Vittoria Scrofani, una delle partecipanti di OGR YOU, ha pensato ad un progetto fotografico intitolato "MEet THE ARTIST". L'intenzione è scattare una serie di foto agli artisti che incontreremo nel corso del programma e scrivere un breve testo in cui riportare le impressioni.
Come faccio ad avere un’idea? Un metodo concettuale
Mi è capitato spesso di osservare un’opera d’arte e pensare “che figata”. Mi è capitato spesso anche di provare un certo fastidio nel pensare che a me un’idea del genere non sarebbe mai venuta in mente. Non sono particolarmente fantasiosa, sono più razionale, finché ci sono delle regole da seguire, va tutto bene. Per questo motivo mi sono ritrovata molto in Roberto Fassone.
Roberto Fassone ti pone davanti ad una concezione dell’arte diversa da quella a cui sei abituato. Ribalta la tipica idea dell’artista come figura talentuosa, con ‘qualcosa in più’. Si allontana dalla sensibilità e dall’irrazionalità che solitamente caratterizza l’artista, proponendoti un metodo razionale per creare arte. Osservando le opere dei grandi artisti contemporanei, alla domanda “come faccio ad avere un’idea?”, arriva a sviluppare un metodo composto da diversi passaggi da seguire per stimolare la nascita di un’idea. Chiunque può seguire questo processo. Un viaggio nella propria mente che ti porta a vedere oggetti che vedi tutti giorni in modo totalmente diverso, cambiandone la forma, il colore, la dimensione, la funzione e molte altre caratteristiche. Un metodo concettuale che riassume ciò su cui si basa oggi l’arte contemporanea: l’alterazione della realtà. Forse tutti possiamo provare a diventare artisti, anche i più razionali.
Le riflessioni di Andrea Miccoli sul concetto di bugia, uno dei temi cari a Roberto Fassone, affrontati durante il suo workshop.
Il mondo dell’arte permea dentro di noi in maniera diversa, l’arte arriva attraverso progetti, incontri, immagini...arriva da ogni cosa che noi interpretiamo come arte
Il metodo è una ricerca d’arte, forse la più discussa di tutte, poichè siamo ancora imbrigliati dall’intuizione folgorante del genio! Non è così, la società si evolve, l’arte si evolve a modo suo e forse diventa ancora più criptica perchè la società si mescola, crea e distrugge.
Nel workshop l’enfasi è stata tenuta sul concetto di bugia, che forse è uno dei concetti più puri dell’arte, che elimina i manierismi e che cela la più pura delle verità, un concetto di arte che non ci è dato sapere poichè è la forma più soggettiva del mezzo artistico
C’è anche un rapper nel Club. Si chiama Joel Kamilindi, o meglio René l’Enfant, e per Roberto ha composto una canzone. Mettete una base musicale e leggetela ad alta voce!
Erigo una piramide di flow
Non lo vedi
Slavo come sergey
Con le parole dono gli occhi ai cechi
Al moma oppure qui con i ragazzi
Sfidarli è come mettersi davanti a un Budda, Coi piedi scalzi!
Segni e dove trovarli
Giro un Blunt sono gli andazzi
L'arte è un insieme dinamico
Questo flow che porto bro è uno sforzo involontario
Segno dell'aquario
Rappando nell'acquario
Qui alle ogr z sono un og e mi vedi blando mo
Scrivo di corsa
Quest'arte concettuale è molto solida
Tipo una roccia finta e mi esce un taglio
Chiedo come va, o cumalé se preferisci
Questa city è il territorio quindi attento a dove pisci
Mi sono dimenticato
L’ “R” moscia di Roberto,
Ho il flusso da che sono nato
Ora voglio una cattedra
Cattelan, Kebab a T.O. o
Spaghetti da Mario che li fa cotti a puntino
Baby gang per uno spino
C'est la vie, amico
come ti capisco.
Manda a dire al tassista di non sbandare se no mi entra in casa
La situa è grave
Un po’ come scopare la piu figa e non ti si alza. Huh!
Alcuni dei ragazzi hanno deciso di fissare le impressioni dei primi giorni attraverso delle piccoli riflessioni. E' il caso di Simona Pastore, una delle partecipanti di OGR YOU. Qui sotto il suo testo.
