Qualche anno fa avevo gambe ancor più corte di adesso e camminavo incerta, in preda alla confusione, tentando di percorrere tutte le vie possibili. Vie che non mi hanno portata in nessun luogo. Allora ho continuato a camminare senza una meta, piangendo un equilibrio che forse mai avrò e infine, con le gambe ancora corte e schiacciata dal peso di tutte le mie piccole speranze, ho deciso di cercare riparo fuori da me stessa, nelle forme del mondo che più mi affascinavano. L'ho fatto e ho puntato sempre sui cavalli sbagliati. Li ho visti inciampare tra le contraddizioni che loro stessi avevano posto in essere e ho sentito le mie gambe cedere con le loro. Di quel periodo ricordo solo l'immobilità e l'odio urlato a chiunque mi passasse vicino e questo, suppongo non fosse proprio un bello spettacolo da vedere.Intanto le mie gambe sono diventate più lunghe e ho dovuto lasciare il pavimento polveroso della vita, rimettermi in piedi. Ho provato ad andare avanti ma ancora le pagine del diario che stavo scrivendo erano tutte uguali, l'inchiostro iniziava a scarseggiare e le parole si ripetevano sempre nella stessa grafia infantile. A questo punto ho deciso di mettere via la penna ed osservare in silenzio ciò che accadeva nel mondo. Rassegnata ho osservato a lungo, forse troppo, alla fine ho scoperto la grazia della maturità. Mi hanno sempre detto che ci sono nata, matura, ma non è così. La maturità è una cosa che mi sto ancora conquistando, mentre scelgo ogni giorno di andare oltre la paura che ci spinge tutti quanti giù e rende infelice la gente che non riesce ad essere sincera. Io voglio essere sincera. Voglio smettere di controllare le mie emozioni, scegliere finalmente una strada e percorrerla. Non so quale sia, questa strada, e le mie gambe troppo corte non smettono di tremare, ma ci sto lavorando. Anche così, anche da sola. Sono sola e penso a tutta la gente che ho incontrato mentre fragile ed immatura girovagavo in preda alla confusione. Loro che non mi hanno capita, loro che mi hanno capita ma hanno scelto comunque di andarsene, tutti questi esserini che mi hanno insegnato qualcosa, in un modo o nell'altro e che oggi vivono dentro di me. Spero davvero che si fermino ad osservare la realtà. Alle anime perse che vorticano come trottole, ferendo chiunque provi a sfiorare i loro riflessi dorati, dico questo: siamo deboli e non sempre siamo fortunati ma dobbiamo sforzarci di prendere il fango di cui ci siamo sporcati percorrendo le strade sbagliate, questo fango che ci immobilizza, e utilizzarlo per costruire castelli, nonostante siano traballanti, nonostante tutto questo possa suonare stupido e banale. Oggi sono sincera. C'è qualcosa che non ha mai funzionato come si deve qua dentro. C'è un punto debole in me e io l'ho trovato, ho percorso la crepa con le punta delle dita e sono arrivata dritta al centro della frattura. E la frattura è questa: non credo di meritare le cose. Nel corso della mia carriera scolastica non ho mai pensato di meritare un voto alto e ho sempre creduto che, coloro i quali siano così audaci e fantasiosi da dire qualcosa di carino su di me, non mi conoscano abbastanza. Non credo di meritare fedeltà. Non farò mai nulla per legarti a me, non ti chiederò di amarmi, non ti tratterrò quando andrai via, non credo di aver il diritto di chiederti di restare. È così, sarò sincera. Mi sono osservata, quello che ho visto non mi piace ancora ma ho capito. Ho capito e allora forse posso partire da qua.Io merito le cose.