" Ogni autore ci arriva carico di osservazioni, di opinioni, di passioni, di interpretazioni, che l'hanno modificato partendo da esperienze, abilità e conoscenze tecniche diverse: talora straniere affatto alla nostra storia. È impossibile estrarlo da questo impasto che lo ha attorniato e che cresce. Bisogna rassegnarsi a guardare i templi di Paestum nella loro nudità fatta dai secoli di abbandono, di piogge, di sole, di nebbie che li hanno prima privati delle loro coloriture originarie, e poi, a poco alla volta, in un processo irreversibile, li hanno lasciati mutilati in una nudità che avrebbe fatto piangere i loro autori. Così è dei classici di molte letterature. E non possiamo molto obiettare alla nostra mancanza di obiettività. Essi, come noi, hanno vissuto, e come noi hanno cambiato di peso, di colore, di grazie, di forza con il passar sopra di tutti noi degli anni. Possiamo ancora parlare con loro. Ma non dimenticatevi che la loro loquela non era quella d'un tempo. Credete che Dante parlasse come un professore d'oggi, e il suo accento toscano fosse quello del sindaco di Firenze? Più grave ancora: come si può recuperare oggi il valore d'una frase di Farinata degli Uberti, quando il sentimento della famiglia, della patria, della città, è tanto cambiato? "
Giuseppe Prezzolini, Storia tascabile della letteratura italiana; prima edizione: Milano, Pan, 1976.