La blogosfera scientifica in Italia (post-ScienceCamp2012)
Quella che mi accingo ad illustrare è una breve raccolta dei dati che sono riuscito a collezionare attingendo le informazioni dalle homepage degli oltre 300 blog attualmente presenti nel mio censimento, dati che a mio avviso forniscono un quadro abbastanza completo della situazione anche se possono sicuramente essere migliorati. Il database che ho allestito principalmente per fornire una risorsa utile a chi cerca "scienza fresca e informale" dai blog, senza alcuna presunzione di classificazione o discriminazione, contiene oggi 316 siti ordinati alfanumericamente. Un numero che è destinato a crescere costantemente, come si evince anche dal primo grafico, nonostante l’estenuante concorrenza dei siti professionali e la scarsa diffusione al di fuori di un settore forse un po’ troppo di nicchia. Un destino che tuttavia potrebbe cambiare presto se le tendenze si allineeranno con quelle del resto del mondo, dove all’universo dei blog si guarda sempre più con fiducia e simpatia, al punto che sono stati perfino pubblicati diversi articoli scientifici peer reviewed che li esaminano esaltandone le potenzialità divulgative e didattiche nell’ottica di una maggiore e più efficace popolarizzazione della scienza e che nella maniera più amichevole e informale possibile rendono accessibili al grande pubblico argomenti ostici che spesso sono appannaggio esclusivo degli addetti ai lavori. Se proprio vogliamo operare una distinzione, possiamo riconoscere che esiste un 38% dei blog che non trattano una specifica materia, ma spaziano attraverso più argomenti, spesso in maniera trasversale. Per il 29% non è stato possibile riconoscere una specifica disciplina generica, bensì il tema principale verte su nicchie scientifiche precise, come l'ittiologia, la climatologia, la speleologia e altre scienze, troppo particolari per essere accomunate alle altre categorie. Per il resto, ho rilevato un buon 10% di blog che trattano argomenti di biologia, un 7% di astronomici, 6% di fisica e chimica e un 4% di blog matematici. Una distinzione legata alla tipologia del blog è ancora possibile, da cui ricaviamo un abbondAnte 68% di blog a gestione puramente individuale, mentre per il 20% di essi sussiste una situazione di tipo corporativo o collaborativo tra più autori, per il 12% invece il blog appartiene ad un network, più o meno noto, come per la serie di blog de LeScienze, di Focus o de Il Fatto, che stanno emergendo sempre più anche qui da noi. Una considerazione interessante emerge dal fatto che un quarto dei blogger esaminati preferisce utilizzare uno pseudonimo, un segno che forse più che sfruttare il proprio nome, soprattutto se sconosciuto, ci si concentra sui contenuti evitando di distrarre il lettore da un nome che talvolta potrebbe essere scomodo o troppo ingombrante, anche se presumo che i veri motivi di queste scelte possono essere i più disparati. Uno sguardo sul genere dei blogger purtroppo rivela che le donne sono in netta minoranza, nonostante l'assenza di alcuna discriminazione verso l'utilizzo dell'interfaccia di lavoro o di eventuali preclusioni e pregiudizi, data la completa libertà di accesso. Un segnale di minor attivismo femminile correlato alla divulgazione attiva delle scienze su web o un pragmatismo contrapposto ai "sognatori" maschi? Chissà! Molto interessante invece è la distribuzione dell'anno di inizio dei blog scientifici, che evidenzia un fenomeno di crescita iniziato all'inizio di questo millennio e culmina nel 2009 per poi assestarsi su medie più modeste. Al di là del ritardo che abbiamo rispetto ai paesi anglofoni, spagnoli e francesi, sembrerebbe che la tendenza al momento sia in declino, probabilmente per questioni legate allo scarso riconoscimento di questo mezzo che altrove è molto più valorizzato ed ha più chance di evolvere, sicuramente non per questioni di saturazione data l'esiguità del numero di blog che trattano temi scientifici. Technorati, che ha dismesso ogni attività non anglofona, al momento raccoglie oltre 12000 blog, che all'inizio del 2011 erano solo la metà! Per quanto concerne l'utilizzo dei social, trascurando il contributo di FriendFeed in evidente via di abbandono, e altri social minori che qui da noi non attecchiscono, vediamo una situazione quasi paritaria della spartizione tra FB e TW; con