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Roby & Pep
Roberto Baggio detto Roby Bagg10
Ieri è stato il compleanno di Roberto Baggio, per me il più grande talento del calcio italiano, il più grande di tutti i tempi, almeno di quelli che ho visto giocare io.
Pur essendo bravissimo (ciò credo sia innegabile) la sua unicità lo ha reso di difficile collocazione tra il "superfluo” e “l’indispensabile”. Eppure in Nazionale lui è stato importante già ai mondiali del 1990, quelli giocati in casa, quelli delle “Notti Magiche” di Bennato e Nannini, lui pare essere un gregario, quasi, un giocatore dal futuro avvenire che il numero 10 lo deve lasciare sulle spalle di Giannini che l’allora CT Vicini lo vede come il regista della Nazionale, uno dei 4 pilastri che compongono la spina dorsale della squadra che va dalla porta azzurra a quella avversaria formata da Zenga in porta, Baresi davanti a lui in difesa, Giannini a centrocampo e Vialli in attacco. Non è facile far entrare Roby in questa squadra tipicamente italiana con il terzino sinistro fluidificante (Maldini) e l’ala destra tornante (Donadoni). In amichevole pre mondiale Baggio finisce per giocare con la maglia numero 7, quella dei fantasisti, ma non sta certo largo a destra, no lui si accentra e punta la porta come quando da ragazzino nelle giovanili del Vicenza aveva solo quell’idea: andare verso la porta e fare gol.
Non parte titolare nel ‘90, ci sono altre gerarchie. Sembra che la coppia di attaccanti migliore sia Vialli-Carnevale meglio assortita. A destra meglio tenere Donadoni che oltre agli assist e ai cross sa coprire. Baggio ha un anonimo numero 15 per via della numerazione per ordine alfabetico ruolo per ruolo. Vicini lo considera attaccante assieme a Mancini, Donadoni, Carnevale e via di seguito. Ne ha tanti di attaccanti Vicini. Con l’Austria a pochi minuti dalla fine ha buttato dentro Schillaci che vive uno stato di grazia e ha fatto gol di testa in mezzo ai lunghi difensori austriaci. Anche con gli USA Schillaci fa bene pur non segnando così Vicini decide di schierarlo titolare nell’ultima partita del girone contro la Cecoslovacchia, l’unica squadra che Bearzot non ha mai battuto nei suoi anni da CT, neppure dopo essere stato Campione del Mondo dell’82.
Solo che Vialli si fa male e Vicini preferisce non rischiarlo nella partita dove vincere non è necessario per passare il turno. Vincere permette di rimanere a Roma a disputare le altre partite. Succede che la squadra dall’attacco veloce ma tascabile, data l’altezza dei due Schillaci e Baggio, segna prestissimo con Schillaci, di testa ancora una volta. L’Italia gioca bene, schiaccia l’avversario nella sua metà campo ma non arriva nessun altro gol fino a quando...
Baggio scambia con Giannini e si inventa un gol che ricorda quello del secolo di Maradona.
I suoi avversari sembrano avere i piedi impantanati e lui pare danzi mentre porta il pallone all’interno e mette a sedere il difensore e spiazza il portiere con il suo tiro in porta.
Scherziamo fra noi, tra gli juventini che dicono “È nostro giocatore, l’anno prossimo assieme a Schillaci” e noi non juventini che facciamo notare come non è ancora juventino perché non ha ancora giocato un minuto con la maglia bianconera.
Ma Baggio è di tutti, è un patrimonio del calcio italiano e mondiale. Strano a dirsi, però, verrà criticato anni dopo nella corsa al mondiale degli USA del 1994.
Sulla panchina azzurra c’è Sacchi, un allenatore legato agli schemi, convinto che il sistema esalti il singolo e non viceversa. Per qualcuno è come dire che chiunque canti l’aria dell’Aida di Radames la musica è sempre bella ma la realtà è che se canta Pavarotti anche “O Sole mio” diventa magnifica.
Baggio è criticato nel ‘94 perché gli si chiede di fare la differenza, di vincere le partite da solo, ha la maglia con il numero 10, ha la responsabilità. Succede però che l’Italia arranca, la prima partita perde 1-0 con l’EIRE, la seconda partita con la Norvegia... beh, succede l’impensabile: Baggio viene sostituito perché Pagliuca è espulso per aver preso il pallone con le mani fuori dall’area di rigore: è come essere colpevoli di un fallo da “ultimo uomo” su un avversario lanciato a rete.
