Bastó un solo colpo per mandare le ossa del cranio in frantumi. Lo scheletro rimase immobile, con le braccia sollevate, come se fosse indeciso, mentre Reomi atterrava tra l’uscita della cripta e la famiglia. Poi la magia che lo teneva in piedi cedette, e i resti caddero a terra in una pila di ossa scomposte.
-Piacere, sono Reomi. Do la caccia ai mostri.
Sapeva bene come dovesse apparire. Una figura piccola, vestita di nero, sbucata dalle ombre vibrando un martello grosso quanto lei, se non di più. Aveva arti troppo lunghi, occhi troppo grandi, orecchie come punte di freccia, un’innaturale pelle blu, e il suo sorriso metteva in mostra una schiera di denti aguzzi.
Ma non aveva tempo di occuparsene. Non aveva mai tempo. Né voglia.
-Ce ne sono altri in arrivo.
Si avvicinó al bambino senza troppe cerimonie, rimettendolo in piedi, ignorando i suoi fiacchi tentativi di indietreggiare o divincolarsi. Scosse un po’ di polvere via dai vestiti, non tanto per pulirli, ma sperando che sia un gesto abbastanza familiare da confortarlo. A volte funzionava. Poi spostó lo sguardo verso l’altra.
Era alta, il bambino in piedi le arrivava a stento al petto, ma aveva ancora le rotondità tipiche dell’infanzia. Aveva le labbra serrate, il collo teso, e la mano sinistra stringeva la spalla di quello che supponeva essere il fratellino con tanta forza che il biancore delle nocche risaltava persino sulla sua pelle pallida, mentre il braccio destro era teso davanti come per proteggerlo.
I due non erano propriamente coperti di stracci, ma anche senza i danni causati dalla fuga avevano visto giorni migliori. In effetti, parte di quei tagli e dello sporco sembravano essere lì da prima.
Per quello, purtroppo, non poteva fare molto. Ma aveva un lavoro, e poteva fare quello.
-Qualcun altro dentro?
La bocca si socchiuse un attimo, incerta, ma passó subito. La gente sembrava essere più dura avvicinandosi a Barovia.
-Jak, mio fratello maggiore. Eravamo qui per cercarlo.
Era un piacere trovare persone collaborative. Reomi annuì, afferrando la testa del suo martello con la mano sinistra.
-Tornate a casa. Vedró quello che posso fare.
-Sì, ma Jak…
Un suono acuto inizió a diffondersi nell’aria, interrompendola.
-Tornate a casa,- ripeté Reomi, scandendo. Il suono aumentó di intensità, facendosi più acuto, fino a quando una scarica elettrica azzurra non partì dal suo avambraccio, facendosi strada attraverso i buchi sui suoi polsi per avvolgere la testa del martello.
Attraverso i buchi dei polsi, in teoria. Buona parte passava di lì, a stento contenuta, ma c’era sempre una parte che decideva di farsi strada attraverso la pelle del braccio. Il dolore non era comunque nulla di nuovo. Il sorriso di Reomi si allargó.
-Non c’è nulla che possiate fare qui, se non mettervi in pericolo.
Si giró e vibró in colpo verso il primo scheletro del gruppo. La cassa toracica esplose, e la testa voló verso il tetto dell’edificio, sparendo alla vista. Questo non fermó gli altri, che si limitarono a scavalcarne i resti per assalire Reomi.
Le ossa erano fragili, i colpi lenti. Guadagnó un graffio lungo la guancia, ma quasi tutti gli altri attacchi si limitarono a infrangersi contro il cuoio della sua corazza o il metallo del suo martello.
Col senno di poi, il fulmine probabilmente non era necessario. Probabilmente aveva danneggiato più Reomi che gli scheletri. Ma era sempre meglio premunirsi per ogni evenienza.
Si giró, felice di constatare che i due bambini avevano avuto il buonsenso di eseguire e non discutere. Una cosa in meno di cui preoccuparsi.
