il gesto dell’uomo che accosta il volto al “protagonista”.
Che sentimento rivela? Amore? O qualcosa di diverso?
Non credo sia amore rivolto verso qualcuno in particolare. (Perlomeno io non ne vedo molto.)
Ritengo piuttosto che sia l’espressione di un vortice di emozioni che avviene dentro di lui, e lui lo sente scorrere, lo sente fluire proprio come elettricità nelle vene.
Egocentricamente egli si avvicina, respira (io vedo il respiro), e i suoi sensi si focalizzano e diventano più forti.
Si autoidentifica attraverso queste sue sensazioni così profonde.
Dico egocentricamente perchè è un “piacere solo suo e tutto suo”.
Il protagonista sembra non accorgersi nemmeno di avere intorno qualcuno.
Lui è ovviamente quello che mi ha colpita di più.
Nel suo sguardo c’è la pluralità, c’è una spinta creatrice, c’è un fiume di pensieri senza fili, c’è una malinconia struggente, c’è il fulmine e c’è l’ombra, c’è il DNA di tutto un cosmo.
Gli altri sono in qualche modo “veloci”, si animano, si muovono, ma lui con la sua immobile contemplazione blocca tutto e tutti, e l’inquietudine passa.
In tutti gli elementi di questa fotografia c’è l’atmosfera di un enigma ambiguo, ma non tormentato.
Inoltre, quel tocco di fuxia quasi al centro della scena dà ancora più forza a questa atmosfera, rendendola anche quasi cibernetica.
So che probabilmente il novanta per cento delle mie deduzioni sono esagerate, ma questo è il mio “punctum” relativo a quest’immagine.
La nostra è un’era spaziale, dove ognuno vive nel proprio universo, ed è difficile farci entrare qualcuno che non sia unicamente la nostra persona.