«È matto questo?» dice Baggio incredulo. L’Italia vince con quello che i giornalisti statunitensi battezzano “The Other Baggio” ossia Dino Baggio che fa gol di testa su punizione e regala la vittoria alla squadra che però arrverà terza dopo il pareggio col Messico e sarà ripescata come prevede la formula di quei mondiali a 24 squadre.
Baggio è ancora titolare dopo la Norvegia e lo è ancora contro la Nigeria, la sorprendente Nigeria. Succede di tutto contro gli africani, un gol preso in maniera assurda, l’espulsione ingiusta di Zola, la quasi certa eliminazione finche al 43′ del secondo tempo Mussi vince un rimpallo al limite dell’area di rigore, entra e forse ha lo spazio per calciare invece... Invece vede Baggio che con la sua andatura sorniona sembra neppure essere interessato all’azione e invece tira di piatto, indovina un angolo impensabile e fa gol. Quello che mi colpisce è la lentezza del pallone, sembra impossibile che possa entrare senza che i difensori intervengano eppure è quello che succede. La sensazione con molti gol di Baggio è questa: che per quanto sembrino lenti i suoi tiri son imprendibili anche se il portiere sa prima dove andrà il pallone non sembra poterci fare nulla.
Dopo il pareggio Baggio è più sicuro di sé e prende la palla durante i tempi supplementari dai piedi di Benarrivo. Sembra dirgli: “Vai dentro che te la passo io” ed è quello che succede: Benarrivo entra in area pronto a ricevere il pallonetto del “Divin Codino” ma viene fermato irregolarmente. Rigore che Baggio realizza mandando la palla sul palo e poi in rete. Ci ha tirati giù dall’aereo il nostro numero 10.
La partita con la Spagna, ai quarti, è una partita difficile, combattuta. L’Italia passa in vantaggio, ma viene raggiunta. A pochi minuti dalla fine Berti riceve a metà campo e serve in profondità Signori che subito viene affrontato da un difensore. Non tiene palla Signori ma calcia verso Roby che sta scattando. È solo davanti al portiere spagnolo, Zubizarreta con quel nome strano e lungo. Potrebbe tirare subito Roberto ma al suo solito si allarga per dribblare anche il portiere. Pizzul si ferma in telecronaca perché Baggio si è allargato troppo. La porta è diventata più stretta come fare gol da lì?
Se sei Roberto Baggio puoi fare gol da lì. Anche se il difensore sta recuperando tu riesci a piazzare il pallone tra giocatore e palo, ancora più difficile che tentare un tiro da lì. Ancora una volta il tempo sembra fermarsi lo spazio si piega al volere di Roby e il campo pare inclinarsi verso la porta a seguire il suo tiro.
In semifinale c’è la Bulgaria che ha battuto i campioni in carica della Germania. C’è Stoichov ma noi abbiamo Roby.
Il primo gol di Roberto Baggio è straordinario per la preparazione. Un semplice fallo laterale e lui prende la palla con naturalezza salta un avversario, a quel punto ha lo spazio per il tiro sul primo palo ma lui invece continua a correre e con semplicità, con il suo sensibile piede tira lontano sull’altro palo dove il portiere non può arrivare. Ancora una volta un tiro lento o almeno così pare oppure sono gli altri giocatori che sono troppo lenti, chi lo sa. Il secondo gol è un’intuizione di Albertini che lancia in profondità Roby che pare guardare il portiere prima della palla e si inventa un gol delizioso. Altro tiro lento, ma imprendibile.
Si fa male Roby verso la fine. Proverà a recuperare per la finale, sarà in campo ma non sarà al meglio.
Sbaglierà l’ultimo rigore mandandolo altissimo. Segnarlo avrebbe significato continuare a sperare, perché i brasiliani era no già in vantaggio: Roby non è l’unico ad aver sbagliato il suo rigore: anche Baresi e Massaro (detto Provvidenza) sbagliano il loro.
Si ricorderanno quell’unico errore, quello del giocatore più importante, il numero 10 quello stesso giocatore che fin lì ci ha portato grazie ai suoi gol. Ma anche Platini ha sbagliato a calciare il suo rigore in Messico nell’86, proprio contro il Brasile. Pochi lo ricordano perché in quel caso la Francia vinse comunque.
Dopotutto i rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli.
Buon compleanno Roberto detto Roby Bagg10.
Mondiali (parte 5)
Nel 1994 sono fidanzato da qualche mese.