Appoggió il martello sulla spalla. Sentiva chiaramente altri scheletri agitarsi nella cripta. Oltre a loro, c’era un ragazzino da trovare (probabilmente ormai morto) e qualsiasi cosa li avesse evocati.
Lavoro, lavoro, lavoro.
Entrò immediatamente nella stanza aperta, ansimando.
I singoli scheletri cadevano facilmente, e non erano mai più di tre per gruppo, ma erano in tanti. Ne aveva trovati almeno una dozzina, e poteva sentirne altri. Iniziava a sentire la stanchezza, e gli scheletri avevano avuto fortuna altre due volte, una colpendo allo stomaco. Non poteva continuare molto a lungo così. Probabilmente nemmeno molto in breve.
Poi, aveva visto una delle stanze con la porta aperta. Solo una. Nella sua esperienza personale, era un dettaglio significativo. Era pure una bella porta, di legno massiccio e con decori leggermente consumati dal tempo, ma ancora abbastanza visibili da indicare i soldi spesi nel realizzarla.
Qualcosa non tornava.
Al centro della stanza si trovava un grosso sarcofago in pietra, scoperchiato, con davanti un giovane chino e intento a recitare formule da un vecchio libro.
Aveva la vaga sensazione di essere sulla giusta strada.
-Disturbo?
Il giovane chiuse e abbassó il libro, l’indice schiacciato tra le sue pagine.
Era vagamente più alto della sorella, ma non di molto, tuttavia aveva un volto decisamente più spigoloso e più maturo. Chiazze di una barba rasata con poca cura coprivano il volto, e sotto alcune di esse si potevano vedere i tagli che indicavano la poca confidenza col rasoio. Il vestito era lacero e consunto quanto gli altri, ma sembrava aver tentato di togliere quanta più polvere e terra possibile.
-Chi,- guardó meglio Reomi, -cos… Chi sei?- si corresse, infine. Apprezzabile.
Mentre parlava, aprì di nuovo il libro davanti a sé. Si era pulito le unghie.
Reomi sollevó con noncuranza il martello, tenendo il manico nell’incavo del collo e la testa e un centimetro o due dal cappello. Adorava sentire il suono delle scariche sfrigolanti sul metallo.
-Mi chiamo Reomi, uccido i mostri. Ne stanno uscendo un po’ da questa tomba. E qualcuno è preoccupato per te.
Il ragazzo rimase fermo un istante, poi sorrise.
-Oh, ma non c’è bisogno, io sto bene. Qui è sicuro.
-D’accordo, ma che ne dici di cercare un posto sicuro lontano dagli scheletri assassini?
Ma ormai il ragazzo era tornato a rivolgere la sua attenzione al libro e alla tomba aperta.
-Certo, certo,- rispose, distrattamente, -devo solo finire qui. Basta poco, e sarà finito. Sarà tutto finito.
Passi. Altri scheletri, forse in avvicinamento. Accostò la porta dietro di sé, poi raggiunse il coperchio di pietra e lo sollevò. Lo trascinò un poco, testando la reazione al suo stridore sul pavimento, ma il ragazzo sembrò non sentirlo nemmeno. Continuò, spostandolo davanti alla porta.
-Sai, finire rituali nelle tombe, nella mia esperienza, è tende a essere una brutta idea.
-Basta poco, e sarà tutto finito…
-No, sul serio, è davvero una pessima idea.
-Ancora poco…
Il coperchio era pesante. Forse troppo pesante per un ragazzo così gracile. Certo, Reomi provava come le apparenze potessero essere estremamente fuorvianti in materia, ma era anche una delle tante differenze tra Umani e Goblin.
Impugnando il martello, si avvicinò abbastanza da poter guardare dentro la tomba, mentre il ragazzo continuava a mormorare quello che sembrava sempre più un incantesimo o rituale. Dentro giaceva una giovane donna morta da poco, abbastanza perché sembrasse quasi addormentata, non fosse stato per il suo pallore, le palpebre molli su orbite vuote e simili indizi (e il fatto che non stesse respirando).
