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Rai: chiede il “canone speciale” per rimpolpare le casse
Un importo “speciale” come lo definisce la Rai; parecchio salato diciamo noi, ben 407,35 euro; è la cifra riportata sulle lettere inviate dalla medesima per chiedere quella cifra, il cosiddetto «canone speciale», a proprietari di bar, ristoranti, alberghi, negozi, insomma chi ha un locale pubblico e come presume la Rai anche un televisore al suo interno. Le cartelline sono state spedite anche ai titolari di partite Iva, lavoratori autonomi che hanno la propria sede a casa propria. Ad Alessandro Ciuti, collaboratore di un’agenzia assicurativa, con partita Iva, la cartella dell’Ufficio abbonamento Rai è arrivata proprio l’altro giorno, con allegato il bollettino postale per saldare il presunto debito con la tv pubblica: i famosi 407,35 euro.
Ciuti, che è anche il coordinatore del Tea Party in Lombardia, ha dichiarato: «Ma a che titolo? Non ho un locale pubblico e nemmeno un ufficio aperto al pubblico, lavoro presso un’agenzia di assicurazioni come collaboratore e casa mia è la sede legale di Alessandro Ciuti come ditta individuale, ma non ricevo a casa mia i clienti, ci vivo! Il mio dubbio è vogliano farmi pagare il canone speciale per il fatto che ho un computer portatile. Ma non spiegano perché, mi dicono solo che devo pagarlo!». L’altro dubbio è che la Rai, in difficoltà per il taglio di 150 milioni di euro chiesto dal governo, provi a fare un po’ di cassa così, spedendo le cartelline da 407 euro anche ad aziende, professionisti, lavoratori autonomi etc…
. La Rai chiede il canone speciale a:
«coloro che detengono uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni
radio televisive in esercizi pubblici, in locali aperti al pubblico o comunque fuori
dell’ambito familiare, o che li impiegano a scopo di lucro diretto o indiretto». La Rai
fornisce due tabelle che dovrebbero chiarire qualcosa. La prima spiega cosa si deve
intendere per apparecchi «atti o adattabili» alla ricezione del segnale tv, riportando
uno schema elaborato dal ministero dello Sviluppo economico nel 2012. Oltre a tv e
radio, basta avere un «riproduttore multimediale dotato di ricevitore radio/tv» o
anche un telefonino dotato sempre di ricevitore radio/tv, o anche una «scheda per
computer» o una chiavetta Usb dotata di sintonizzatore. Esclusi, dopo le polemiche
nel 2012, i videocitofoni e i computer senza ricevitori.
Se invece si possiede un pc che può ricevere il segnale si rientra nel canone speciale. Ma per qualsiasi categoria di attività? Qui ci aiuta la seconda tabella Rai, quella sulle diverse classi di importo.Ce ne sono cinque, dai 6.789 euro l’anno ai 203 euro. La quarta categoria, quella da
407 euro, comprende però oltre «esercizi pubblici, navi e aerei in servizio pubblico,
ospedali e case di cura», anche un generico «uffici». Basta dunque avere un ufficio,
anche a casa propria, per dover pagare 407 euro alla Rai? La Rai conferma di aver spedito le lettere («a tipologie di attività come: attività manifatturiere, di noleggio, artigianali, informatiche, alimentari, aziende di servizi, agenti di commercio e altre») ma solo «a scopo informativo». Poi spiegano: «Il presupposto impositivo sorge a fronte della detenzione fuori dell’ambito familiare di apparecchi atti o adattabili alla ricezione di programmi televisivi. Non sono in questione dunque soltanto gli esercizi pubblici o le strutture ricettive, ma tutti i casi in cui la detenzione dell’apparecchio si realizza fuori dell’ambito familiare in senso stretto». Dunque chi ha un’attività lavorativa e un apparecchio «fuori dall’ambito familiare» si prepari al canone speciale.