Ma perché il narcisista ricerca il potere? Perché è fragile, perché ha i piedi di argilla. Accanto all’immagine grandiosa che esibisce all’esterno, convive l’immagine da cui egli cerca disperatamente di fuggire: quella di essere una nullità, senza alcun valore. Il narcisista teme il giudizio e teme la critica, anche costruttiva, perché lo richiama alla realtà. Ma la realtà, per lui, dietro la maschera grandiosa, è il vuoto, la nullità dei sentimenti, l’insignificanza. Il narcisista ha paura di rivelarsi, perché nel suo profondo si sente inaccettabile. Se l’immagine negativa sale alla superficie, egli si sente perduto. Riaffiora il dolore e il senso di umiliazione: si sente debole, esposto, impaurito.
Il narcisista disprezza i sentimenti degli altri perché disprezza i suoi stessi sentimenti, quelli autentici, quei sentimenti che lo portano a ricontattare il dolore e la depressione originaria. Da quei sentimenti si è distaccato, scegliendo la via schizoide dell’alienazione e la loro copertura attraverso la rabbia.
Se guardiamo la superficie, del narcisista vediamo l’arroganza e la prepotenza verso gli altri. Se guardiamo in profondità, attraverso gli occhi dell’anima, vediamo che egli pratica la danza della prepotenza in primo luogo nei confronti di se stesso, nei confronti delle proprie parti tenere e dei suoi sentimenti più intimi. Il cuore della sua anima, il flusso dei sentimenti profondi, è impedito e imprigionato. Carceriere di se stesso, è diventato captivus, cattivo. Separandosi, alienandosi da sé, ha tradito la propria anima. Abbandonato il sinballein, la scintilla divina, la coscienza ubuntica, la fiducia nel tutto, si è affidato al diaballein, al diavolo, al grande mentitore interno.