Non mi fido molto delle statistiche, perché un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media. (Charles Bukowski)
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Non mi fido molto delle statistiche, perché un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media. (Charles Bukowski)
In questo Paese in cui va tutto bene muoiono di lavoro tre lavoratori al giorno. Siamo i primi in Europa.
Leggendo ci si allontana dal mondo per comprenderlo meglio.
“ Invece di decifrare i mille volti del perdente, i sociologi si attengono alle loro statistiche: valore medio, devianza standard, distribuzione normale. Raramente arrivano a ipotizzare che potrebbero a loro volta fare parte dei perdenti. Le loro definizioni sono come quando si gratta una ferita: stando a Samuel Butler, quella poi prude e duole piú di prima. Fatto sta che da come l’umanità si è organizzata – «capitalismo», «concorrenza», «impero», «globalizzazione» – non solo il numero dei perdenti aumenta di giorno in giorno; come in ogni compagine di massa presto si verifica un frazionamento; con un processo caotico e indecifrabile le schiere dei soccombenti, dei vinti, delle vittime si scindono tra loro. Il fallito si rassegna alla propria sorte, la vittima chiede soddisfazione, il vinto si prepara alla prossima tenzone. Ma il perdente radicale si ritrae in disparte, diventa invisibile, coltiva il suo fantasma, raduna le proprie energie e attende la sua ora. Forse mette conto di inquadrare il suo antipodo, il vincente radicale. Anche costui è un prodotto della cosiddetta globalizzazione, e sebbene tra i due gruppi non si possa istituire alcuna simmetria, essi hanno in comune alcune caratteristiche. Anche il Master of the Universe in campo economico, che per potere e ricchezza supera tutti i suoi predecessori, è socialmente del tutto isolato, in balía costante dei propri fantasmi, già per meri motivi di sicurezza è affetto da perdita della realtà, si sente frainteso e minacciato.
Certo è che con le categorie dell'analisi di classe non è possibile venire a capo delle contraddizioni che qui si prospettano. Chi si accontenta dei criteri oggettivi, materiali, degli economisti, dei loro indici e delle deprimenti diagnosi degli empirici, non capirà nulla dell'effettivo dramma del perdente radicale. Quasi sempre si tratta di un soggetto maschile. Appurarne i motivi può sembrare banale, ma non è superfluo. Chi si attribuisce una superiorità, per il passato lapalissiana, e non si è rassegnato al fatto che i giorni del primato sono finiti, molto difficilmente accetterà la propria perdita di potere. (Non molto tempo fa esisteva ancora nelle famiglie tedesche un «gestore domestico»). Per tutte queste ragioni un uomo che si sente un perdente radicale avverte una caduta immaginaria, in genere non percepita da una donna. Va detto però che al perdente, per radicalizzarsi, non basta quello che gli altri pensano di lui, siano essi concorrenti o sodali, esperti o vicini di casa, compagni di scuola, capi, nemici o amici, ma soprattutto la moglie. Egli stesso deve metterci del suo; deve dirsi: io sono un perdente e basta. Finché non sia convinto di questo, per quanto se la passi male, per quanto povero e impotente, umiliato e sconfitto, diventa un perdente radicale soltanto quando ha introiettato il giudizio degli altri che ritiene vincenti. Solo allora va in tilt. “
Hans Magnus Enzensberger, Il perdente radicale, traduzione di Emilio Picco, Einaudi, 2007. [Libro elettronico]
[ Edizione originale: Schreckens Männer. Versuch über den radikalen Verlierer, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 2006 ]
Mortalità alle stelle nel 2021 in Europa e Stati Uniti dopo l'introduzione dei vaccini Covid
“In 29 paesi europei, l’eccesso di mortalità negli ultimi quattro mesi per le persone di età compresa tra 15 e 44 anni è quasi il doppio di quello che era nel 2020. Per l’età 45-65 è più alto del 50% e l’età 65-74 circa il 40% più alta. Questo nonostante (o a causa di?) tassi di vaccinazione di almeno il 70% in tutta Europa. Negli Stati Uniti, l’eccesso di mortalità per tutte le cause è di circa il 50% più alto (finora) rispetto al 2020, ma per le persone di età compresa tra 25-44 e 45-64 anni è di circa l’85% più alto; per le persone sotto i 25 anni l’eccesso di mortalità è quasi il doppio rispetto all’anno scorso”.
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Da qualche mese a questa parte si condividono soprattutto déjà vu. La monotonia per chi ha compreso l’andazzo è paurosamente insormontabile. Notizie che emergono con parole differenti, elenchi di patologie e decessi, statistiche aggiornate, ma che nulla cambiano rispetto all’evidenza del manicomio e dell’illusione.
Siamo in un labirinto e il mondo si è fermato a due anni fa.
A una settimana dal decreto che ha messo tre italiani su quattro in lockdown l’indice di contagiosità non sale e non scende, con l’Rt nazionale inchiodato all’1,16
È ormai da un anno (UN ANNO!) che i paletti di fine emergenza vengono sempre spostati più avanti.
Chiudi e apri, apri e chiudi, senza mai un’altra idea, un altro sistema, un qualcosa che sia diverso dalla solita #quarantena a singhiozzo, che porta risultati incerti e provvisori.
Ma adesso c’è il #vaccino! Allora sta finendo? Siamo a posto?
Torniamo finalmente alla normalità? Macché.
La normalità è questa, ormai, e non ci pensano neanche lontanamente a riaprire le porte delle nostre celle.
Pure se fosse tutto vero, non mi fido, non mi fido più.
Esagero? Sono il solito #italianmalmostoso?
E allora date un’occhiata ai grafici su #casi e #decessi di Svezia (https://www.worldometers.info/coronavirus/country/sweden/) dove, com’è noto, le restrizioni sono da sempre molto limitate, se non del tutto assenti, e l’Italia (https://www.worldometers.info/coronavirus/country/italy/).
Fatto? Ci trovate qualche differenza apprezzabile? No? Esatto, perché non ci sono.
Poi traetene voi le conclusioni in base alle vostre convinzioni, che questo virus è, per la prima volta nella storia nazionale, un fatto politico più che sanitario.
BREVE PROMEMORIA di
#andregiuliodori - Grazie!
“Negli anni '80 la catena di fast food americana A&W cercò di competere con il famoso "1/4 pound burger" di McDonald's (l'hamburger da un quarto di libbra), offrendo un "1/3 pound burger" ad un prezzo inferiore. Ma il tentativo fallì miseramente. I manager di A&W, perplessi, organizzarono dei focus group con i clienti per capire cosa fosse andato storto. La stragrande maggioranza degli intervistati disse che l'offerta era un pessimo affare, convinti che il 1/4 pound burger di McDonald's fosse più grande.
Ecco, quando ti ritrovi a fare discussioni online, citando studi scientifici, statistiche e compagnia bella, ricorda che la stragrande maggioranza delle persone non è neanche in grado di comprendere quale frazione, tra 1/3 e 1/4, è la più grande.
(via Blog statistiche * I post più visti del 2020)
Come si può trattare un tema delicato e sensibile come quello della morte di migliaia di persone sulla base di analisi prive di scientificità ma spacciate per scientifiche?