L'Italia, dopo i mondiali del '90, ha subito la maledizione della terza classificata del mondiale secondo cui la squadra europea che arriva terza al mondiale non riesce a qualificarsi poi per gli europei che arrivano due anni dopo. Così, in Svezia, l'Italia non c'è. C'è l'Unione Sovietica che non si chiama più così ma si chiama Comunità Stati Indipendenti (CSI). La Jugoslavia neppure c'è. La "Guerra dei Balcani" ha lasciato solo macerie e odio tra serbi, bosniaci, macedoni, croati e sloveni. Al posto della Jugoslavia verrà ripescata la Danimarca (arrivata seconda nel girone dietro la Jugoslavia) che sorprendentemente vincerà l'Europeo.
Dopo il fallimento della mancata qualificazione a Euro '92, la nazionale è affidata ad Arrigo Sacchi, allenatore che al Milan ha portato un sistema di gioco aggressivo, prevalentemente offensivo, in aperto contrasto con la scuola italiana prettamente difensivista.
Berlusconi ha raccolto le lamentele di molti suoi giocatori che, dopo alcune stagioni con il tecnico di Fusignano, non ce la fanno a sostenere i ritmi e lo stress generato dai suoi metodi di allenamento. Con le sue qualità di imbonitore il patron del Milan convince il presidente della FIGC Matarrese che Sacchi farà vincere il mondiale.
Sacchi però è un allenatore che ha bisogno di tempo per far assimilare i suoi schemi complessi e in Nazionale di tempo ce n'è poco. Inoltre non è un selezionatore quindi fa fatica a individuare giocatori adatti al suo modo di giocare e infatti convocherà più calciatori di quanti ne abbiano convocati i suoi predecessori.
Si vede poco del gioco che tanto era piaciuto quando era al Milan, ma riusciamo a qualificarci per il mondiale. Siamo con Eire, Norvegia e Messico nel girone eliminatorio. Tutto sommato squadre abbordabili.
Sacchi è un po' troppo dogmatico, crede ai suoi schemi e adatta giocatori a quegli schemi invece di adattare gli schemi ai giocatori a disposizione, così schiera Beppe Signori, capocannoniere della Serie A, a centrocampo per fare spazio a Roberto Baggio che con Casiraghi davanti a lui per fargli da apripista forma la coppia di attaccanti del rigido 4-4-2 della nazionale.
La squadra però sembra in difficoltà e così Sacchi prova un 4-3-3 con Signori ala sinistra, Baggio centravanti (oggi si direbbe "falso nueve") e Donadoni a destra. Nulla da fare, anche così la squadra fa fatica.
Arriviamo così alla prima partita con l'Eire e Sacchi cambia ancora: 4-4-2 ma Signori e Baggio punte.
Indossiamo la maglia bianca gli irlandesi quella verde. Sto vedendo la partita a casa di un'amica, nel suo giardino dove ha portato la TV con un lungo cavo antenna.
Gli attaccanti nostri sono troppo bassi e nessuno dei due è un centravanti vero, un amico che gioca a calcio nei campionati interregionali dice che proprio non ce la fa a vedere una squadra senza centravanti, un centravanti di quelli alti e fisici.
L'Eire segna con un tiro da fuori. Pagliuca, il terzo portiere a Italia 90 e oggi titolare, è leggermente fuori pali e non prende quel pallone che finisce sotto la traversa.
Non riusciamo a pareggiarla. Sacchi torna all'antico: dentro Casiraghi e Signori a centrocampo, ma non ce la facciamo. Matarrese ha fatto sì che l'Italia giocasse sulla East Coast dove ci sono più immigrati italiani, ma allo stadio sono molti di più gli immigrati irlandesi. Oltre a questo da quella parte degli USA il clima è molto più afoso e torrido. Diventa difficile giocare con pressing a tutto campo come Sacchi vorrebbe.
Ci è un po' antipatico Sacchi, non condividiamo questo suo anteporre gli schemi al talento dei giocatori e tutto sommato la sconfitta ci sembra meritata.
Arriva la Norvegia che ha battuto il Messico. Sono molto fisici loro però il caldo dovrebbero soffrirlo più di noi. Sono scandinavi, diamine!
Siamo in un giardino condominiale sotto la casa della ragazza del mio migliore amico, anche lui fidanzato da non molto.
Questo giardino enorme è quello che resta di una grossa tenuta che un nobile locale, tal Malagrida, ha lasciato in parte al comune per farci costruire l'ospedale civile e in parte ai suoi eredi che hanno usato quei terreni per costruirvi diverse palazzine. In una di queste abito anche io, lungo la via che porta il suo nome, Raffaele Malagrida. Il mio migliore amico, che chiamerò Giuseppe, non voleva proprio venire qui nel giardino condominiale della sua fidanzata. Non vuole incontrare i genitori di lei. Si è però convinto alla fine, non senza tentennamenti.
