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I remember walkin’ in the heat of the summer. Wide-eyed one with a mind full of wonder
The many colors of a sunset
Fishing and meditating, @Spiaggia di Punta Penna, Vasto
CH
A Punta Penna
A Punta Penna d’inverno la spiaggia è scura, bagnata dalla pioggia e dalle incessanti mareggiate, è un campo santo di alberi che da chissà quali rive di fiume, sono giunti in braccio alla corrente a consumare qui il loro eterno riposo. A volte d’inverno c’è il sole, giornate senza più vento, dal caldo inaspettato, faccio di un tronco d’albero la mia sedia di fortuna, scomoda forse, ma non potrei aspirare a meglio, mi bastano il sole e il mare che, calmissimo, risplende di sole e di pesciolini minuscoli che fanno scuola nuoto. Prima o poi saranno grandi e chissà in quale oceano o in quale pancia finiranno i loro giorni. Mi stendo. Respiro il sapore di freddo che hanno i giorni a febbraio. Guardo le nuvole bianche che si rincorrono nel cielo. Penso a tante poesie. E a qualcuno che da me é troppo lontano. Poi decido di camminare. Cammino fin quasi al promontorio, che già inizia a stendere su me la sua fresca ombra. Ho caldo, sono stanca, mi siedo un altro poco. Non c’è nessuno. Nessuno tranne il mare. E il rumore incessante delle onde che lambiscono quasi i miei piedi mi fa compagnia. Metto le punte delle dita nell’acqua. Non è tanto freddo come potrebbe sembrare, il mare. Mi lecco le dita: ho sempre adorato il sapore del mare. Poi mi alzo e torno verso la civiltà, ma solo per un attimo. Prendo la macchina, mi dirigo verso il promontorio sentendo una canzone un po’ triste e un po’ no. Parcheggio. Inizio a correre sullo sterrato bianco di ghiaia, ripieno di buche come una guerra mondiale. Dopo poco inciampo, i miei pantaloni ora sono bianchi e qualche goccia di sangue resta di me su quella stradina malridotta. Necessitante di appoggio mi tengo alla staccionata di legno abbastanza pericolante e precaria. Chissà quanto durerà. Alzo lo sguardo. Davanti a me l’infinito. Posso capire Leopardi, adesso. Ma il mio infinito è felicità. I campi formicolano di vita, i primi ciuffi d’erba verde spuntano in silenzio, a giugno saranno già grandi, saranno già grano. Riprendo la strada tra i campi e le nuvole e vado verso la punta del promontorio. Sotto di me un mare imperscrutabile, silenzioso e molto blu. In mezzo a lui scogli coraggiosi non demordono neanche quando forti onde li schiaffeggiano. L’uomo tra di essi si avventura, sotto forma di un esile pontile che conduce ad una vera e propria palafitta dotata di rete per pescare: è il trabocco, crollato anni ed anni fa e da poco ricostruito.
(Scritto per Anna, in una notte di febbraio)