Era vestita in abiti eleganti e adornata di gioielli. Uno dei suoi anelli poteva comprare cibo a una famiglia di contadini per quasi un mese. D’improvviso realizzó quanto fosse fuori posto il ragazzo in quella stanza.
-Jak, come mai sei qui?
Funzionó. Jak alzó gli occhi dal libro per rispondere. Aveva gli occhi sgranati, e un ampio sorriso sulla bocca. Il suo volto era pieno di gioia e di speranza. Ma c’era qualcosa di innaturale in quell’espressione.
-Sono venuto a trovare mia sorella. A riportarla a casa. Manca poco, manca davvero poco.
Era inutile parlargli. Ma forse c’era un modo per fermarlo senza ferirlo. Inizió a osservare il resto della sala.
-Non dubito che saranno tutti felici di rivederla…
Stava guardando altrove, e notó troppo tardi il cambiamento di postura del ragazzo. Reomi lo vide tendere una mano nella sua direzione, e sentì prima l’impatto di una massa solida di vento contro il petto, e poi di una massa ancora più solida di pietra contro la schiena.
Jak posó un piede sul pezzo di Reomi mentre iniziava a rialzarsi, spingendo di nuovo verso il pavimento. I suoi occhi erano diversi, l’iride e la pupilla erano sbiadite al punto da essere quasi invisibili, e risplendevano di una luce vagamente bianca.
Inoltre, poteva sentire gli scheletri nel corridoio. Si stavano avvicinando.
-Goblin. Pensavo non ce ne fossero più, così vicini a Barovia.
-Siamo difficili da eliminare.
-Come gli scarafaggi.
Reomi ignoró il commento, e afferró il piede di Jak, o chiunque ne stesse occupando il corpo. Non fece nessun tentativo per impedirlo. Perché avrebbe dovuto?
-Fammi indovinare, non sei la sorella.
Una cosa accomunava i malvagi di Ravenloft: adoravano parlare di sé e dei loro piani. Spesso sembrava che il pubblico fosse più importante del successo in sé.
C’erano, naturalmente, eccezioni. Ma questa non la era.
-Oh, non so nemmeno se sua sorella sia davvero morta. C’è voluto tanto per trovare qualcuno dell’animo adatto e convincerlo a venire qui, fortunatamente il tempo non era un problema. Anche se temo che il tuo stia per finire.
Gli scheletri ormai avevano raggiunto la porta. Poteva sentirli battere contro la porta, cercando di entrare. Fortunatamente, dal compiacimento del monologo, sembrava che solo Reomi li avesse sentiti.
-Suppongo che anche gli scheletri…
-Certamente. Perché tornare da sola in vita, quando puoi portarti dietro un servitore o due, o venti. Credo che lasceró che si occupino loro di te, appena arrivano. In fondo, hai detto che tu uccidi…
-Bussano.
Vide i suoi sgranarsi, mentre sentiva finalmente i colpi fuori dalla porta. Il suo sguardo si spostó lungo di essa, fino a vedere il grande coperchio di pietra usato per tenerla ferma. E Reomi spinse.
Anche senza la distrazione, Reomi era molto più forte della maggior parte delle persone che aveva incontrato e, chiunque ci fosse dietro, il corpo era quello di Jak, un gracile ragazzino Umano. Fu spinto indietro di una buona decina di centimetri, atterrando goffamente sul proprio sedere.
-Tu, come…
Balbettó, affannandosi per rimettersi in piedi. Ma riuscì appena a girarsi per mettersi in ginocchio mentre Reomi recuperava il martello.
Appena le mani si strinsero sull’impugnatura, i lampi tornarono a danzare sulla testa metallica dell’arma. Ogni scarica illuminava la stanza in penombra, riflettendosi sui denti appuntiti di Reomi, perfettamente esposti dal suo tipico sorriso.
