I bus delle cinque del mattino
sono una delle esperienze maggiormente ricche di significati reconditi e indecifrabili che un uomo possa vivere nell'arco della sua esistenza.
Un uomo anziano con una giubba catarifrangente sonnecchia appoggiato al sediolino; due ragazze salgono e si mettono a discutere eccitate, sotto lo sguardo paziente di un altro uomo stanco, del Sud-Est del mondo. C'è chi va a dormire, dopo una lunga notte fuori; chi invece ogni mattino si sveglia per andare al lavoro; chi, imberiago, non è neppure sicuro di ricordare dove abiti.
Stanotte ho passato una delle serate più intimamente felici della mia vita. Circondato da persone fieramente convinte dei loro ideali, a discutere, ridere, cantare. Rifarei tutto daccapo.
Le parole scambiate tra compaesani; le assemblee improvvisate; i drink coi nomi di amici; i discorsi in tre o quattro lingue sulla periferia di Parigi; le videochiamate al "compagno Genni di Napoli"; le canzoni stonate; gli occhi puliti e i sorrisi veri, che ti sciolgono dentro. Mi siederei ancora in via Livraghi e aspetterai tanti altri quarti d'ora.
Tornando ho visto una coppia che si baciava con passione contro un muro. Ho sorriso. Un tipo che passava con la bicicletta. Ho sorriso. Credo di aver scritto ai compagni che li amo tutti. È vero.
Ogni tanto sono solo. Ogni tanto ho una casa. Ogni tanto ne ho tante e il mondo non ha più un volto poi così triste.














