Send me a wrestler and I'll write a paragraph about where you would spend vacations together? ~Tacha
I'm typing these on my iPod so Grammar may not be completely perfect but I'll edit them in the morning
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Guys, send me a wrestler and I’ll write a random experience that you would have while in a relationship with them ~Tacha
Si svegliò all'improvviso sbattendo più volte le palpebre. Nella parte accanto alla sua del letto c'era Lance, che dormiva con le coperte che lasciavano vedere la schiena nuda. Aveva il viso rivolto verso la finestra; ciò lo rassicurò un po'. Quando la mattina lo vedeva dormire con il volto rivolto verso il suo si sentiva strano: si diceva che non poteva essere felicità, al massimo euforia. Si fece più vicino, finché con le labbra non sfiorò la pelle bianca della spalla. Aveva un buon odore, ma quello lo sapeva già. Gli dava sempre l'idea di un animale cresciuto in luoghi selvaggi, tra mare e brughiere. Quella sua pelle così bianca gli faceva venir voglia di morderla; era troppo candida, ma Lance non era candido. L'assaggiò con la lingua e la morse. Era salata. Sapeva di vento e mare. Non sarebbe durata... Le persone come Lance facevano ciò che volevano, senza pensare ai sentimenti di chi li circondava. A volte intenso, a volte distante. Era come il vento. E Leeroy l'aveva elaborato già da tempo. Ma anche lui era egoista, anche lui come i mulini aveva bisogno del vento per muoversi, senza sarebbe stato immobile, senza alcuna utilità. Andò ad accarezzare delicatamente il tatuaggio sulla nuca del portiere, ripassando ogni singola lettera. Sentiva la pelle leggermente rialzata. Il calore della sua pelle era in netto contrasto con il colore. Spesso si chiedeva come potesse essere così caldo. Si chiese perché gli piaceva stargli vicino quando non sopportava il caldo ma prediligeva il freddo. Quel dolce freddo pungente che senti a notte fonda mentre le stelle illuminano il cielo e il vapore esce dalla tua bocca accompagnando ogni tuo respiro. Era questo ciò che gli piaceva... Non le braccia calde di Lance.
Un rigore parato è un rigore sbagliato - 2/2
Leeroy, contento di aver dimostrato la sua bravura all’altro, gli corse e gli saltò sulla schiena, iniziando a tirargli i capelli raccolti nel codino corto. “Stronzo, visto che sono più bravo di te!?”, ghignò soddisfatto.
"E lasciami i capelli!" Nonostante fosse un ragazzo molto forte, avere il peso del difensore sulla schiena non era uno scherzo. Provò a toglierselo di dosso ma l’altro non accennava a voler lasciare la presa sui suoi capelli. A quel punto afferrò il braccio di Lee e gli diede un morso. Rogers imprecò. "Ma che cazzo fai?!", fece scocciato. "Ti mollo, ma tu lasciami stare i capelli!", ordinò il portiere. Anche quando erano soli non cambiava niente; avevano mantenuto lo stesso comportamento per quasi due anni l’uno nei confronti dell’altro, non riuscivano ancora a convivere civilmente. Ma il bello era quello: se uno dei due avesse improvvisamente cambiato modo di agire solo perché stavano insieme, l’altro si sarebbe subito allontanato. Forse era proprio il fatto di non sopportarsi che li faceva andare d’accordo in un modo strano, tutto loro. Una terza persona non avrebbe mai detto che fossero intimi se li avesse visti fino a quel momento. Leeroy, infatti, cambiò gioco. Affondò i denti nella carne del collo di Lance, lasciandolo sorpreso e interdetto. Si aspettava una qualche reazione violenta da parte del difensore, come suo solito, ma non così. Afferrò i capelli corti del moro intimandogli di lasciarlo, ma Rogers si rifutò categoricamente. Sorprendendo ancora una volta Stark, smise di morderlo e iniziò a baciarlo sempre sul collo, dove gli aveva lasciato un segno molto visibile. Lance si calmò facendosi scappare un sospiro di sollievo. "Lee…", lo chiamò con voce piacevolmente rilassata. Il difensore in tutta risposta sorrise sulla pelle dell’altro per poi iniziare ad alternare i baci alla lingua.