Ci sono tante persone, inquilini dei palazzi intorno, tanti bambini e l'immancabile buffet di pizze, cibo e bevande varie.
La partita è tirata e l'Italia sembra aver assimilato meglio gli schemi di Sacchi. Chissà...
Invece la difesa nostra è troppo vicina alla metà campo e i Norvegesi lanciano lungo. Pagliuca è solo e deve uscire alla disperata. Fuori area prende il pallone con la mano. È solo un tocco ma basta. Il nuovo regolamento parla chiaro: il tocco fuori area di mano del portiere va punito con un calcio di punizione ed espulsione diretta del portiere. Passano lunghi istanti, le telecamere inquadrano Pagliuca che forse spera nella clemenza dell'arbitro. Io faccio l'arbitro di calcio da 4 anni circa e cerco, rivedendo l'azione, un qualche episodio a cui appigliarmi per non espellere il nostro portiere, ma non ce ne sono. L'arbitro mostra il cartellino rosso. Siamo in 10. Non si può giocare senza portiere, in questi casi uno dei 10 giocatori rimasti deve andare in porta. Se l'allenatore ha a disposizione delle sostituzioni può togliere quel giocatore e mettere il secondo portiere. Sacchi decide di fare subito il cambio. Toglie Roberto Baggio, il nostro numero 10, l'unico che non deve sottostare all'ordine alfabetico per l'assegnazione del numero di maglia. L'altro è il capitano Franco Baresi che porta il numero 6. Il nostro giocatore più rappresentativo viene fatto accomodare in panchina nella partita da vincere a tutti i costi. Baggio è incredulo, gli scappa un «Ma è matto questo?» immortalato dalle telecamere di tutto il mondo che impietose riprendono il suo viso e il labbiale.
Entra Marchegiani e riprende il gioco.
Nel giardino ci guardiamo increduli, non crediamo alla vittoria, ce ne torneremo a casa e forse ci sta pure bene vista la superbia di Sacchi che ha lasciato a casa Vialli e altri giocatori importanti. Ora ha pure deciso di fare a meno di Baggio che molti chiamano il “Divin Codino" e solo pochi mesi fa ha vinto il Pallone d'Oro. Difficile pensare positivo in questo momento.
Eppure l'italiano si esalta nelle difficoltà, si mette sotto e tira fuori l'orgoglio e la determinazione quando meno te lo aspetti. Signori fa il centrocampista esterno di sinistra e aiuta Casiraghi in attacco, batte le punizioni e da una di queste arriva il gol di testa di Baggio, non Roberto, l'altro Baggio, Dino. Contro i giganti vichinghi norvegesi segniamo di testa. Incredibile!
La Norvegia si butta in attacco a testa bassa, mette palloni altissimi in mezzo per la testa di un certo Flo, un gigante che le prende tutte. Chissà come, resistiamo. Tante teorie sul nuovo modo di giocare a calcio, Sacchi il profeta della zona e del pressing e siamo tornati a fare il solito, intramontabile catenaccio. A un certo punto Baresi, il pilastro della nostra difesa, l'altro giocatore più rappresentativo, il leader indiscusso, si ferma. Tocca il ginocchio, che succede? Deve uscire. No, proprio lui? Proprio ora?
Menisco, sapremo poi. Mondiale forse finito o forse no, chi lo sa. Viene sostituito pure lui. Il caldo ci sta fiaccando e con un uomo in meno è pure peggio. Maldini si fa male, no pure lui no. Anche la sfortuna dopo gli errori di Sacchi. No, Maldini ce la fa, sta per rientrare ma l'arbitro dice che deve farlo dalla metà campo. Maldini alza il braccio per mandarlo a quel paese, ma obbedisce e per fortuna non viene ammonito. Teniamo duro fino alla fine e vinciamo, ma che sofferenza!
Una mia amica nota la maglia della nostra nazionale: ha dei disegni come in filigrana che riproducono lo stemma della federazione. Lo trova brutto. Vorrei ribattere che sta offendendo la nostra squadra ma effettivamente quello stemma fa cagare e la maglia così chiazzata non è il massimo. Col Messico non andiamo oltre il pareggio così arriviamo terzi in un girone molto equilibrato e grazie alla differenza reti siamo tra le migliori terze, agli ottavi ci aspetta la sorprendente Nigeria. Gli africani si sono qualificati assieme all’Argentina che poche ore prima ha subito un colpo durissimo: Maradona, dopo un anno difficile, è tornato a giocare per la sua nazionale, ha segnato e con un attacco composto da lui, Batistuta e Caniggia sembrano una seria pretendente al titolo. Invece Diego è stato trovato positivo all’antidoping. Verrà squalificato mentre la sua squadra tornerà a casa agli ottavi, colpita duramente da questo episodio.