La strutturabilità e il meccanicismo combinati con l'arte: questo il binomio apparentemente antitetico al centro degli incontri tenuti da Roberto Fassone. L'artista ha spiegato come il processo che porta all'ideazione e alla creazione materiale di un'opera d'arte, innescato a partir da un meccanismo creativo, possa fondarsi su strutture e modalità semplici e riconoscibili da tutti. Evidenziando come fantasia e concettualità siano frutto di un'intuizione in realtà non unicamente casuale e improvvisa, ma anche e soprattutto ragionata, è emerso come l'irrazionalità, ovvero il genio che sta alla base di un'opera d'arte e ne è l'anima, derivi in maniera naturale e consequenziale dalla razionalità, ovvero da quei processi metodici e regolati propri di un procedimento meditato. E alla base di questi processi ragionati sta il gioco: talvolta insensato e irrazionale, il gioco è spesso il superamento di un ostacolo non necessario e immaginario, frutto della nostra mente. E nel suo essere privo di funzionalità e dunque apparentemente illogico (deformando la realtà, affidandosi al caso o accostandosi alla finzione), il gioco va a chiudere il cerchio trasformandosi nel collante tra impianto strutturale e impulso istintivo, con i quali diventa il cardine di un'opera d'arte.
Durante il workshop con Roberto Fassone ognuno di noi ha raccontato tre storie, di cui solo una era vera, mentre gli altri dovevano indovinare quale fosse. I disegni di Tea Mulatero riprendono alcune di questi racconti…
Durante la sua conferenza, Roberto Fassone ha spiegato come uno dei modi per scatenare la propria creatività sia alterare solo alcuni aspetti di una realtà che ci è familiare. Un altro membro del Club di OGR YOU, Riccardo De Francesco, ha rielaborato una veduta del Lago di Como trasformandola in una grafica in stile giapponese. Voilà.
Grande appassionato di sperimentazioni linguistiche, alla fine del suo workshop Roberto Fassone ha assegnato un “compito” ai partecipanti, in preparazione dell’incontro con l’artista che sarebbe intervenuto dopo di lui, Angelo Plessas: comporre una piccola auto-presentazione rispettando il principio del lipogramma, cioè senza mai utilizzare una (o tutte) le lettere R, S, T. Le riportiamo tutte qui di seguito, in modo che anche voi possiate conoscere le storie di chi fa parte del Club. E magari provare a scrivere la vostra.
Maria Alegretti
“Mi chiamo Maria Allegretti, ho diciannove anni e frequento il College di Cinema della Holden, qui a Torino. Mi piacciono la letteratura, le canzoni, il teatro e tutto quello che ancora c’è da imparare. Alle OGR vorrei entrare in contatto con modi di creare che ancora non mi appartengono, e magari trovarne uno che mi permetta di narrare ogni giorno con maggiore efficacia e bellezza.”
Francesco Aloia
“Ciao! Mi chiamo France... Francè! Ho diciannove anni e vengo da Napoli; mi trovo qui a Torino per imparare nuove robe. Amo l’arte in ogni forma e faccio parte del gruppo di OGR you per approfondire e trovarmi a contatto con altri ragazzi che amano, ognuno in maniera unica ed originale, le robe che piacciono tanto anche a me. In futuro mi piacerebbe fare il romanziere, perché adoro giocare con le parole. Felice di incontrarti, Angelo. Certamente imparerò tanto anche da te!
Pietro Comba
“Ciao Angelo, quasi sempre, le persone mi chiamano Pie, a meno che non siano in collera con me. Credo che il mio nome sia il miglior nome da dire quando ci si arrabbia. Forse perché ci si incazza già a sapere che quel nome rimanda a me. Ad ogni modo, ho diciannove anni e vivo nel comune della Mole da pochi mesi, per seguire i corsi di Filosofia. Passo i miei giorni con la musica che mi accompagna sempre e in ogni luogo. Passo ore a guardare film e serie e a leggere. Ho una band, di cui fino a pochi giorni fa ero il drummer, ma ora, per via di alcuni problemi, sono il lead singer. Scrivo poesie che, spesso, divengono le parole che uso per le canzoni del mio gruppo.”
Gabriele Magro
“Mi chiamo Gabriele e sono giovane, nel senso che ho pochi anni. Sono di qui, qui è il paese che amo, qui ho le mie radici.
Sono una persona un po’ noiosa, a dire il vero. Non ho mai commesso crimini e mia mamma è fiera di me. Ho pochi amici, sempre quelli, da più di dieci anni. Fumo poco, bevo poco, cerco di non fare arrabbiare nessuno, mi piacciono le colline, la primavera, le colazioni lunghe. Oggi c’è la Champions e non vedo l’ora.