-Ho tante altre sorprese per te.
-Aspetta…- Rispose, rimettendosi in piedi, un ghigno crudele stampato sul suo volto, - pensi di aver vinto, ma questo non è il mio corpo. Se attacchi me, sarà Jak a soffrire, e sua sorell…
Reomi abbatté il martello sul piede di Jak. Vide la consapevolezza arrivare prima. Gli occhi sgranati e la bocca spalancata mentre il corpo elaborava quello che era appena successo. Poi, un grido riempì la sala. Un grido che aveva sentito tante volte da arcanisti inesperti che pensavano di aver capito come funzionasse il mondo. Il grido di sofferenza di chi non è abituato al dolore.
Poi le gambe cedettero, e l’impatto mentre il corpo di Jak finiva nuovamente in ginocchio interruppe il grido, mozzandogli in fiato.
Reomi fece un passo in avanti, arrivando quasi a sfiorarlo. Si rese conto di quanto fosse alto: in quella posizione, comunque aveva gli occhi alla sua altezza.
Per un istante, tornarono a essere gli occhi di Jak. Vide un ragazzo spaventato, in quello sguardo. Un ragazzo che non aveva idea di quanto stava succedendo. Un ragazzo che pensava di essere lì per salvare la sorella, e si era trovato prigioniero nel suo stesso corpo.
Poi Jak fu cacciato indietro, e quello sguardo svanì. Al sul posto, sul volto apparve una maschera di pura rabbia e frustrazione. Era uno sguardo carico d’odio, ma non era rivolto verso Reomi. Non era rivolto verso nessuno. Era un odio assoluto, impersonale, e al contempo infantile. Era l’odio di chi si sente per la prima volta rispondere “no”.
-Tu, miserabile…
Reomi non attese. Lasció il martello e colpì con un diretto sul naso. Ci fu uno schiocco secco, e il corpo di Jak si accasció a terra senza emettere altri suoni.
Trasportare il corpo di Jak era la parte più difficile.
Gli scheletri erano facili. Non erano particolarmente intelligenti: aperto uno spazio grande abbastanza per vibrarvi attraverso il suo martello, si erano accalcati tutti in quella direzione, spingendo l’uno contro l’altro invece che contro la porta. Era bastato colpire di volta in volta quello più in avanti. Un processo lungo, ma non difficile.
Poi aveva sistemato il cadavere. Lo aveva cosparso di alcol per sicurezza (usando la sua ultima bottiglia per farlo) e gli aveva dato fuoco. Un altro tratto tipico di Ravenloft: era estremamente facile trovare pessimi alcolici, spiacevoli da bere, ma ottimi per perdere i sensi o bruciarli. Era come una forma di difesa che ormai gli veniva naturale. O forse semplicemente non sapevano distillarli.
Aveva gettato anche il libro tra le fiamme. Potendo, avrebbe preferito non farlo, ma non riuscendo a leggerlo né sapendo come funzionasse aveva preferito non rischiare. Col corpo distrutto lo spirito era presumibilmente neutralizzato, ma in ogni caso senza quel libro non poteva eseguire i suoi rituali. Era il meglio che poteva fare.
Quello che rimaneva da fare era riportare indietro Jak. Il ragazzo era svenuto, e col piede ridotto in quello stato (forse aveva esagerato col martello, ma non era certo pensato come arma di precisione) se fosse stato sveglio avrebbe dovuto trascinarlo comunque, e sarebbe stato solo più difficile per tutti.
Portare pesi non era un problema, e il ragazzo era anche leggero. Ma era troppo alto. Comunque lo prendesse, una parte finiva sempre per sporgere e pendere. Alla fine decise semplicemente di caricarselo in spalla con le gambe che strusciavano la terra dietro. Probabilmente ne avrebbe ricavato diversi graffi e i pantaloni sarebbero stati irrecuperabili, ma almeno era vivo, si poteva accontentare di quello.
