Facciamo la rivoluzione!
Io penso proprio che la letteratura abbia, debba avere, questa funzione: aiutarci a distaccarci dalle cose che cambiano faccia e costume – e alle quali ci eravamo affezionati – senza dramma, senza accanite battaglie di nostalgici. Giacché ciascuno può ben essere conservatore proprio in quanto la letteratura, nel suo intangibile museo, conserva per lui ciò che gli era caro. E con quel museo alle spalle, dove rientrare gli sarà sempre possibile, ciascuno deve accettare senza capricci e infantilismi il progresso, magari la rivoluzione.
L. Santucci, Lo zio prete [1951], Milano, Mondadori, 1979














