A sproposito degli Hobbit
Uno degli argomenti caldi di questi giorni, è proprio la resa di Samwise Gamgee come Samplicio Gamgee.
Riguardo i nomi propri Hobbit non ci sono indicazioni nella nomenclatura, se non occasionali, perché Tolkien dà istruzioni nell'appendice F, dove dice che i nomi femminili degli Hobbit sono di solito fiori o gemme, mentre quelli maschili NON HANNO SIGNIFICATO.
Sempre leggendo l'appendice F, Tolkien dà i nomi in lingua hobbit di Sam e suo padre Ham, e dice di Banazîr (nome di Sam) che vuol dire "mezzo saggio, semplice".
in specifico, Tolkien dice di aver modernizzato due parole di inglese antico samwís e hámfoest, ricavandone i molto simili Samwise e Hamfast. Però mentre samwís e hámfoest sono parole con un significato in inglese antico, le modernizzazioni Samwise e Hamfast sono PRIVI di significato in inglese moderno, quindi il riferimento è possibile solo per chi conosca l’inglese antico a sufficienza da riscontrare questi significati. Altrimenti, per il lettore medio, perdono di ogni significato e rimangono come nomi propri. Quindi, a rigor di questa logica, una possibilemodifica di Samvise avrebbe dovuto includere un riferimento ad una fonte almeno latina (perché l'inglese antico sta al moderno più o meno come il latino sta all'italiano, fatte le dovute tare), e mantenere almeno il gioco di parole o almeno il senso del gioco di parole in modo che però fosse comprensibile ad un latinista ma non necessariamente ad un lettore “medio”. Ora, questo sarebbe stato uno splendido esercizio di filologia, ma che trovo un po’ innecessario nello scopo primario del libro: raccontare una storia. Per di più Tolkien stesso dice che i nomi hobbit maschili sono privi di significato nella lingua di arrivo, quindi andavano lasciati intoccati, o al limite adattati per ortografia (in italiano la W non è frequente, ecco perché Samvise).
Una nota che invece mi interessa sottolineare qui sull’autore è questa: l’appendice F tratta di traduzione. Ma non della traduzione del testo del Signore degli Anelli, quanto della TRADUZIONE IN INGLESE delle varie lingue della Terra di Mezzo, inclusa la lingua degli Hobbit. Quindi quello che Tolkien ha fatto è stato almeno PENSARE ogni singola lingua (compreso l’Ovestron, oltre a quelle che ha poi creato tipo il quenya), poi scrivere l’adattamento/traduzione dei nomi in inglese e poi SPIEGARE COSA AVEVA FATTO facendo riferimenti filologici all’inglese stesso. Io non so se vi rendete conto DEL LAVORO immenso che è questo. Io scrivo per diletto, e la “costruzione del mondo” è una delle parti più complesse della scrittura di una storia fantastica… Se non altro, se una cosa buona è uscita da questa storia, è stata spingermi a riprendere questi libri che ho tanto amato alla fine della mia adolescenza e inizio dell’età adulta, e a rileggerli con diciotto anni di letture, studi di lingua e filologia, linguistica e traduzione in più alle spalle, e scoprire che ogni pagina adesso me la godo il triplo. Grazie Professore!