Ci mise un po’ a raggiungere la casa. In parte perché non sapeva con certezza quale fosse. I suoi dubbi si dissiparono quando vide di nuovo la ragazza in cortile. Lei, d’altro canto, ci mise un po’ ad accorgersi di Reomi. Rimase a guardare in silenzio mentre si avvicinava, sforzandosi di tenere gli occhi fissi sul fratello. Quando glie lo depositò davanti, vide che lo sguardo era diretto al piede. La scarpa era andata persa del tragitto, lasciando vedere la carne gonfia e purpurea.
-Non ho fatto in tempo. Ma almeno è vivo.
Lei non rispose. Non sembrava intenzionata a dire altro. Reomi poteva supporre cosa stesse pensando. La guarigione sarebbe stata lunga, e c’era la discreta possibilità che quel piede non si riprendesse mai del tutto. E il ragazzo sembrava abbastanza gracile di suo. Lo aveva riportato indietro, ma forse non per molto.
Non c’era niente che potesse dire che avrebbe aiutato. Così si limitò a tirare fuori due monete d’oro dal borsello, lasciandole nella mano del fratello.
-Mi dispiace.
Era incredibile come potesse essere arbitrario il valore del denaro. Per Reomi, due monete d’oro in fondo non erano molto. Per quella famiglia, erano una piccola fortuna. Per quel ragazzo, forse non erano abbastanza.
Si incamminò di nuovo nella notte, prendendo il martello e poggiandoselo sulla spalla. Era una bella sensazione, quel peso. Ricordava che stava facendo qualcosa, in fondo. A volte arrivava troppo tardi per salvare tutti, a volte non poteva salvare nessuno, ma era comunque qualcosa. Ravenloft era così.
Ma delle piccole vittorie erano pur sempre vittorie. Bisognava imparare ad apprezzarle, e trovare in esse lo stimolo per andare avanti. E dai fallimenti si poteva imparare. Si poteva migliorare. Poco a poco, passo dopo passo. Non sarebbe stato breve, ma il tempo non era un problema. Le vittorie non sarebbero rimaste piccole per sempre. L’importante era andare avanti.
I saw that my waifu was having a bad day, so I thought this might help a little! I'd do some Doffy for you but I'm bad with his personality so, I'll try this out instead! This is for you: @disdainfulpride AoMi: - Despite how amazing he thinks sex is with Mimi, he loves napping with her the most because it combines his two favorites with the occasional third because he likes to grope in his sleep. - Sometimes, he'll wake up after Mimi falls asleep so he doesn't wake her up with his snoring. - If someone ends up pissing Mimi off or hurts her, he will fight them. No exceptions. He will knock them out in one punch. ReoMi: - If he notices that Mimi is in a bad mood, he listens to her and helps her the best he can, be it spoiling her or cuddling her or anything, he will do it. - He is the definition of sweet and comforting. He whispers the sweetest things after learning what makes her happy or not. - He loves giving her forehead kisses, he doesn't know why. They are just one of his favorite, excluding kisses on the lips. Those are on the top of the ladder.