un timido incipit di blog che si affidano a G+, qualche volta anche in maniera esclusiva. Sarà interessante assistere all'evoluzione di questa ripartizione, chissà se G+, che tra l'altro sembra più pulito e meno invasivo degli altri, riuscirà a emergere nel prossimo futuro? In maniera del tutto arbitraria, ho suddiviso la produttività del 2012, quindi fino a questo momento, in 5 blocchi, dove troviamo che oltre 70 blog tra quelli di cui sono riuscito a recuperare questa informazione, non hanno pubblicato più di 10 post. 64 blog si assestano tra 11 e 50 post, 42 tra 51 e 200 e solo 12 riescono a bloggare quasi tutti i giorni e a volte anche di più. Uno dei sistemi di valutazione già preconfezionati, sebbene non infallibile e credo nel nostro caso non proprio del tutto adeguato, è il Pagerank di google, un algoritmo di analisi che assegna un valore tra 0 e 10 in base a criteri che servono a risultare primi nei risultati di ricerca, determina una distribuzione dei blog scientifici abbastanza gaussiana, se mi passate l'analogia, in cui si nota un discreto pacchetto di blog che si assesta con un ragguardevole pagerank di 3 e 4, con alcune eccellenze che si distinguono oltre il 5. Dal 2010 in Italia è disponibile un aggregatore specifico per i blog scientifici che trattano ricerca peer reviewed, nato da una iniziativa anglofona ormai consolidata. ResearchBlogging, colleziona i feed dei post che trattano questioni specifiche di scienza e ricerca pur lasciando la libertà al blog di dedicarsi ad altro. RB sembrerebbe però non riscuotere la dovuta attenzione, sia da parte dei lettori che dagli autori, nonostante una produttività del tutto rispettabile in tutti i campi dello scibile determinata dalla passione e dagli sforzi di meno dell’11% dei blog scientifici censiti fino ad oggi. Eppure è un sistema autorevole, ottimo per le procedure di citazione, oltre ad essere una vetrina per i blog scientifici assolutamente adeguata e da sfruttare, oltre ad essere un'opportunità per commentare. Non solo: RB è un formidabile veicolo per la diffusione della ricerca scientifica e un riferimento per il pubblico scettico e digiuno di scienza, ma anche una risorsa gratuita e open per gli addetti ai lavori, che in questo modo esercitano e si sottopongono ad una costruttiva public review. Direi che RB è una virtuosa comunità di cui è un onore e un piacere esserne partecipi. Chissà che in futuro non si evolva in qualcosa di più... Ecco, questo sarebbe un ottimo argomento da approfondire: come mai, quando ci sono buoni esempi da importare per migliorare la comunicazione della scienza, una questione ampiamente condivisibile data l’arretratezza della situazione italiana, sono pochissimi coloro che osano scendere in campo e accettano di confrontarsi in un contesto più grande? O forse è solo l’irrazionale paura di attingere dalle fonti primarie, a cui eventualmente aggiungere la giusta enfasi, piuttosto che ripassare con un copia,traduci e incolla un comunicato stampa in maniera acritica che però già contiene i comodi elementi del sensazionalismo che attirano l’attenzione del pubblico meno scaltro? Quello che ho capito, è solo che la comunicazione della scienza si sta già evolvendo inesorabilmente, non possiamo più permetterci di restare a guardare.
Parte del testo e dello slide show qui presenti (sequel del mio post su Il chimico impertinente) sono stati presentati alla prima edizione di ScienceCamp 2012, in occasione del BlogFest di Riva del Garda, lo scorso 29 settembre. Su youtube c'è anche un video con gli altri interventi, e sui blog altri post hanno seguito la scia lunga, (Rangle, Blogghetto, Tamburo Riparato, e scusate se ne dimentico qualcuno).
Pensavo di continuare questo progetto completandolo con i dati mancanti e aggiornarlo periodicamente, tuttavia dato lo scarso interesse suscitato (o forse che ho percepito) penso che sia più adeguato lasciarlo incompiuto e riportarlo qui a futura memoria delle opportunità incolte e forse snobbate... Com'è che si dice in questi casi? Ah si, ad maiora!
Nota a tergo, credo che una segnalazione doverosa e assolutamente in tema si rende necessaria, per il bel lavoro in tandem di Gianluigi Filippelli e Moreno Colaiacovo che su Dropsea pubblicano l'incoraggiante ed efficace United we stand: Siamo pronti per fare network? Più che una domanda, un dilemma...









