CANDIDATURE E DINTORNI
Sarebbe bello se ci fosse un manuale per affrontare le fasi precedenti ad una campagna elettorale. Eh, ma non c’è. E quindi, con una mossa del tutto in solitaria, ho pensato che forse scrivere le mie riflessioni circa quello che sto vivendo in prima persona potesse essere una cosa buona. Non so se giusta, ma almeno mi permette di “sfogare” quelle che comunque sono tensioni che gravano su chi è coinvolto, anche se solo di straforo, di sbieco, in queste fasi.
“Non esiste l’amicizia”. Ennò, non esiste l’amicizia, o meglio, l’amicizia c’è ma in politica, si sa, le dinamiche ruotano su interessi e obiettivi che nulla hanno a che condividere con il piano dell’amicizia. No, non sto dicendo che chi vince è un campione di cinismo - cosa che il più delle volte, in realtà, è vera. I piani di azione sono differenti: l’obiettivo generale - il bene comune e la vision, le strategie per raggiungerlo; i traguardi specifici - politica applicata alle necessità quotidiane del proprio territorio; i traguardi personali. Essì, perché, pur non essendo una fan della prim'ora di Renzi, ho apprezzato quando affermò di avere una “smisurata ambizione”. Senza di quella ambizione, più o meno smisurata o esibita, urlata o vomitata che sia, non si va da nessuna parte. E mente chi sostiene il contrario. Una buona dosa di ambizione personale ci vuole per caricare il motore che ti spinge a passare dal ruolo di elettore - per chi ancora non ha perso la voglia di esprimere il proprio voto nel segreto dell’urna - o di militante a quella di candidato per qualsiasi carica istituzionale o partitica che sia.
Assodato questo, veniamo alle fasi che portano alla campagna elettorale vera e propria. La prima tappa è quella della composizione della lista. Ahi, ahi.. son dolori vi assicuro. Chi ha già avuto scompare - non maliziate, intendo in termini di cariche partitiche, che si sa quelle sono le uniche che si basano su dinamiche non necessariamente meritocratiche, ricordatevi che le correnti esistono e, vivaddio dico io, continueranno ad esistere. D’altro canto i partiti - di qualsiasi colore - godrebbero di una considerazione differente se questi “privilegiati” della politica non si presentassero in modo per niente democratico, a reclamare “quella” carica piuttosto che “quell'altra” - il più delle volte inutile, per dirla tutta - giusto per continuare a illudersi di avere ancora le mani in pasta. Il male della politica. Esclusi tutti questi “bei” personaggi, resta il problema vero: chi inserire?
Candidature di servizio, le definiscono. Riempi-lista. Tappa buchi. Comunque le si chiami, si crede che non servano a niente e a nessuno. Utili, ecco questo sì, a chi sa già di avere un posto “in paradiso” - rigorosamente con la minuscola per non far alterare nessun credente di nessuna religione. Eh, ma così fino ad oggi. O, almeno, così quasi per tutti. Ma non è detto, io non sono davvero convinta che le candidature, quelle che si sa non possono raggiungere l’elezione, siano davvero inutili. Dovrebbero servire, al contrario, a chi si affaccia alla politica attiva per misurarsi con le campagne elettorali, con gli elettori, l’organizzazione della campagna elettorale in prima persona, la gestione del gruppo di lavoro. E via a seguire tutto ciò che ruota attorno alla ricerca del voto. Invece, generalmente non funziona così. Innanzitutto perché si parte già male. La composizione di queste liste, a mio parere, non brilla per “democrazia”, a cominciare dal fatto che ovviamente gli uscenti, partono con un budget già ricco e con strumenti e relazioni che li avvantaggiano. Ma, per rispetto nei confronti del lavoro (?) che hanno fatto per il territorio che li ha espressi - questo prendetelo alla lettera, sia chiaro - è consuetudine riconfermarli. Un pensiero alla storia delle “capolista”: non credo di aver mai visto un’operazione più impropria di questa da parte di un segretario regionale di partito. Se già le campagne sono difficilissime, in base a cosa si vuole “bloccare” - ricordiamoci che non esiste garanzia per chi è capolista - l’ordine della lista e le possibilità di dare più o meno visibilità alle capolista? E se vi è effettiva utilità in questa operazione, perché è destinata solo alle liste provinciali PD e non alle civiche? E’ risaputo io sosterrò Emiliano. Proprio perché con lui è possibile aprire un dibattito anche se non è sicuro che rispondere possa essere del tutto vantaggioso.
Ma torniamo alla composizione della lista: per quale motivo una giovane donna come me dovrebbe tirarsi indietro difronte alla richiesta di candidarsi? Semplice: non sono maturi i tempi. So perfettamente di avere tutte le caratteristiche caratteriali per poter accettare una candidatura di questo respiro ma al momento manca tutto il resto. Mancano le risorse, innanzitutto. Chi mi conosce sa che sto attraversando un momento per niente sereno: mio padre - 59 anni - ha perso il lavoro. Il mio futuro marito pure, e proprio mentre si pianificava il matrimonio - e credetemi, dopo 14 anni, un po’ che uno inizia a scocciarsi eh ;) - insomma, non sono per nulla nelle condizioni per affrontare una candidatura che richiede un portafoglio già ricco. E il mio non lo è per nulla. Mi è stato detto: eh, facciamo le raccolte fondi. Un’idea bellissima e utile se fatta già qualche mese fa. Le raccolte fondi vanno fatte prima della campagna elettorale: non si può fare raccolta fondi quando hai bisogno di soldi per pagare i manifesti e la benzina per spostarti. Occorre una buona dose di realismo, suvvia. Oltretutto, qui a Ginosa occorre una persona “disinteressata”, il cui unico obiettivo deve essere quello di dare forma e identità alle componenti del centro-sinistra ginosino. Ben venga il 5stelle ginosino, ma culturalmente e politicamente occorre una presenza più forte e preparata per la costruzione del fronte - sì, una immagine bellica, ma ci sta tutta. Io, continuo il mio percorso personale: avverto sempre di più la necessità non solo di raccontare e interpretare la vita della terra che vivo, ma anche di dare il mio contributo diretto. Come cittadina, giornalista e, chissà, futuro politico, spero di poterlo fare con onestà nei confronti di tutti. Soprattutto dei miei.