Mi sarebbe piaciuto incontrare l’Argentina e con Maradona in campo per vendicare quella sconfitta in semifinale 4 di anni prima, ma razionalmente credo non vinceremmo se accadesse: stiamo messi troppo male. L’avvocato Agnelli definisce Baggio un “Coniglio Bagnato”. Meglio la Nigeria, decisamente. Giochiamo con la divisa completamente bianca. La detesto la seconda maglia dell'Italia, secondo me porta pure male ma per esigenze televisive una delle due squadre deve mettere la seconda maglia e l'azzurro della nostra nazionale si confonde con il verde della Nigeria. Pagliuca è ancora squalificato, Baggio è di nuovo in campo e davanti a lui c'è Massaro che non è un centravanti vero e proprio ma da qualche tempo al Milan lo chiamano "Provvidenza" perché fa molti gol specie quando sembra che le partite si chiudano sullo 0-0. E poi col Messico ha fatto gol appena entrato. Avessi visto mai.
Non sembra parta male l’Italia, ma a segnare è la Nigeria. Maldini si ritrova addosso un pallone che non controlla e gli carambola sul petto. Finisce a Yekini che in mezza rovesciata fa gol. I nigeriani sono aggressivi e uno di loro sgambetta da tergo Massaro. In teoria questo tipo di fallo andrebbe punito con un’espulsione ma l’arbitro Brizio Carter assegna solo la punizione. Il giocatore nigeriano colpevole si chiama Emenalo e tutti ironizziamo su un nome che sembra descrivere il suo modo di giocare. Passano i minuti e non sembriamo proprio capaci di segnare o almeno di provarci. Sacchi si agita, urla ma nulla. Stavolta vediamo la partita a casa mia. È pomeriggio tardo le finestre sono tutte aperte e nonostante casa mia sia piccolina riusciamo a starci tutti in salotto tra chi si siede su sedie, poltrone e chi per terra. Anche mia madre fa il tifo. Siamo delusi perché il bel gioco non si vede, Baggio sembra un fantasma e la Nigeria sembra meritare il vantaggio. Nel secondo tempo Giuseppe mi invita a mettere la radio per ascoltare il commento della Gialappa’s Band. Decido di ascoltarlo, tanto questa partita sembra già segnata, tanto vale farsi un po’ di risate. Il secondo tempo ricomincia come era finito il primo: l’Italia che attacca ma confusamente e la Nigeria che si difende in controllo. Ci sono partite in cui capisci che una squadra può rimontare, che l’inerzia può cambiare. Italia - Nigeria non è una di quelle partite. Almeno i tre della Gialappa’s mi strappano un sorriso.
Sacchi tenta la carta Zola. Fuori Signori che non la prende benissimo ma si accomoda in panchina. Si siede con lo sguardo a terra e una bottiglietta d’acqua tra le mani. Zola vorrebbe spaccare il mondo, lui che al Napoli ha indossato la maglia numero 10 di Maradona senza problemi gioca con grinta e determinazione contro i giganti nigeriani. Mi dico che con quel Baggio in quelle condizioni il CT poteva pensarci prima a mettere Zola.
La mia fidanzata e seduta su un divano, ci guardiamo spesso. Non voleva troppo venire a casa mia oggi perché non voleva vedere mia madre che però, con discrezione, non le chiede nulla anche se sa chi è.
Zola gioca molto largo su ordine di Sacchi, riceve un pallone buono vicino all’area di rigore avversaria e un difensore nigeriano lo butta a terra. L’arbitro non fischia nulla mentre noi dall’altra parte dell’Oceano ci alziamo indignati. Zola si gira verso Brizio Carter, incredulo prende atto della decisione e si fionda sul difensore nigeriano che è alto il doppio di lui. Si frappone tra palla e giocatore ma il difensore cade a terra come se gli avessero sparato. L’arbitro fischia punizione per la Nigeria, avanza verso Zola. «No ma dai lo ammonisce pure? Ma non ha fatto nulla! Ha preso la palla» In effetti l’arbitro non lo ammonisce. Lo espelle. Il cartellino è rosso non giallo. Zola è sempre più incredulo, ho l’impressione che stia per mettersi a piangere quando cade in ginocchio con le mani incrociate sul petto. Qualche compagno lo consola e lo invita rialzarsi mentre altri protestano inutilmente. Il giocatore nigeriano si rialza finto dolorante. «E l’arbitro ci mette anche del suo» Dicono quelli della Gialappa’s «Non che ce ne fosse bisogno».
