Ci sono fiabe che conoscono tutti. Ci sono fiabe tramandate, raccontate, lette da anni, da secoli, da sempre. Ci sono fiabe che ti racconteranno tutti, amore mio. E ci sarà chi, per te, cercherà parole non ancora dette né scritte. Ed io, per oggi, cercherò di usare con te parole nuove. C'era una volta, nello stesso paesino della rondinella e del gufetto, una contadinella dagli occhi grandi e dal sorriso allegro. Lei non era una principessa, non aveva i begli abiti, i bei gioielli e i lussi della corte. Lei aveva una capannina, aveva la sua famiglia ed una fontanella a cui attingeva l'intero paesello. Aveva una capannina dal tetto di legno e le pareti di roccia. Una capannina che era casa e sicurezza, tranquillità e noia. E la capannina non era un castello. E la contadinella piangeva, amore mio. Piangeva per dispetto, piangeva per rabbia. Dov'erano i suoi specchi da bordi dorati? Dov'erano le due tende di broccato e i suoi vasi di porcellana? Lei aveva uno specchio di legno ed una tavola coperta da tessuti di lino. Aveva la sua bella famiglia la contadinella. Una bella famiglia unita. Una famiglia che l'amava, che la rispettava e che voleva il suo bene. Su tutto. Sempre. Aveva un uomo la contadinella, un uomo che l'amava, che la rispettava e che voleva il suo bene. Ma l'amore, il rispetto e i buoni propositi spesso non bastano, cosetto mio. La contadinella agognava una madre di nobili natali dal passo leggero e dai modi eleganti, agognava un padre Re, dal mantello di porpora e dalla corona d'oro. La contadinella voleva un uomo ricco, un cavaliere, un principe che la rapisse sul suo cavallo bianco e la portasse nel suo castello e la rendesse ricca e felice. Questo voleva, non un bifolco, né un maniscalco, né un soldato. Perché un principe ti porta ai balli, un soldato ti porta alle lacrime. E lei non voleva più aspettare il suo ritorno dalla guerra. Aveva una fontanella a cui attingeva l'acqua tutto il paese. Una fontanella di pietra bianca, lucida e splendente. Da cui sgorgava acqua fresca e pulita. E intorno alla fontanella si raccontavano storie mentre i più piccoli giocavano a rincorrersi, le bimbe a ballare, le fanciulle a cantare. Ma presto la contadinella si dimenticò della sua fontanella e non se ne curò più. Era troppo impegnata a sognare una quotidianità diversa, una felicità diversa, una vita diversa. E trascurò la fontanella e le acque divennero torbide e dense. E trascurò il bifolco e il suo amore si affievolì e si spense. E trascurò la sua famiglia e la sua mamma si ammalò. E trascurò la sua casetta e il tettò cascò. E così la contadinella restò senza casa, senza famiglia e senza fontanella. Sola, a sognare di una quotidianità, di una felicità e di una vita che non avrebbe vissuto mai. Non trascurare mai ciò che ti fa stare bene, amore mio. Non trascurare mai chi ha sempre del tempo per te. Che sia un minuto, un secondo, un attimo. Perché quell'attimo per te sarà sempre un attimo rubato a sé stesso. E quando troverai qualcuno che ti dedica quell'attimo, cosetto mio, cercarlo, prendilo e tienilo stretto. Sarà il tuo miracolo in un mondo che va troppo in fretta. Io, per te, avrò tutta la vita.









