Fishing and meditating, @Spiaggia di Punta Penna, Vasto

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Fishing and meditating, @Spiaggia di Punta Penna, Vasto
Segni del tempo, @Vasto, villa comunale
Us against the world @Punta Penna, Vasto
Tristezza o chissà che cos'altro
Ci sono le volte che il mondo ti ricorda che tu sei triste. Credo che tutti siamo fondamentalmente tristi, con sprazzi di felicità. Una sola persona mi ha mai detto che è felice, ma io non ci credo. La felicità non esiste in toto, esistono solo momenti di felicità. Tuttavia, per quanto la tristezza ci possa avvolgere, sono quegli sprazzi di felicità che si fanno ricordare. Un minuto, un sorriso, un'onda, sono piccole minuscole felicità che valgono più di ore ed ore di tristezza. Da un po' sono triste, senza motivo forse, ma è una tristezza forte. Una persona sa come cancellarmi dal cuore questa tristezza, ma questa persona sta per partire e non la rivedrò per un bel pezzo. L'estate inizierà senza di lei. La mia e la sua. Questa cosa non funziona per me, affatto, e mi sta ricordando tutti i motivi per cui sono genericamente fortemente triste. Non voglio che vada, eppure nel contempo so che è così che deve essere. Non riesco neppure a piangere, mi fanno male gli occhi, il cuore, il naso, la bocca, la gola, le dita sono fredde, manca tutto. Credevo che un giorno sarei riuscita a mandar via tutto questo, ma apparentemente non bastano nemmeno momenti difficili per farti scordare tutti quelli belli.
Eppure il dolore per l'essere umano conta molto più della gioia.
Evidentemente di dolore non ne ho ricevuto ancora abbastanza.
Grey cat
Maggio
Il sole che splende sul mare la mattina è uno spettacolo troppo bello per essere guardato da due soli occhi. Ce ne vorrebbero almeno quattro, magari seduti su una panchina al belvedere. Magari un po' infreddoliti, muti, che si abbracciano forte forte. Come se avessero paura che, alla fine di quell'abbraccio, non possa esserci più nulla. Non il sole, non il mare, non loro stessi. Dunque sognano, immaginano che aldilà del sole ci sia un luogo in cui il tempo non esiste, in cui si resta belli, giovani, e in cui gli abbracci non possono finire. Ed è come l'odore di buon ragù sul pianerottolo, che viene dalla casa di una famiglia, e che fa l'invidia dello studente fuori sede: lo possono vedere, sentire, toccare persino, ma non possono averlo. Così, mano nella mano, vanno verso la loro moto un po' scassata, compagna di avventure felici, e di loro si perde il mio ricordo, lungo la via verso casa.
A perfect day
Giornate
Giornate che non finiscono mai, giornate da 910 km, giornate che ricominciano all'improvviso, dopo 10 ore di viaggio estenuante ma felice, 5 minuti di statico terrore. Un'attesa che pare essere essa stessa in attesa, che pare un'eternità. La paura, in ogni luogo dei nostri cuori. Un pensiero fugace a quelli che sono lontani, ignari, ignoranti per loro stessa scelta. E poi di nuovo la paura. Minuti, ore. Tutti gli orologi della casa rimbombano nei loro ticchettii, come fossero un esercito impazzito, che freneticamente si dirige ad una lontanissima frontiera. Telefonate, telefonate, telefonate. Respiri affannati dall'angoscia, lo spavento, anche nei cuori più forti e razionali. Un'ultima telefonata: si è svegliato, sta bene. Un sospiro di sollievo.
Poi un'altra mazzata, l'invidia, o forse dovrei dire gelosia?, che rende ciechi davanti alla verità, che riempie alcuni di egoismo e altri di tristezza, una profonda ferita che brucia sempre e si riapre, certe volte sanguina a fiotti, altre volte è solo un'orrenda cicatrice, ma è lì. Vecchia quanto la mia stessa carne, di cui ormai è parte integrante, come un secondo ombelico.
Giornate infinite, le mie.