Stavamo giocando male, è vero. Forse neppure Zola e Baggio insieme sarebbero bastati per raddrizzare questa partita, ma Zola espulso per un fallo che non ha commesso è una cosa ingiusta. Non se lo merita. Non lui.
Riprendiamo a giocare, mancano pochi minuti. Qualche giocatore ha i crampi, qualche altro ha le mani sui fianchi. I nigeriani hanno detto che il clima lì in USA sembra lo stesso di Lagos, la loro capitale. Loro ci sono abituati a questo caldo, più di noi, ma non è solo il caldo.
Succede però che in 10 contro 11 Mussi decide di partire a testa bassa un’ultima volta e dopo uno scambio sulla fascia mette in mezzo un pallone rasoterra. Il passaggio è arretrato, verso il dischetto del rigore. Chissà come quel pallone non viene intercettato da nessun nigeriano e arriva a Roberto Baggio. Il tempo pare fermarsi quando il Divin Codino colpisce con il piatto destro quel pallone che non è veloce ma è angolatissimo. Rufai, il portiere della Nigeria, si tuffa ma la mano non trova il pallone che finisce la sua corsa in basso all’angolo della porta nigeriana. Qualcuno rivedrà in quel gol il tiro di Rivera del 4-3 contro la Germania, a me sembra un colpo da biliardo non troppo veloce ma indirizzato precisamente nella buca d’angolo. Esultiamo tutti. Tutti. Anche chi ha insultato Sacchi e le sue scelte fino a un minuto prima. Non abbiamo giocato bene forse fino ad ora ma quell’espulsione non la meritavamo. Baggio ha trovato il gol della speranza. Si va ai supplementari e Baggio sembra un altro. Ha fiducia ora, crede in se stesso diventa il leader che aspettavamo. Ci sono stati un paio di episodi in area che ci fanno gridare al rigore ma l’arbitro non è dello stesso parere. Alla fine dei tempi regolamentari ci siamo affacciati sul balcone e abbiamo salutato alcuni vicini. Dall’altra parte della strada pure il parroco di quartiere dal suo terrazzino ci fa sapere che sta vedendo la partita. Sorrido all’idea di un prete che tifa calcio.
La Nigeria ora è più sfiduciata mentre Baggio è talmente sicuro di quello che fa che va da Benarrivo sulla sinistra e si fa dare il pallone. Credo gli abbia detto di andare in area perché un attimo dopo, da fermo, tocca sotto il pallone per servirlo e lanciarlo a rete. Un difensore prova ad anticiparlo ma non ci riesce e gli frana addosso. Ci alziamo ancora una volta. Rigore! Quasi non ci crediamo, eppure stavolta è rigore per davvero. Baggio va sul dischetto. La Gialappa’s mette quella musichetta da film western di Sergio Leone e in effetti la musica di Morricone ci sta bene. Baggio tira. Angolato. Molto angolato. La palla prende il palo ma poi finisce in rete. GOOOOOOOOOOOOOL!
Non sentiamo Pizzul che dice: «Rischia Baggio su questo rigore» ma lo pensiamo pure noi.
Ora ci difendiamo con le unghie e con i denti, il solito vecchio catenaccio e vinciamo. Fa caldo anche in Italia. Dopo i supplementari è scesa la sera e decidiamo di andare a fare due passi in centro. Il termometro della banca in centro città segna 29° C nonostante siano le 8 di sera. Giuseppe, che soffre di pressione bassa, leggendo la temperatura quasi si spaventa.
Pochi giorni dopo affrontiamo la Spagna ai quarti. Stavolta giochiamo con la maglia azzurra e i pantaloncini bianchi, come da tradizione. Segniamo presto con Dino Baggio “the Other Baggio” come lo chiama la stampa americana. Vedo la partita a casa di una compagna di classe della mia ragazza. C’è uno juventino che prendo in giro ogni volta che Baggio sbaglia qualcosa. Diventa un “cesso juventino” ogni tocco sbagliato. È tornato Pagliuca in porta dopo i due turni di squalifica. La Spagna pareggia ma sono fiducioso perché l’Italia mi sembra giochi meglio. A pochi minuti dalla fine un lancio raggiunge Signori che al volo riesce a servire Baggio (Roberto) che si inventa uno dei suoi gol: se ne va verso la porta lanciato in contropiede, Quando Zubizzarreta, il portiere spagnolo gli si fa incontro, lui scarta verso destra e lo salta. Si è allargato troppo però e la porta è diventata improvvisamente piccola. Solo che Baggio vede un passaggio dove altri vedono un muro e ruotando gamba e piede tira quasi dalla linea di fondo. La pala entra, ancora una volta sembra un colpo di biliardo ed esultiamo ancora. Siamo tra le prime quattro squadre del mondo. Siamo ancora lì. Il ragazzo che ho preso in giro poco prima sta rivedendo quello che ha appena fatto Baggio. Scuote la testa quasi incredulo eppure Roby Baggio ha fatto quello che ci aspettavamo: ci spinge verso la finale.