"E se ci vedono?" chiese Lance. Leeroy non rispose, continuando il suo operato e iniziando ad accarezzargli il petto dopo aver infilato la mano libera sotto la maglia del portiere.
Stark nelle ultime settimane iniziava a non sopportare di essere ignorato dall’altro. Era strano. Inizialmente, malgrado andassero a letto insieme, non gli era importato di averlo accanto, anzi: quella situazione indefinita lo aveva reso nervoso e confuso per diverse settimane. Invece ora era tutto diverso, eppure non sapeva ancora definire cosa ci fosse realmente tra loro.
In quel momento un sorrisetto malvagio gli si dipinse sul volto. Fermò la mano sul suo petto che lo stava accarezzando e con l’altra afferrò nuovamente le ciocche nere del difensore. Leeroy capì le intenzioni dell’altro solo quando sentì le labbra di Lance sulle sue. Automaticamente spinse la testa in avanti e si stringe di più a lui, approfondendo il bacio, sentendo il sapore dell’altro, la sua essenza. L’odore di salsedine e di erba fresca lo stordì; gli piaceva quell’odore, gli piaceva come lo faceva sentire a casa, anche se quegli odori fossero stati totalmente estranei alla sua persona prima che Lance entrasse nella sua vita. Quando si staccarono per riprendere fiato, Roy appoggiò la testa nell’incavo del collo del portiere, sospirando. “Ora scendi, hai rotto”.
Il terzino obbedì svogliatamente, avviandosi a prendere la bottiglia d’acqua che aveva lasciato in mezzo al campo, ma venne afferrato per la maglietta e trasccinato dal portiere. Questa volta si ritrovavano faccia a faccia, a meno di una spanna l’uno dall’altro. Entrambi si fissarono in cagnesco. “Sei proprio un coglione”, disse Leeroy.
"Fanculo", rispose Lance prima di stringere la presa sulla maglia dell’altro e baciarlo nuovamente.
Un rigore parato è un rigore sbagliato - 1/2
Ognuno dei due osservava le mosse dell'altro in religioso silenzio. Si udiva solo il rumore delle auto che ogni tanto passavano e il ronzare di qualche insetto. Uno pronto per colpire, l'altro per bloccare l'azione. La cosa andava ormai avanti da qualche minuto. Erano in stallo. Si fissavano negli occhi come farebbero due animali che intendono dare il via ad un combattimento, aspettando che l'altro facessa la mossa sbagliata. Sarebbe bastato un passo falso. Gli occhi nocciola di Leeroy erano lievemente assotigliati; lo sguardo serio che aveva solo in mezzo al campo affascinava ogni volta Lance. Gli piaceva starlo a guardare quando giocava, ma adesso era snervante: quanto gli ci voleva per tirare un rigore?
"Ti dai una mossa?" spezzò il silenzio con tono seccato, allacciandosi meglio il guanto della mano destra.
"Non rompere, ricordati: un rigore parato è un rigore sbagliato", ripetè l'altro, quasi stesse recitanto una preghiera.
Lance inarcò un sopracciglio, sfinito; ogni volta che quello doveva tirare in porta da solo si faceva prendere dai complessi. "Io li paro tutti", disse con tono piatto.
Il difensore si fece prendere dall'agitazione come ogni volta e tirò la palla a casaccio, facendola finire oltre la porta.
"Questo però è un tiro del cazzo", commentò il portiere prendendosi gioco di lui.
Leeroy lo guardò stizzito. Era colpa del rosso se non era riuscito a tirare bene. Glì andò incontro, fino a raggiungerlo sotto la porta. "Vediamo se riesci a fare di meglio allora!" lo sfidò, afferandolo per le mani e slacciandogli i guanti per poi infilarli. Lance aveva delle belle mani, questo Leeroy lo aveva constatato da tempo ormai. Il portiere l'osservò interdetto. "Vuoi piangere come l'altra volta forse?"