OMG OF COURSE. BTW IVE BEEN LISTENING TO SOME MANY VOCALOIDS RECENTLY, IDK WHY.ReoMi (Mibuchi x Mimi):Who wakes the other one up with kisses: MibuchiWho is the morning person/night person: Depends, tbh.Who is the romantic one: MibuchiWho is the more cuddly one: MimiWho cooks: MibuchiFavorite nonsexual activity: Cuddles and kissesTheir favorite place to be together: In a garden of various types of flowersAny traditions: Flower meanings are often used to communicate on important datesTheir “song”: Melt - Hatsune MikuWhat they do for each other on holidays: Mimi; cuddles with him and leaves little cute and dorky notes around the place for him. Mibuchi; spoils her and brings her flowers with the sweetest meanings behind themWhere did they go for their honeymoon: Probably somewhere really fancy and elegant like France or Italy, Mibuchi's ideaWhere did they first meet: In High School, during classes or practice, silently crushing on each otherAny pets: None, most likelyWhat do they fight over: Nothing serious, usually about clothing choicesDo they go on vacations, if so where: After lots of planning, usually to different parts of Japan, a few nearby countries tooWho kills the bugs; Both, mainly Mimi because Mibuchi gets startled and misses them Who hogs the sheets; Mimi Who hates mornings; Both Who’s cranky before they had their coffee; Mibuchi Who’s doesn’t like their mother in law; Mimi, or both Who drives; Mibuchi Who gets horny in awkward public places; Mimi Who had a scene phase; Probably both of them at some point Who wore braces; Mibuchi Who got bullied; BothWho is louder? MimiWho is more experimental? MimiWho takes more risks? NeitherDo they fuck or make love? Make loveLights on or off? Off, with a few candlesWho is more likely to be caught masturbating? MimiWho is more likely to suggest a threesome? Mimi Has either stolen the other’s underwear? Mimi, curiosity..?Who comes first? MimiWho is better at oral and who prefers it? Mibuchi is an oral god and Mimi loves itWho is more submissive? MimiWho usually initiates things? MimiWho is more sensitive? MimiWho has the most patience? MibuchiWhich kinks do they share? Body worship, very slight bondage, markingAkatomi (Akashi X Hitomi): Who wakes the other one up with kisses: AkashiWho is the morning person/night person: Both have a rather messed up sleeping schedule, but Hitomi is a bit calmer about itWho is the romantic one: AkashiWho is the more cuddly one: HitomiWho cooks: AkashiFavorite nonsexual activity: Cuddles and teasing/making Akashi jealous of DaiTheir favorite place to be together: Bedroom because Hitomi's a lazy dorkAny traditions: Competition between Akashi and Dai are rather common, Hitomi being the 'judge'Their “song”: World is Mine - Len KagamineWhat they do for each other on holidays: Spoil and tease each other senselessWhere did they go for their honeymoon: Probably somewhere really snowy, Hitomi's requestWhere did they first meet: Probably at a park because Hitomi's cat got out and Akashi found it.Any pets: Two cats, Dai and Panther and Akashi's horse, YukimaruWhat do they fight over: Nothing much, mainly Akashi's dislike of DaiDo they go on vacations, if so where: Akashi will try to spoil Hitomi until she scolds him about spending too much on her, compromised on rare trips around JapanWho kills the bugs; Hitomi catches them and takes them outside while Akashi practically slaughters them Who hogs the sheets; Both Who hates mornings; Hitomi Who’s cranky before they had their coffee; Akashi Who’s doesn’t like their mother in law; Akashi Who drives; No one Who gets horny in awkward public places; Akashi Who had a scene phase; Hitomi Who wore braces; Hitomi Who got bullied; Hitomi and probably Akashi tooWho is louder? HitomiWho is more experimental? Akashi Who takes more risks? AkashiDo they fuck or make love? BothLights on or off? Candles or dim lightsWho is more likely to be caught masturbating? AkashiWho is more likely to suggest a threesome? Neither..?Has either stolen the other’s underwear? Hitomi, horrible dare ideaWho comes first? HitomiWho is better at oral and who prefers it? Both are about equal skillWho is more submissive? HitomiWho usually initiates things? AkashiWho is more sensitive? AkashiWho has the most patience? HitomiWhich kinks do they share? Bondage, orgasm denial, roleplay, moderate petplay(?)
YOU DID AKASHI IS KILLING IT /laughs loudly/ You really are something but Reo-kun is better~ reomi ftw ;)
((GOOD. THAT WAS MY INTENTION.))Akashi: That sounds like a lie, but I'll let you live after saying that because I know you're just trying to boost his self-esteem. /smirks/Hitomi: Seijuu-kun, no. /lightly slaps his arm/ Don't treat others like that.