Sommersione
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“Sommersione” di Sandro Frizziero è un romanzo crudo, rude e molto realistico. Non sono riuscita a provare diverse emozioni nel leggerlo, ma solo perché la rabbia nei confronti del protagonista ha avuto il sopravvento su tutto il resto. Come non si può provare disgusto e disprezzo per un pescatore ottantenne che non fa altro che offendere le donne, criticare qualsiasi persona o categoria di persone e denunciare i propri crimini, le crudeltà commesse, come se stesse raccontando una storia. Raccontandoci la sua vita sull’isola, ci presenta anche altre persone che hanno fatto parte della sua esistenza, come la moglie Cinzia morta di cancro, la vicina pettegola, gli altri pensionati che passano le giornate ad attendere la fine e altri abitanti dell’isola, che fanno parte di una realtà deprimente, angosciante, degradante e ingiusta.
È difficile capire se tutto ciò che viene raccontato corrisponda alla realtà o sia solo una vaneggiante esposizione dei fatti da parte del pescatore, in quanto lui resta l’unico narratore e il suo è l’unico punto di vista. Non è un brav’uomo, al contrario, è violento, maschilista, menefreghista, picchia la moglie, stupra, frequenta prostitute, giudica le persone e ciò che è peggio, pensa che la sua visione denigrante delle donne e sprezzante del mondo, sia giusta. Ho provato disprezzo per lui, disgusto, rabbia e mai, nemmeno una volta, ho provato pena per questo uomo finito, che aspetta la morte tormentato dai sensi di colpa. Un senso di colpa che arriva troppo tardi.
Forse l’intento dell’autore era proprio quello di suscitare questa reazione, una sorta di fastidio presente dalla prima all’ultima parte del libro. Le lunghe e dettagliate descrizioni, il linguaggio crudo del pescatore analfabeta e gli episodi della sua vita, narrati con sprezzante crudeltà e nitida precisione, permettono di entrare nell’atmosfera cupa dell’isola e di restarci per tutto il tempo della lettura.
La parte che ho adorato di più è stata la quarta, nella quale si ha un’importante rivelazione e il modo in cui il narratore racconta quel particolare episodio della sua vita, toglie il fiato. Per tutto il romanzo ho provato prevalentemente una fredda amarezza, ma qui, durante questa febbrile confessione, per la prima volta i miei occhi si sono riempiti di lacrime.
Consiglio la lettura di questo romanzo a chi non ha paura di lasciarsi coinvolgere in un turbinio di negatività, a chi non teme di essere sommerso dalla narrazione di una vita amara e a chi ama le atmosfere cupe e realistiche