Sulla riviera della mia città, sul marciapiede, compare un disegno fatto da uno di questi personaggi che chiamano “madonnari”. Il soggetto è Roberto Baggio (manco a dirlo) che, vestito come un antico romano, guida una biga portandosi appresso i compagni di squadra. In fondo è così che vediamo Baggio ora, il Divin Codino che si firma Roby Bagg10.
Ci aspetta la Bulgaria di Stoichov in semifinale. Ci sembra robetta. Siamo invincibili. Abbiamo Roby Baggio più 10 giocatori. Ma chi è Stoichov? Ma dove si presenta? Solo perché si chiama Hristo.
L’Italia sembra improvvisamente trasformata: sembra la squadra di Sacchi tutto pressing e attacco. La Bulgaria solo una vittima sacrificale. Siamo di nuovo da Francesca nel suo giardino di casa dove abbiamo visto Italia-Eire. Il clima è diverso, meno negativi. Baggio prende una palla da una rimessa laterale di un compagno, supera un avversario e corre verso il centro dell’area di rigore avversaria spostandosi in orizzontale dalla fascia al centro. Penso che forse passerà la palla a qualcuno invece no. Lui ha semplicemente visto uno spazio dove mettere il pallone, verso il palo più lontano della porta difesa dal portiere della Bulgaria. Il suo destro è fatato e il pallone si infila in rete lontanissimo dal portiere che invano si tuffa alla sua sinistra. Non ci fermiamo, giochiamo come se volessimo farne 15. Albertini tira da fuori e prende la traversa, recuperiamo palloni su palloni, i bulgari sono alle corde, giochiamo solo nella loro metà campo. Su un’azione d’attacco Baggio sembra estraniarsi dal gioco, Albertini però lo vede e lo serve in profondità e Baggio scatta, si gira verso il pallone che è poco dietro di lui, aspetta che scenda e lo colpisce a volo. La traiettoria è angolata. Il portiere si butta ancora, stavolta sulla sua destra, ma non riesce a prendere il pallone. 2-0. Siamo tutti in visibilio, perfino il compassato e serafico Pizzul tradisce tutto l’entusiasmo nel vedere la squadra dominare come abbiamo visto fare solo al Milan di Sacchi. Baggio ci porta in finale, 12 anni dopo Spagna ‘82, 24 anni dopo Messico ‘70. Come in Messico ci toccherà di nuovo il Brasile. Il campione, il numero 10 da favola, insomma il Pelé, però, stavolta ce lo abbiamo noi. Nella loro formazione base Raì, il numero 10, neppure gioca.
Purtroppo però Baggio si fa male. Viene sostituito nel secondo tempo dove soffriamo qualcosa e dove subiamo il gol del 2-1 su rigore.
Scatta il problema di dove vedere la finale. Giuseppe non vuole tornare nel giardino condominiale della fidanzata. Proviamo a convincerlo in tutti i modi ma lui è disposto a vedersi la partita da solo pur di non tornare là. Proprio non capiamo questa sua presa di posizione, ma alla fine decidiamo per il ritorno a casa di Francesca: la finale la vedremo lì dove è iniziato il mondiale dell’Italia. La mia ragazza il giorno dopo ha gli orali della maturità, spera l’Italia vinca perché, dice: «Così forse i professori della commissione giudicante saranno più indulgenti». Ne ridiamo e aspettiamo la finale.
Baggio fino all’ultimo è in bilico, non si sa se giocherà. Zola in teoria potrebbe sostituirlo visto che ha scontato la squalifica per l’espulsione ingiusta. In compenso Tassotti è stato punito per una gomitata a Luis Enrique nella partita contro la Spagna. Nessuno dal campo se ne era accorto, neppure l’arbitro. La squalifica è stata decisa dalla FIFA dopo aver visto le immagini TV. È un caso unico e sembra, agli occhi di noi tifosi, un modo per penalizzare l’Italia.
