Working at a new project — “La persona”

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Working at a new project — “La persona”
Temperini per #matiteperRiace
a drawing for a friend <3
working at sketches
working at #Marlene-storie-a-pedali
un libro di Stefano Torresan testi Stefano Torresan disegni Sara Garagnani
La disobbedienza dell'acqua
Teaser installazione "La disobbedienza dell'acqua" by Collettivo Amigdala (2017). Concept & video editing: Sara Garagnani / Original music written by: Meike Clarelli. Installazione realizzata per il festival Periferico IX edizione
un progetto di Collettivo Amigdala testi: Gabriele Dalla Barba, e con i racconti dei sognatori che hanno partecipato con la voce di: Silvia Pasello musiche originali e drammaturgia sonora: Meike Clarelli immagini: Sara Garagnani video: Fabio Fiandrini cura: Federica Rocchi uso temporaneo spazio: Silvia Tagliazucchi organizzazione e amministrazione: Frida De Vreese
Mor. Storia per le mie madri di Sara Garagnani: graphic novel per comunicare in un modo atavico
Mor. Storia per le mie madri di Sara Garagnani: graphic novel per comunicare in un modo atavico
“Mor. Storia per le mie madri” di Sara Garagnani (Add editore, 2022) è una storia al femminile che inizia con l’infanzia della madre dell’autrice in Svezia, Annette. Mor. Storia per le mie madri di Sara Garagnani Il padre è assente per lavoro, le giornate passano con il fratello nella neve e a scuola, ma quando entrambi tornano a casa trovano una madre austera, indispettita, spesso…
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Dal 26 al 28 maggio, la nona edizione di Festival Periferico ha trasformato il Villaggio Artigiano di Modena Ovest in un esperimento di teatro a cielo aperto per interrogarsi sulla reale possibilità dell’arte di «operare delle trasformazioni in luoghi che sembrano cementificati nel loro presente».Visto da lontano, il senso del festival ideato e organizzato dal collettivo modenese Amigdala (Gabriele Dalla Barba, Federica Rocchi, Sara Garagnani e Meike Clarelli) corre il rischio di venire semplicisticamente interpretato quale analisi e ricerca di una nuova relazione tra centro e periferia.
Se l’alternativa tra monadi (il centro e la periferia) poteva funzionare come ipotesi di lavoro per le nascenti scienze umane di fronte al compiersi dei poderosi processi di massificazione e industrializzazione socio-culturali del secolo scorso, oggi essa risulta totalmente inadeguata e priva di alcun senso. Contaminando corpo artistico e corpo urbano in una suggestiva ambiguità, volgendosi a rinnovare una narrazione tanto canonica quanto obsoleta che costringe centro e periferia a una strutturale contrapposizione tra parti (la prima vitale e pulsante di cultura, politica ed economia, la seconda marginale), Amigdala raccoglie in realtà una delle sfide più affascinanti e proprie della post-modernità, ossia strappare all’inutile banalità di ogni definizione eterodiretta l’individuazione e la funzione del rapporto mai interrotto tra spazi ed esseri umani per così spostarne significativamente il baricentro oltre la possibile riduzione in termini di consumo e capitale.
A mostrare con lancinante opacità come la periferia possa essere un’illusoria eterotopia, un luogo che, in realtà, possa macellare dentro la carne e il sangue di chi lo vive passivamente è il Villaggio Artigiano di Modena Ovest, un contesto «sorto nel 1953 […] grazie a un intervento pubblico di innovazione sociale ante-litteram» e attualmente caratterizzato da «estinzione del lavoro artigianale […] abbandono degli immobili […] degrado dello spazio pubblico […] assenza di verde urbano e convivenza interetnica», e che, a latere delle sue strade, degli edifici e delle assenze che lo innervano, continua a ricordare come nel recente passato fosse riuscito a distinguersi per l’imponente e qualitativa cultura del lavoro e della produzione.
Ciò che muove «un lavoro che connette attivazione territoriale, riflessione urbanistica e arte partecipata» e che vede nel progetto Periferico di OvestLab di rigenerazione di «una delle tante officine dismesse del Villaggio Artigiano» lo step di una «restituzione più ampia e articolata» non è un’ideologica affermazione di principio o un furore avanguardistico. Raccogliendo il poetico suggerimento di Franco Armino di abitare i luoghi con «intimità e distanza», Amigdala segna difatti il solco di un percorso di straordinaria lungimiranza, accompagna lucidità a complessità e «focalizza ogni anno contenuti e proposte su un’area della città selezionata attraverso un lungo lavoro di ricerca che coinvolge anche architetti, urbanisti, imprenditori, ricercatori, giornalisti, cittadini e così via».