Lee fece finta di non aver sentito e spinse l'altro verso il campo, dopo di che si posizionò aspettandolo. Lance camminò svogliatamente in direzione del pallone. Le trovate del difensore lo sfinivano. Quando fu per tirare venne bloccato dalla voce del compagno: "Non provare a fare il cucchiaio!"
Il tiratore provvisorio sbuffò. "Va bene, ma come hai detto te: un rigore parato è un rigore sbagliato. E io non sbaglio mai" replicò con tono di sufficienza, come a beffarsi del ragazzo in porta. Questa volta tirò al sette. Leeroy , a differenza dell'ultima volta, aveva subito intuito dove avrebbe tirato, ma non ci arrivò in tempo.
"Fai proprio schifo come portiere"
"Non rompere, tira ancora!" ribatté, afferando la palla e lanciandogliela. Lance lo guardò storto, non si poteva insegnare ad una gallina a volare. Fece come gli era stato stato detto e questa volta tirò nell'angolo destro. Leeroy fallì ancora e cadde seduto a terra imprecando. Stark lo guardò, quasi disperato dalla scena che gli si parava davanti. Non sopportava vedere le persone non riuscire a fare qualcosa di così semplice come afferrare una palla. Andò dal ragazzo con passo spedito e con un solo movimento lo tirò in piedi, facendolo posizionare in mezzo alla porta con lo sguardo al campo, e si mise dietro di lui, con le mani appoggiate alle sue spalle. "Stammi a sentire", gli soffiò con tono duro, con le labbra che quasi gli sfioravano l'orecchio. Leeroy percepì un brivido famigliare percorrergli la spina dorsale. "Devi guardare quella cazzo di palla, Lee, e capire dove va".
Il portiere provvisorio continuava a tenere lo sguardo davanti a sè, stizzito. "Per te è facile dirlo".
Lance lo lasciò e ritornò al suo posto. "Vai al diavolo e prova!"
I loro sguardi erano inespressivi perché entrambi concentrati sulla sfera di cuoio. Il rosso colpì la palla di piatto, mirando ancora una volta al sette, e fece nuovamente goal. Leeroy a quel punto marciò in direzione del compagno lanciandoli i guanti. "Torna in porta!", sbottò innervosito. Non sopportava il fatto di fare schifo in quel ruolo, mentre Stark era bravo anche nei rigori. Gli avrebbe fatto vedere lui come si tirava un bel goal, odiava la sua presunzione. Si posizionò per l'ennesima volta in quella giornata, aspettando che l'altro fosse pronto e che avesse infilato i guanti, ma non lo fece. Leeroy lo guardò stupito. "Mettiti i guanti".
Lance li gettò in un angolo vicino alla rete e poi tornò a guardare il difensore negli occhi con un ghignetto nell'angolo della bocca. Il difensore fece spallucce. Fece una finta per far uscire il portiere, e subito dopo mirò al sette. Fece goal finalmente. Lance si girò per vedere dove fosse finita la palla; aveva capito all'ultimo le intenzioni dell'altro. Imprecò.
...The tenseness in your muscles faded and your body relaxed. I lay with my head on your chest, watching the blood trickle onto the mattress as you caressed my stinging back. When I looked up you were crying. An unintentional cry. A cry void of emotion. A cry of pure physical reaction. Your eyes were so red in contrast with your skin and the blue of your iris who spat a sprinkle of tears. Little heavy tears that dripped like honey down your swelling cheeks...
“You’ll ruin me for marriage,” he carried on, picking her up like she weighed nothing, “and you won’t even respect me in the morning. No, madame, I will not share a bed with you!” And as he said it he tossed her on her ratty twin-sized mattress. Then he stopped, and really looked at it. “Jesus, don’t think I even got a choice in the matter.”