Non ce ne preoccupiamo, c’è una finale. Baresi, dopo neppure un mese dall’intervento di asportazione del menisco in artroscopia, è in campo come capitano. Baggio pure, ma ha una vistosa fasciatura sulla coscia. Contro la Bulgaria era rimasto a bordo campo con Gigi Riva che è diventato accompagnatore degli azzurri. Baggio ha affondato la testa nella spalla di Rombo di Tuono. Teme di aver subito un infortunio muscolare serio e pare abbandonarsi a un pianto dirotto. Essere al top della condizione e di colpo sentire un muscolo stirarsi proprio poco prima della finale è dura.
Però lui gioca. Sacchi forse lo schiera per riconoscenza o forse per fede nelle sue qualità, chi lo sa. Signori invece decide che non farà il centrocampista, non in quella finale e rifiuterà di giocare. Zola resterà in panchina per tutta la partita.
La finale è brutta, ci difendiamo e basta: la squadra è stanca. Dirà Sacchi che se potesse tornare indietro partirebbe con la squadra la sera stessa della semifinale per raggiungere Los Angeles per guadagnare così un giorno in più di riposo. Possiamo solo sperare nel contropiede. Siamo ancora a questo dopo gli schemi e le idee nuove di Sacchi: catenaccio e contropiede, ma il Brasile non si scopre. La partita va avanti, quando arriviamo ai supplementari spero nell’ingresso in campo di Zola, ma quel cambio non arriva. Pagliuca si fa scappare un pallone che sembrava potesse controllare, sembra stia per finire in rete e invece rimbalza sul palo prima che il nostro portiere lo riprenda. Manda un bacio con la mano al palo Pagliuca: sa che se l’è vista brutta.
Dopo i supplementari arrivano, per la prima volta in una finale mondiale, i calci di rigore.
Ho la convinzione che chi ha meritato nei 90 minuti poi vince ai rigori. Non so perché ma credo a una sorta di karma, in una giustizia divina calcistica, nella dea “Eupalla”, come la chiamava Gianni Brera. Noi non l’abbiamo meritata e dunque non riesco ad esultare quando segniamo un rigore. Baresi si è preso la responsabilità del primo rigore e lo ha sbagliato tirando alto. Sbagliano anche i brasiliani ma poi si torna in parità. Poi i ricordi si fanno confusi, ricordo l’errore di Massaro, l’uomo chiamato “provvidenza” e Baggio che potrebbe solo allungare l’agonia perché noi ne abbiamo sbagliati già 2 loro solo uno. Se Baggio segna poi i brasiliani hanno un ultimo rigore da tirare. Se segnassero il quinto vincerebbero comunque loro. Se lo sbagliassero si proseguirebbe a “oltranza”. Ma Baggio non segna, tira alto e il Brasile neppure deve tirare il suo ultimo rigore.
Il risultato è 3-2, come al Sarrià di Barcellona ma a squadre invertite. I brasiliani festeggiano e tirano fuori uno striscione per ricordare Ayrton Senna, il campione di Formula 1 morto pochi mesi prima in un incidente a Imola, in Italia. Sembra il finale di un romanzo d’appendice e invece è tutto vero come le lacrime di Baresi a fine partita. Lui che ha vinto tante coppe col Milan non riuscirà a vincere la Coppa del Mondo. A scuola i milanisti prendono in giro gli juventini per quante Coppe Campioni ha vinto il Milan. Una battuta vuole il milanista dire allo juventino: «Oh, ma hai sentito che Baresi si è rotto il braccio?» «No, come mai?» «Stava sollevando l’ennesima coppa!» Chissà se Baresi baratterebbe tutte quelle coppe per un Mondiale.
Qualcuno rimprovera Giuseppe che non ha voluto vedere la partita nel giardino della fidanzata con molto più spazio e pure un televisore più grande.
Quando ci allontaniamo per raggiungere le auto e tornare a casa faccio al mio migliore amico: «La sai una cosa Giusè? Abbiamo perso e dispiace, dispiace non aver giocato come contro Bulgaria o Spagna, però... Abbiamo meritato di perdere».
Abbiamo una vita da vivere ancora, abbiamo tanti anni davanti e dei sogni da realizzare. Non ci saranno gli stessi uomini, ci saranno, si spera, nuovi campioni, ma ci riproveremo. Nel ‘98 in Francia.
L’indomani la mia fidanzata ha gli esami di Stato. Le dico di stare tranquilla, se ha studiato andrà tutto bene. Le ho promesso di venire a vedere il suo esame e di sostenerla.
La sua finale, lei, la vincerà.
Happy birthday Roby!
Gli ostacoli sono prove che ci dimostrano che cosa siamo disposti a rischiare per il nostro sogno.
Roby Baggio