Un percorso affatto semplice e non esente da punti deboli, come la complicatissima opera di tessitura con le anime locali, coinvolte e presenti solo in parte, ma rispetto al quale il collettivo modenese rivela, opportunamente, di avere una chiara e consapevole strategia d’azione, rilanciando per i prossimi tre anni «una nuova fase del progetto OvestLab con cui […] radicandosi nell’ex-officina, […] avviare nello spazio e nel quartiere un nuovo presidio locale partecipato dei processi di rigenerazione del territorio», così promuovendo «processi continuativi in forme laboratoriali e sperimentali per ampliare progressivamente la durata del festival in una progettualità su scala annuale», per cercare di accompagnare sempre maggiore inclusione e per interpretare con un’intenzione affatto naif la dicotomia tra un centro ridotto a specchio per il turismo globale o alla conservazione museale, dunque promotore di solitudine nella moltitudine, e, di contro, una periferia non romanticamente elevata a contesto in cui si concentrano le condizioni più idonee per il fiorire della cultura e dell’arte, ma vissuta come comunità orizzontale e, di conseguenza, come autentico argine all’aridità dell’emarginazione.
In questo quadro di permeabilità al meticciato, di attraversamento dei confini rispetto ai quali si è ormai al di là ed è innaturale/disumano opporsi, Amigdala attribuisce al teatro e all’arte performativa un decisivo ruolo di migrazione delle coscienze da uno status quo (percepito immutabile) a margini operativi in cui potersi coltivare fuori dall’anonimato della massificazione e al periferico non di anacronistica isola geografica, ma di spazio fisico e simbolico, di riunione con l’alterità (etnica e sociale) in cui promuovere un’esperienza direttamente incisiva nell’individuazione del soggetto sociale.
Nella pratica, Periferico sviluppa questa volontà di esercizio condiviso attraversando e lasciando attraversare ex officine, strade e cortili del quartiere, imprese e case del Villaggio Artigiano, spazi in cui il Made in Italy ha conosciuto i fasti dell’eccellenza. E, dalla delicatissima installazione La disobbedienza dell’acqua al (troppo) cervellotico Office for a Human Theatre, dalla strepitosa The Streetwalker (una galleria open air di ready-made in grado di innescare con sontuosa semplicità la compartecipazione del pubblico) ai Racconti Americani secondo i Muta Imago (una restituzione «per suoni e immagini» della banalità del disagio contemporaneo tratta dai meravigliosi testi di Herman Melville e John Cheever), che il Villaggio Artigiano fosse un esperimento sociale e politico di dimensione comunitaria lo ha ricordato uno dei momenti più potenti della tre giorni, lo sconcertante incontro – inopportunamente turbato dalla vis comica del conduttore Simone Francia – con Beppe Manni, celebre ex prete-operaio che negli anni settanta, con Gianni Ferrari e Franco Richeldi, fu co-protagonista di un radicale tentativo di applicazione pastorale dell’anelito rinnovatore del Concilio Vaticano II all’interno del Villaggio Artigiano; un’autentica perla di memoria che obbliga alla necessità di ripensare con responsabilità il valore e la funzione umanitaria della localizzazione, ossia della strutturazione gerarchica dei luoghi in cui cultura e natura devono necessariamente coesistere.
Perché se le periferie, fisiche o simboliche, rappresentano – di fatto – la distanza dai luoghi dell’Istituzione, la cui normatività ideale è spesso sinonimo di perdita del senso di realtà, la perturbazione promossa dalle fantastiche visioni del collettivo Amigdala rilancia non l’illusione di una terra promessa cui giungere da stranieri al termine di un esodo più o meno volontario, quanto l’intimo valore sociale di una cultura che, quando strutturatasi instabile perché libera, riesce nel proprio magico intento di facilitare la costituzione delle identità attraverso le differenze e, come auspicato, di «operare delle trasformazioni in luoghi che sembrano cementificati nel loro presente».
