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Beviamoci su! Là fuori c’è un’Italia diversa, e nessuno verrà a raccontarvela.
Qualche settimana fa, durante l’ultima Soul Salad a Impact Hub, chiacchieravamo con Daniel Tarozzi, il giornalista indipendente che per un anno ha girato l’Italia che cambia e ne ha scritto un libro.
Si parlava di un’Italia bella, che esiste e resiste nonostante tutto, e che quasi nessuno racconta.
Troppe cose non vanno come dovrebbero andare e lo sappiamo: conosciamo perfettamente tutti i difetti del nostro Paese, e tendenzialmente li attribuiamo a qualcun altro (i politici, i giornalisti, gli insegnanti, gli immigrati, i foodblogger: scegliete pure la categoria che vi sta maggiormente sulle palle); ci scandalizziamo - giustamente - per i tanti casi di malfunzionamento; e per il resto ci crogioliamo nella retorica del marcio. Perché è più rassicurante, e più facile, riempire le nostre bacheche Facebook di “VERGOGNA!”, diventare moralisti da tastiera o da divano, senza alzare un dito in più di quello necessario a digitare o a schiacciare i tasti del telecomando.
Il disfattismo, la lamentela, l’indignazione vendono bene e l’hanno capito in tanti, soprattutto chi deve produrre consenso, da tradurre in moneta sonante o in voti: dai media alla politica. Se tutto fa schifo, tanto vale non cambiare nulla.
Poi, appunto, c’è quell’Italia, e quegli Italiani, che a questa storia non credono. E durante l’ultimo viaggio, in Toscana, ne ho avuto un esempio.
Ero in Val d’Orcia e ho avuto la fortuna di visitare l’Azienda Salcheto, a due passi da Montepulciano. Ci sono andata per i vini, il Rosso e il Nobile, prevalentemente biologici, e quello che ho scoperto è una realtà di assoluta avanguardia a livello internazionale. Salcheto è la prima azienda vinicola completamente ecosostenibile e off-grid in Italia, una delle prime in Europa.
Si viene accolti in enoteca: uno spazio moderno, quasi scandinavo, concepito per l'assaggio dei vini e con piccola cucina fatta di prodotti locali e biologici.
Che ci sia qualcosa di speciale lo si capisce subito: la visita comincia in terrazza - magnifica la vista - sulla quale sono atterrate decine di piccole navicelle aliene. Sono i collettori di luce che convogliano i raggi del sole direttamente in cantina, dove funzionano come veri e propri fari. Non solo: durante la vendemmia vengono usati come “tubature” per portare l’uva direttamente nelle botti.
La cantina stessa viene mantenuta alla temperatura di 16-18° in tutte le stagioni grazie al materiale isolante di cui è fatta la terrazza stessa, e alla parete di sempreverdi che la delimita.
Se già l’esterno sembra stupefacente, nel cuore della produzione si cela qualcosa di ancora più straordinario: le botti per la fermentazione, quelle in acciaio, sono un brevetto dell’azienda in partnership con un produttore del Nord Italia e permettono di riciclare l’anidride carbonica prodotta per mescolare il mosto senza interventi esterni. Sono i primi al mondo ad utilizzare questo sistema.
Oltre a queste, le classiche botti in rovere di Slavonia per la fermentazione dei vini DOCG e quelle più piccole, in rovere francese e spagnolo, per l’invecchiamento in barrique.
Rispetto della natura, sostenibilità, ricerca e innovazione nel solco della tradizione: è così che mi immagino il futuro del mio Paese. E me lo immagino eccellente, come i vini che abbiamo assaggiato - e comprato, per portarli a casa. Alla nostra salute!
Indirizzo
Via di Villa Bianca, 15
53045 Montepulciano (SI)
Tre giorni per tornare tra le dolci colline delle crete senesi e della Val d’Orcia, correndo tra vigne e boschi da Trequanda a San Giovanni d’Asso, passando per Montisi, rincontrando salde amicizie, rivedendo bella gente, rilassandosi in compagnia ma anche nella solitudine dei momenti dove basta un bosco, il sole che ti scalda o un borgo brulicante di turisti per farti sentire bene. E ovviamente…