A casa ho un grosso scaffale pieno di libri, li prendo di seconda mano per risparmiare qualche soldo, eppure sono sempre senza soldi. Il mio lavoro credo sia scrivere delle cose ed aiutare dei ragazzini a prepararsi per le verifiche a scuola, in alcuni casi mi pagano pure.
Non penso si possano definire lavori, le cose che faccio.
Mi preoccupo, se penso che forse non avrò mai un vero lavoro, ma sono quasi sempre sereno.”
Margherita Martina
“Ciao Angelo! Mi chiamo come la pizza più in voga del mondo. Non è una coincidenza che il mio papà faccia lo chef. Amo l’emozione, la cerco anche flebile come quella nell’immagine di un’alba. Ho una grande voglia di nozioni nuove che non mi abbandona mai. Con quella incolmabile leggo, dipingo e faccio video.”
Tea Mulatero:
“Ciao, il mio nome è molto breve ed è quello di una rosa che ha un buon profumo.
Sono maggiorenne dal diciannove aprile dell’anno scorso e faccio il liceo per imparare le lingue che non parlo.
Ho parecchie passioni vicine al mondo della musica e delle immagini. In quello che faccio impiego sempre energia ed impegno.
Adoro le sfide che è la ragione per cui ho preso l’occasione del bando OGR al volo.
Spesso vado alle OGR perché penso sia un luogo sfizioso e pacifico per lavorare.”
Giulia Ninotta:
“Ciao Angelo, mi chiamo Giulia ed ho vent’anni.
Vivo a Torino da due anni, prima infatti vivevo in un villaggio in Lombardia di cui non è importante il nome, è importante però che è veramente piccolo, teoricamente conta circa tremila abitanti, di cui la maggior parte è indicabile con bambini di mille e novantacinque giorni o con over ottantacinque.
Da quando ho cambiato luogo in cui vivo anche la mia vita è cambiata: ritengo di aver imparato molti fatti riguardanti la mia identità, in particolare riguardo le mie fragilità.
Ho avuto modo di guardarmi dentro, di capire chi è veramente Giulia.
Probabilmente il tutto è agevolato da quello che faccio nella mia quotidianità, frequento il penultimo anno di un indirizzo molto intrigante, analizza la mente, il comportamento degli individui in gruppo o nella loro intimità, con le loro paure ed incertezze; in più mi occupo anche di tutto ciò che riguarda il funzionamento cerebrale e le relazioni tra le varie componenti interne.
Rimanendo a Torino ho capito anche che probabilmente in futuro cercherò di intraprendere una via che in qualche modo attinga al mondo dell’arte, compatibilmente con ciò che faccio e che diventerò; mi piacerebbe molto lavorare in uno di quei luoghi dove i quadri vengono fatti vedere o vorrei trovare una maniera per utilizzare l’arte come cura per gli individui, in particolare utilizzando l’immaginazione delle menti etichettate come “pazze”, “problematiche” o “matte” per traumi relativi al cervello o per traumi che hanno incontrato durante la loro vita.”
Simona Pastore:
“Sono Simona, vado al liceo Galileo Ferraris e sono una dei quindici giovani di OGR YOU. Mi considero una ragazza curiosa e solare. Amo il cinema, la musica e i romanzi francesi e mi affascinano l’Espressionismo e i quadri di Egon Schiele e Paul Klee. Sono qui in primo luogo perché la mia famiglia vive da sempre affianco alle officine, ricordandole quando erano ancora in funzione e vi lavoravano gli operai. Sono quindi curiosa di vivere i luoghi delle OGR oggi. In secondo luogo sono qui per provare una nuova esperienza: evadere dagli schemi della scuola per vivere dimensioni con un nuovo respiro. Sono sicura che non rimarrò delusa.”
Alessia Santi:
“Ciao Angelo,mi chiamo Alex,ho 18 anni e abito a Moncalieri. Frequento l'ultimo anno di liceo,e nel tempo libero mi dedico ai miei hobby come la fotografia e il cinema ; amo ogni forma d'arte e adoro imparare. Inoltre mi piace fare di tutto,non c'è niente che non mi piaccia fare!”
Vittoria Scrofani:
“Mi chiamo Vittoria, ho diciotto anni e frequento l’ultimo anno di liceo. Mi piace la fotografia. Amo fotografare principalmente la gente, perché trovo intrigante l’unicità di ognuno e i differenti modi di interagire con e alla realtà. Mi piace documentare ciò che faccio con le foto, perché credo nella loro forte capacità comunicativa. Partecipo al progetto OGRYOU perché mi attrae ogni forma d’arte, ma anche perché voglio mettermi in gioco, confrontarmi con gente nuova, migliorarmi.”