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Periferico è un progetto di Amigdala ideato e diretto da Federica Rocchi, Gabriele Dalla Barba, Meike Clarelli, Sara Garagnani cura Federica Rocchi suono Meike Clarelli immagine Sara Garagnani scritture Gabriele Dalla Barba organizzazione, logistica, amministrazione Frida De Vreese ufficio stampa Michele Pascarella e Silvia Mergiotti social media manager Silvia Mergiotti tecnica Davide Cristiani e Fabrizio Orlandi coordinamento rapporti con il territorio Silvia Tagliazucchi tirocinio Cuan Sommacal, in collaborazione con Master in Public History Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e Istituto Storico di Modena volontari Diego Fiori, Alberto Vezzelli, Paolo Credi, Dino Zanasi con la preziosa collaborazione di Eredi Cavallini, Silvio Lolli -Fabele, LUOGO –spazio eventi con cucina, Bianco Creative Studio Design, Learco Menabue, Circolo Piazza, Angelo Fantoni e famiglia, Rossana Lusvardi e Angelo Canali, Silvia Sitton, Matteo Diici, Trame 2.0 e Laboratorio Tric e Trac, Emilia Romagna Teatro Fondazione con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena; Quartiere 4 del Comune di Modena; Ministero per i Beni e le Attività Culturali con il patrocinio di Regione Emilia Romagna un ringraziamento a Nicola Ferrari; Patrizia Canali; Donatella Caselli;Angelo Canali; Andante Coordinamento Teatrale, Instabile 19, Teatro dei Venti, Drama Teatri, Aliante Cooperativa Sociale punto ristoro a cura di: Keller Nell’ambito di Andante 2016/17, progetto selezionato attraverso il bando Rassegne teatrali 2016 promosso e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
Programma
Venerdì 26 maggio dalle 17 alle 22.30 FILIPPO TAPPI Con tendenza a perdere | da Ovestlab installazione
dalle 17 alle 21 AMIGDALA La disobbedienza dell’acqua | ex officina Cavallini Radiatori
ore 18.00 FILIPPO ANDREATTA (Office for a Human Theatre) conversazione | LUOGO, partenza da OvestLab
ore 19.30 ISABELLA BORDONI Adiacenze | per le strade del quartiere | partenza da OvestLab performance itinerante
ore 21.30 COMPAGNIA ABBONDANZA BERTONI Le fumatrici di pecore | Ovestlab spettacolo
ore 22.30 Ceci n’est pas un dj set | OvestLab
Sabato 27 maggio ore 10.30 Inaugurazione progetto Un Community Hub al Villaggio Artigiano (a cura di Amigdala e Associazione Archivio Architetto Cesare Leonardi) con la partecipazione di CLAUDIO CALVARESI | OvestLab
dalle 10 alle 23 FILIPPO TAPPI Con tendenza a perdere | OvestLab installazione
dalle 17 alle 21 RADHARANI PERNARČIČ Skin-deep jag. The doors to deep skin – prima assoluta | Ovestlab performance
ore 16.00 LEONARDO DELOGU conversazione | cortili del quartiere, partenza da OvestLab
dalle 17 alle 21 AMIGDALA La disobbedienza dell’acqua | ex officina Cavallini Radiatori
ore 17.30 ORME | visite guidate nelle imprese e case del Villaggio Artigiano | partenza da OvestLab
ore 19.30 ISABELLA BORDONI conversazione | cortili del quartiere, partenza da OvestLab
ore 21.30 OFFICE FOR A HUMAN THEATRE JA site-specific version di squares do not (normally) appear in nature | Ex officina, via C. Della Chiesa, partenza da Ovestlab
ore 22.30 MUTA IMAGO Racconti Americani: Bartleby | OvestLab videoracconto
ore 23.00 Ceci n’est pas un dj set | OvestLab
Domenica 28 ore 10.30 Visite Laboriose a cura di ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione nell’ambito del progetto Un bel dì saremo. Narra BEPPE MANNI legge SIMONE FRANCIA | cortile di Ovestlab
ore 12.00 Geo Esplorazione condotto da ANTONIO CANOVI (geostorico) fino al Laboratorio Tric e Trac e pranzo conviviale (a cura di Associazione TRame 2.0) | partenza da Ovestlab
dalle 17 alle 21 RADHARANI PERNARČIČ Skin-deep jag. The doors to deep skin | Ovestlab performance
dalle 17 alle 21 AMIGDALA La disobbedienza dell’acqua | ex officina Cavallini Radiatori
ore 15.00 CLAUDIA SORACE (Muta Imago) conversazione | cortili del quartiere, partenza da OvestLab
ore 16.30 CLAUDIA CATARZI 40.000 cmq | Ex officina, via C. Della Chiesa, partenza da Ovestlab spettacolo
ore 18.00 ENRICO GABRIELLI conversazione Musica tradotta e tradita | OvestLab
ore 19.45 ILARIA GRAZIANO E FRANCESCO FORNI concerto | partenza da Ovestlab
ore 21.30 MUTA IMAGO Racconti Americani: The river – prima assoluta | OvestLab videoracconto
ore 22.30 Ceci n’est pas un dj set | OvestLab
INSTALLAZIONI Venerdì 26, sabato 27, domenica 28 dalle 10 alle 24 LJUD Streetwalker | Installazione per le strade del quartiere
FILIPPO TAPPI Non un manifesto | Installazione per le strade del quartiere e della città
CESARE LEONARDI Paesaggi Domestici (a cura di Archivio Architetto Cesare Leonardi) | Ovestlab
SILVIA TAGLIAZUCCHI, GIULIA FIORILLO, MARIA GRAZIA ARGENTIERI OvestMaP | mappatura partecipata del Villaggio Artigiano in collaborazione con CivicWise e Architetti di Strada
Venerdì 26 e sabato 27 dalle 16 alle 20 ANGELO FANTONI Casa/studio aperta | via Rinaldi, 81
Domenica 28 dalle 16 alle 21 FEDERICO LOMBARDO Identità artificiali | Bianco Creative Studio Design – via Emilio Po, 111
Alto Fragile Urgente. Festival Periferico 2017 – IX edizione Dal 26 al 28 maggio, la nona edizione di Festival Periferico ha trasformato il Villaggio Artigiano di Modena Ovest in un esperimento di teatro a cielo aperto per interrogarsi sulla reale possibilità dell'arte di «operare delle trasformazioni in luoghi che sembrano cementificati nel loro presente».